Cappella della Sindone di Torino: la riapertura al pubblico dopo il lungo restauro. Foto, eventi e visite

Cultura Torino Giovedì 27 settembre 2018

Cappella della Sindone di Torino: la riapertura al pubblico dopo il lungo restauro. Foto, eventi e visite

© Alessandra Chiappori
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Torino - Incanto, meraviglia, sfida verticale, stupore e ammirazione: c’è un vortice di idee e pensieri ad accogliere gli sguardi puntati all’insù di chi, dopo ventun anni, ha potuto sollevare di nuovo o per la prima volta gli occhi verso la mirabile architettura barocca della Cappella della Sindone di Guarino Guarini. Con un’inaugurazione ufficiale alla presenza delle autorità locali e del Ministro della cultura Alberto Bonisoli, torna a splendere e a offrirsi al pubblico uno dei monumenti simbolo di Torino, distrutto tra lo sconcerto e angoscia generali tra l’11 e il 12 aprile 1997 a causa di un terribile incendio che lo danneggiò al punto da farne temere un’implosione.

Oggi la Cappella è finalmente restituita ai torinesi e al grande pubblico come patrimonio artistico e culturale – si tratta infatti di un gioiello architettonico parte dei tesori Unesco – ed entrerà a far parte del circuito di visita dei Musei Reali, il piccolo Hermitage torinese, come li ha definiti di recente Enrica Pagella, che ne è la direttrice. Il saluto alla città avverrà la sera di giovedì 27 settembre, con l’accensione della nuova illuminazione scenografica, mentre da venerdì 28 a domenica 30 settembre la Cappella e i Musei saranno accessibili al prezzo speciale di 3 euro.

«La Cappella della Sindone è un luogo della meraviglia, rappresenta la sfida della tecnica e dell’immaginazione – così ha esordito Enrica Pagella entrando nel merito di un progetto di restauro tempestivo e complesso – sono state tre le fasi che hanno contraddistinto il restauro: la prima e opportuna messa in sicurezza per scongiurare crolli eventuali, quello che chiamiamo il cantiere della conoscenza, che ha indagato l’architettura del Guarini negli aspetti formali e non solo, e poi il restauro vero e proprio, con la rinascita di un’opera stupefacente. La Cappella è una torre reliquiaria, ma anche una cappella di culto simbolo cristiano e un emblema dinastico, è il confine tra il Palazzo Reale e la cattedrale, una sorta di teatro con un sistema di palchi».

Una stratificazione di secoli che vede l’originario progetto della Cappella risalire al 1578, anno del trasferimento della Sacra Sindone da Chambery a Torino, nuova capitale del Regno sabaudo. Se i lavori per la costruzione di una cappella appositamente dedicata all’esposizione e alla conservazione del lenzuolo simbolo per la cristianità partirono già nel 1611, il disegno di una cappella circolare risale solo al 1657, e del 1666 è l’arrivo a Torino di Guarino Guarini, ingegnere ducale per la cappella.

«Con i suoi livelli, ognuno differente dagli altri, i giochi di luce e l’intreccio di elementi tra dettagli e non solo – ha ricordato ancora la dottoressa Pagella – la Cappella di Guarini è un esempio unico per l’architettura occidentale. Unica come il restauro che l’ha interessata negli ultimi 21 anni, un immane intervento per la riabilitazione della sua intera architettura, con il rifacimento di pilastri, lesene, 103 serramenti e molto altro. La fine di questo progetto riporta sotto i nostri occhi la sfida tecnica e formale del Guarini e la sfida del restauro di oggi». Tra i tantissimi operatori impegnati nel lungo restauro, la direttrice dei Musei Reali ha sottolineato l’impegno di Università e Politecnico di Torino, le cui mani sapienti hanno saputo riscoprire la tecnica e le soluzioni del Guarini e proporne nuove grazie ad approfondite ricerche.

