I Macchiaioli: l'arte italiana verso la modernità nella grande mostra alla Gam di Torino

Mostre Torino Giovedì 25 ottobre 2018

I Macchiaioli: l'arte italiana verso la modernità nella grande mostra alla Gam di Torino

© Alessandra Chiappori

Torino - «Impedire lo sviluppo della pittura di genere e del paesaggio […] è sconoscere il proprio secolo, è volere a forza vivere nel passato» questo scriveva Telemaco Signorini nel 1867, uno dei protagonisti della mostra I Macchiaioli, alla Gam di Torino dal 26 ottobre 2018 al 24 marzo 2019. Una nuova grande mostra per la galleria torinese, che nasce da una positiva sinergia di enti pubblici e privati, partner dell’evento è infatti 24ore Cultura, che ha sottolineato durante la presentazione della mostra la propria vicinanza al tema dei Macchiaioli come movimento espressione di rinnovamento e sperimentazione nell’arte italiana dell’Ottocento, possibile ispirazione per tutti i visitatori che visiteranno la Gam in questi mesi, torinesi e non solo.

Una mostra che arriva alla Galleria dopo il riallestimento delle collezioni, importante rinnovamento del 2017 che ha dato modo alle curatrici – Cristina Acidini e Virginia Bertone – di approfondire il dialogo tra le opere esposte e la collezione, con focus tematici e un dialogo rinnovato nella ricerca dell’arte sul paesaggio.

«È una mostra mai fatta nella lunga storia del museo – ha spiegato Riccardo Pasoni, direttore della Gam di Torino – è un percorso intelligentemente costruito sui rapporto tra i macchiaioli e la scuola piemontese. Si tratta di una mostra ottocentesca, la nostra collezione è infatti ricca e spazia dall’Ottocento al Novecento fino al contemporaneo, e inoltre cade in un momento topico per l’arte torinese, il mese di novembre. Sarà il terzo grande appuntamento dopo l’inaugurazione della mostra di Laura Grisi e l’intervento su Cuneo con l’esposizione dedicata all’arte informale italiana. La prossima settimana partirà infine un percorso Apollinaire e l'invenzione surréaliste. Insomma, mentre lavoriamo al prossimo grande allestimento contemporaneo che prenderà vita a febbraio 2019, sono tantissime le attività per l’autunno».

Anche Maurizio Cibrario, presidente della Fondazione Torino Musei, ha sottolineato l’importanza del tema segnato dalla mostra sui Macchiaioli, ricordando la datazione del movimento artistico, che corrisponde con il fermento risorgimentale intorno all’unità di Italia, che già vide legate Torino e Firenze, prima e seconda capitale del Regno. «I macchiaioli – ha ricordato prima di cedere la parola alle curatrici della mostra – erano un gruppo di artisti riunito per cercare un nuovo stile nel paesaggio, nelle luci e nei colori, che si sviluppò partendo dalla Toscana e arrivando alla Liguria e al Piemonte».

Un’esperienza artistica determinante, quella dei macchiaioli, che dal caffè Michelangiolo di Firenze alla prima affermazione a Torino, alla Promotrice delle Belle Arti nel 1861, fu capace di rinnovare il linguaggio figurativo. Mentre Torino si affermava così come prima capitale italiana, nella pittura faceva ingresso la cosiddetta macchia, utilizzata come rifiuto delle convenzioni e per raffigurare scene di vita quotidiana, lontane dalla mitologia e dal sacro.

«Questa mostra è il risultato di uno straordinario lavoro – hanno spiegato le curatrici – parte da due punti di vista complementari e si incontra nel mezzo mostrando un segmento di arte italiana ancora suscettibile di nuove letture. È una mostra portatrice del messaggio delle opere che espone, ma in un allestimento che rinnova il valore delle opere stesse, aprendo un confronto e un dialogo. Quello dei Macchiaioli è il primo movimento artistico a definirsi con un nome e un’identità precisa, è un gruppo di agguerriti artisti che nasce per antitesi e ribellione, è un’opposizione agli artisti formati nelle accademie, che pure essi stessi sono, ma pronti a contestare i maestri. Questa mostra racconta proprio quel momento eroico e fondante, l’opposizione dei giovani ai grandi protagonisti della pittura dell’Ottocento romantico. Solo loro che sentono l’inadeguatezza nel modo di dipingere rispetto al momento che la società attraversa».

Non è dunque un caso che le date scelte come indicatori dell’inizio e della fine del periodo dei macchiaioli nella mostra ruotino intorno al 1859, anno della Rivoluzione di Velluto in Toscana, che aprirà all’annessione della regione al Regno di Piemonte, fino al 1861, anno dell’Unità di Italia, e poi al 1865, Firenze capitale, per concludere nel 1871 con la scelta finale di Roma.

«La società in questo periodo cambia – proseguono le curatrici – e gli artisti ne sono la cartina tornasole. Non c’è più spazio per il ritratto aulico e sacro, prende spazio la vita quotidiana, di tutti i giorni: contadini, pastori, il vero, palpitante e onesto, in un repertorio di soggetti che vede anche un nuovo modo per rappresentarli. In questo senso protagonista è il colore, ecco i due grandi temi che vogliamo raccontare con questa mostra».

Sulle pareti della Gam si succedono così le vicende del gruppo dei macchiaioli, tra un dipinto e l’altro di Fattori, forse il nome più noto, a cui si alternano le figure di Antonio Fontanesi e Telemaco Signorini, la storia della Scuola di Rivara e della Scuola dei Grigi, in un dialogo che unì più regioni italiane lungo il filo di una comune ricerca. 

«Dopo 20 anni e una grande mostra dedicata che si svolse alla Mole, i Macchiaioli ritornano a Torino – ha commentato il sindaco Chiara Appendino, che ha ribadito il ruolo strategico della partnership pubblico-privato come modello replicabile – è un patrimonio che speriamo in tanti possano vedere e vivere, ripensando così alla storia dell’unità di Italia. I Macchiaioli si inserisce in un autunno vivo per la città e il suo sistema culturale, sono felice che questa mostra ci possa accompagnare in uno dei periodi più caldi per l’offerta culturale di Torino».

Tutte le informazioni sulla mostra, gli orari, i biglietti e gli eventi collaterali si trovano sul sito della Gam di Torino.

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