Cultura Torino Lunedì 15 ottobre 2018

Typewriter art a Torino: i disegni a macchina da scrivere di Mattia Maio

© Alessandra Chiappori
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Torino - Potrebbe capitare di incrociarlo, seduto a bordo strada, tra il battere frenetico dei tasti e lo scalpiccio del passeggio della pedonale via Garibaldi, oppure a Borgo Dora, con le sue botteghe e rigattieri dall’atmosfera affascinante. Lui è Mattia Maio, ha quasi 30 anni ed è un typewriter artist, disegna cioè con la macchina da scrivere. Fogli, inchiostro, lettere, segni e fantasia: basta una Olivetti Lettera 35, e le competenze maturate in anni di studio e di pratica, ed ecco l’artista al lavoro, con il suo progetto originale e mai scontato, venuto alla luce nelle aule dell’Accademia Albertina e ormai dotato di vita propria, tanto da concedersi anche sinestesie in abbinamento con la musica.

Mattia nasce sul mare di Liguria, a Imperia, e dopo il liceo artistico si trasferisce a Torino per studiare all’Accademia Albertina di belle arti. È durante questa esperienza che matura l’idea di sviluppare un racconto con la macchina da scrivere: «ho iniziato a giocare – spiega – la cosa si è concretizzata e ha trovato ispirazione a Torino con la tesi triennale. Era un progetto dedicato ai senza tetto della città, cercavo una storia all’esterno, l’avevo processata attraverso la macchina da scrivere, creando dei ritratti. Poi, per la laurea magistrale, ho cercato una storia all’interno di me, ed è risultato un diario, sempre fatto a macchina, costruito sul tema della memoria. Era un progetto che mi piaceva molto, e piaceva anche alla gente».

Durante gli studi, inserendosi nel vivace humus culturale e artistico torinese con la sua forma d’arte, Mattia aveva già avuto modo di guardarsi intorno, e sperimentare. Prima ancora di mettere le mani sulla Olivetti aveva infatti iniziato a “dipingere” quadri intagliando del semplice scotch da pacchi marrone sul plexiglass trasparente e ottenendo suggestivi effetti di luce. E poi c’è stato il periodo di Erasmus in Romania, attraverso il quale approfondire progetti e tecniche. «È stata un’esperienza bellissima – racconta infatti Mattia – ho incontrato persone che lavoravano con quello che amavano davvero, questa cosa è stata una sorta di sveglia per me, mi sono detto se vuoi fare qualcosa che ti piace, ti ci devi dedicare. Ho provato e mi sono reso conto che poteva funzionare nel piccolo, c’è un sacco di partecipazione esterna tra le persone che passano quando sono per strada,anche tra i turisti».

Niente pennelli, tele, colori: “solo” una Lettera 35, sui cui tasti alternare sapientemente linee, slash, lettere s e tanti trucchi capaci di dare volto a ballerine, cuori pulsanti, ma anche ai volti noti di Audrey Hepburn, Lenny Kravitz, Salvador Dalì. Variano gli sfondi: fogli bianchi, ma anche testi letterari, mappe da piegare e sui cui lasciare tracce disegnate, spartiti musicali. «Avevo finito i fogli bianchi e ho iniziato con quelli scritti – racconta Mattia – ho scoperto che si potevano fare illustrazioni apposite così. Ci sono livelli differenti del mio lavoro, alcune cose sono replicate quasi in serie, altre hanno per me valore estetico. Ho utilizzato gli spartiti, adesso le mappe: posso piegarle e farle entrare nella macchina da scrivere. Dietro il disegno ho una pista a matita, è un metodo artigianale e anche se alcuni lavori sono riprodotti, ognuno è singolo ed è un’opera unica, non è mai identico. Faccio disegni su commissione o in base all’ispirazione, ma quello che mi piace è quando c’è uno scambio con la gente e si lavora assieme».

A proposito di sinergie e partecipazione del pubblico, al Balon, dove Mattia e la sua macchina da scrivere sono di casa ultimamente, l’artista sta sperimentando la nuova frontiera del suo progetto. «Sto giocando con il ritmo della macchina da scrivere – racconta infatti – ha un suono la gente se ne accorge e resta come incantata». Il frenetico battere sui tasti, mai casuale ma frutto di una tecnica messa a punto nel corso degli anni, apre così un nuovo percorso di sinestesia, arte tra le arti, lettere che diventano disegni, ticchettio che diventa suono.

«Lavoro molto in piazza – sottolinea a proposito del suo lavoro Mattia – la gente si ferma a vedere di cosa si tratta sia perché nota la macchina da scrivere, un oggetto raro da vedere in giro oggi, sia perché c’è la musica. Questo approfondimento del suono rende quello che faccio interessante, diventa quasi una performance e confesso di essere già stato contattato per qualche evento. Sto lavorando sull’artigianalità, sono l’unico in Italia che fa questo tipo di lavoro, ma sto cercando di evolvermi verso la personalizzazione, verso ciò che voglio trasmettere. Questo lavoro a macchina è una tecnica, chiunque potrebbe impararlo, la differenza sta nel dire qualcosa».

Intanto, tutto quello che può entrare in una Olivetti Lettera 35 sta passando sotto lo sguardo di Mattia e delle sue prove: carta, mappe, anche tessuti. Su questo sta progettando novità l’artista, mentre continua a portare avanti la sua attività con il Collettivo artistico Idrolab, con cui ha partecipato anche a una mostra a Officina della Scrittura, il Museo della Manifattura Aurora dedicato al segno e alla scrittura. Un luogo altamente simbolico per un typewriter artist come lui, che ogni tanto esce per strada a farsi conoscere col suo bagaglio: macchina da scrivere, fogli, voglia di battere sui tasti e tanta fantasia.

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