Generazioni di torinesi e non solo potranno riavere accesso al capolavoro barocco di Guarini, incluse quelle che, anagraficamente, non hanno mai avuto la possibilità di perdersi nelle fughe prospettiche della cupola prima dell’incendio del 1997. Tra questi anche la sindaca di Torino, Chiara Appendino, classe 1984. «È un momento di grandissima emozione, tra i più importanti per la storia della città e il suo futuro – ha esordito la prima cittadina – appartengo a quella generazione che ricorda benissimo l’immagine delle fiamme intorno alla cupola, a cui tutti guardavano con angoscia: non ho mai potuto visitare questo luogo incredibile e se mi si chiede cosa provi oggi, rispondo che ci sono emozione, orgoglio e un grande senso di responsabilità. Il pensiero va a chi non ha goduto di questo patrimonio, mentre l’auspicio è che oggi grazie all’intervento di restauro la Cappella avvicini nuove generazioni capaci così di comprenderne il valore, di capire cosa significhi studiare ed entrare in sintonia con un monumento simbolo della città. Non è quindi un punto di arrivo ma una partenza, la possibilità comprendere e godere di un patrimonio unico».

Il ricordo delle fiamme e dello sconcerto di quel 1997 è tornato anche nelle parole di Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, che ha parlato di una scena dantesca e dell’incredulità generale dei torinesi. «La gratitudine in questa bella giornata non è solo mia ma di tutti i piemontesi e delle persone che amano la bellezza – ha sottolineato – è una gratitudine che va a quelle mani sapienti che pietra su pietra, faticosamente, hanno ricostruito questo capolavoro. Oggi è una festa per coloro per i quali la bellezza, oltre che estetica e formale, è anche un’espressione di spiritualità che dà senso al vivere civile».

Sul valore spirituale del monumento si è espresso anche l’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, che ha evidenziato l’aspetto di intelligenza e sfida tecnologica rappresentato dalla costruzione del Guarini, dalla quale trasfigura una bellezza assoluta voluta per custodire il tesoro della Sindone. «C’è un significato universale in questo tempio – ha detto – la bellezza non è solo quella dimensione che salverà il mondo, ma un percorso che ogni uomo compie, dal buio spirituale alla luce salvifica».

Non più nella Cappella ma in Duomo resterà custodita la Sindone, originariamente pensata per essere esposta tra i marmi del Guarini – per restaurare i quali, nel 2008, si è addirittura deciso di riaprire una cava a Frabosa, Cuneo -, mentre nella primavera del 2019 partirà un altro restauro, dedicato questa volta all’altare interno alla Cappella. Avvolto dalle poderose impalcature che per anni hanno abitato il monumento, l’altare è infatti rimasto escluso dall’attuale restauro e racconta, nel suo colore e nelle crepe, la violenza dell’incendio e la pazienza di chi in vent’anni ha messo mano alla Cappella per restituirla al suo splendore e brillantezza.

Tutto il mondo punta gli occhi su Torino e su un bene artistico di cui si è detto fiero anche il Ministro Bonisoli: «Ci vuole una grande passione per portare avanti un lavoro del genere – ha commentato il restauro – oggi abbiamo la prova di come il valore della Cappella non sia solo quello di una valorizzazione economica per il turismo della città, ma sia religioso, artistico e simbolico. I beni culturali appartengono alla comunità che dà loro valore, e questo esempio dimostra quanto la comunità torinese sia affezionata alla Cappella».

Il Ministro ha inoltre anticipato di voler garantire ulteriore autonomia decisionale ai singoli enti, prefigurando, per la promozione e valorizzazione del patrimonio torinese, una futura regia autonoma sul territorio che gestisca le attività e le giornate di visita gratuite. Intanto, parallelamente ai tre giorni di festa a prezzo speciale per ammirare la Cappella di Guarini, le attività intorno al monumento restituito alla città proseguiranno. Venerdì 28 settembre si terrà una Santa Messa in Duomo alle 19, sabato 29 la cupola ospiterà un concerto alle 21, mentre in entrambi i giorni si svolgerà anche un convegno internazionale dedicato al poderoso restauro.

Tutte le informazioni sugli orari e l'accesso sono online sul sito dei Musei Reali di Torino.

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