Mostre Torino Giovedì 8 novembre 2018

Tattoo. L’arte sulla pelle al Mao, un viaggio tra storia e cultura dei tatuaggi

Torino - È un viaggio virtuale nella storia e nella geografia dei tatuaggi, quello messo in mostra in Tattoo. L’arte sulla pelle, al Mao Museo d’Arte Orientale (via San Domenico 11, Torino) dal 9 novembre 2018 al 3 marzo 2019. La mostra curata da Alessandra Castellani e Luca Beatrice guida lo spettatore in un percorso che non è cronologico ma che segue l’evoluzione dei tatuaggi, tra arte e identità culturale incise sulla pelle da migliaia di anni e a tutte le latitudini, partendo dal passato remoto per arrivare all’oggi.

Si parte naturalmente dall’oriente, tra Asia e Oceania. Una sezione dedicata al Giappone, dove il tatuaggio è un tratto culturale distintivo e che ha avuto un ruolo di rilievo nella costruzione dell’immaginario del tatuaggio e nella sua diffusione in occidente, dagli eroi giapponesi suikoden dell’artista del 1800 Kuniyoshi Utagawa alle opere di artisti come Hokusai. E si passa al sud-est asiatico, ricordando l’origine polinesiana della parola tattoo e la connessione occidentale tra ispirazione e repulsione di fronte ai tatuaggi dei tahitiani e dei maori.

C’è poi l’evoluzione dell’approccio occidentale ai tatuaggi. Le tavole di studio in prestito dal Museo di antropologia criminale Cesare Lombroso evidenziano come fossero ritenuti simbolo dei reietti della società, «Segno proprio dei maledetti o dei selvaggi», come dice Alessandra Castellani, «un marchio o segno di una trasgressione indicibile», propria degli emarginati e dei devianti. Allo stesso tempo, le marche per tatuaggio devozionali dei pellegrini del Santuario di Loreto mostrano come i tatuaggi fossero anche un simbolo identitario e religioso. E di come si diffondessero anche tra la gente comune, come contadini, pastori, marinai, muratori, falegnami.

Si arriva quindi al progressivo sdoganamento del tatuaggio, prima come elemento distintivo in scene underground come quella punk e skinhead, fino a diventare mainstream, una modifica del corpo socialmente accettata. Da una parte c’è la contemporaneità, con alcuni dei tatuatori più rinomati e innovativi, a tutti gli effetti artisti di fama internazionale che usano i corpi come tela per le loro opere d’arte vivente, come il giapponese Horiyoshi III, l’italiano Davide Andreoli aka Italian Rooster, il californiano Mike Giant, lo scrittore-tatuatore Nicolai Lilin. 

Dall’altra, si ripercorrono i lavori di alcuni artisti provocanti come Wim Delvoye, noto per i suoi maiali tatuati (esposte alcune pelli e una tassidermia), le performance in Messico dello spagnolo Santiago Sierra, quelle dello scozzese Douglas Gordon, dell’austriaca Valie Export, dell’americana Mary Coble.

«Sono almeno due le ragioni per le quali possiamo legittimamente considerare il tatuaggio tra i nuovi linguaggi dell’arte contemporanea» afferma Luca Beatrice, ovvero «il tatuaggio come arte concettuale e il tatuaggio come estremizzazione delle arti decorative». Da una parte, «del tatuatore si apprezzano l’abilità, l’estro, la fantasia creativa e lo stile. Il suo fare deriva dal disegno, dunque da una disciplina storicamente compresa tra le Fine Arts, ma il suo trasferimento indelebile sulla pelle lo proietta dritto, in quanto uso anomalo, nell’universo delle arti applicate, arti minori, arti decorative». Dall’altra, aggiunge Beatrice, «utilizzando il corpo, invadendolo di segni, il tatuaggio nell’arte contemporanea è figlio legittimo della performance». Senza dimenticare che, conclude il critico d’arte, «in fondo il tatuaggio è un’abitudine contemporanea ormai parte integrante del nostro vivere, come il design, la moda, espressione di quella che Gillo Dorfles avrebbe definito una tra le tante oscillazioni del gusto». 

Orario: martedì-venerdi 10-18; sabato e domenica 11–19; chiuso lunedì. 
Biglietti: Intero 10 euro, ridotto 8 euro, gratuito fino ai 18 anni e abbonati Musei Torino Piemonte.

Per ulteriori informazioni visitare il sito del Mao-Museo d'Arte Orientale.

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