Cultura Torino Venerdì 14 settembre 2018

Salone del libro di Torino: cosa succede? Le dimissioni di Bray e il commento di Nicola Lagioia

© Alessandra Chiappori

Torino - Sembra non esserci pace per il Salone del libro di Torino, o meglio per il cosiddetto “evento di maggio 2019”, come è definita la manifestazione italiana più importante per l’editoria, dal momento che il marchio è ancora di proprietà del liquidatore e non si è certi di poterlo utilizzare così com’è finché la burocrazia non avrà sistemato tutto (fattore che ha del resto già visto rischiare l'edizione in partenza di Portici di carta 2018).

Una premessa del genere è piuttosto indicativa dello stato di confusione e dello stallo che sembra coinvolgere la manifestazione al domani del tentativo di riassetto da parte della neonata Fondazione Circolo dei lettori, istituzione alla quale, con l’adesione del Comune di Torino, la Regione Piemonte ha dato l'incarico di organizzare il Salone del libro 2019.

Fondazione che, come annuncia la notizia che sta rimbalzando di media in media, è interessata da ieri, 13 settembre, dall’ennesimo scossone, la conferma cioè delle dimissioni, per motivi strettamente personali, del neo presidente Massimo Bray. Come chiarisce Ansa, infatti, «è stato lo stesso ex ministro a confermare le indiscrezioni degli ultimi giorni comunicando la propria intenzione al presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, e alla sindaca di Torino, Chiara Appendino. L'addio potrebbe essere ufficiale già nei prossimi giorni».

Una decisione che arriva a pochissimo tempo dalla recente nomina e che getta ancora più nell’ombra delle difficoltà una manifestazione così importante quanto avvolta da intrecci delicati e immersa in una situazione politico-burocratica non semplicissima. Al momento senza presidente, il Salone del libro infatti è ora “guidato” dal suo direttore Nicola Lagioia, il quale non ha ancora un contratto ufficiale.

Ed è proprio Lagioia, sul suo profilo Facebook, a commentare gli ultimi fatti e a tracciare una linea guida per il futuro della manifestazione, per la quale proprio insieme a Bray è stato, negli ultimi due anni, una sorta di salvatore, intervenendo a definire una linea editoriale forte e un progetto culturale altrettanto importante per Torino e per il mondo culturale nazionale, come testimoniano i dati e i successi ottenuti.

«Mi dispiace molto – scrive infatti Lagioia all’indomani delle prime indiscrezioni, il 13 settembre - con Bray abbiamo lavorato bene, rispetto i "motivi personali", non so bene quali siano, ma capisco eventualmente che lo stress di questi due anni, così pieni di ostacoli, possa non essere stato un compagno di viaggio ideale. Ovviamente il Salone non si ferma».

Il direttore conferma di aver richiesto alle istituzioni – Comune e Regione – nonché allo stesso Bray, un’autonomia relativa alla parte strettamente culturale e contenutistica del Salone, scelta di successo che ha permesso all’edizione 2017 e 2018 di far lievitare le partecipazioni e soprattutto di dare forma a una solida rete di soggetti della filiera editoriale in città, dalle biblioteche, ai librai indipendenti, passando per le scuole responsabile di quello che oggi appare, chiaramente, un disegno culturale preciso e di altissimo profilo.

«Ci hanno chiamato a occuparci del Salone quando il Salone veniva dato per finito, con molti editori che erano già migrati verso la fiera di Milano – ricapitola Lagioia - A Torino molti in città ritenevano fosse una missione impossibile. In due anni (lavorando giorno e notte) abbiamo totalmente ribaltato la situazione e i pronostici. Il Salone ha fatto numeri da record. Gli editori che erano andati via sono tornati. Della qualità del programma culturale hanno parlato anche all'estero. Da non trascurare ovviamente anche la ricaduta economica in città di una manifestazione che mobilita quasi 200mila persone: ristoranti, alberghi, taxi, e tutto ciò che è legato al turismo. […] Devo ringraziare Appendino, Chiamparino e Bray perché quella fiducia ce l'hanno data. Non era affatto scontato. E noi (credo e spero) abbiamo ricambiato».

Eppure questo sforzo non è bastato all’appuntamento editoriale di maggio per tenersi in piedi da solo: la liquidazione della Fondazione per il libro e la cultura ha dato vita a una situazione di transito che ha bloccato ogni contratto lasciando senza stipendio e in un ambiguo galleggiamento tutti i lavoratori del Salone, Lagioia incluso, al momento al lavoro senza retribuzione.

«Due erano a quel punto le alternative – chiarisce lo scrittore - O dire: "ok, noi ci mettiamo a fare altro, ce ne andiamo in vacanza, e quando i contratti sono pronti ci chiamate, sempre se ci saremo". Ma questo avrebbe significato compromettere l'organizzazione dell'edizione del 2019 (che si terrà dal 9 al 13 maggio). Oppure, ed è quello che abbiamo fatto, metterci subito a lavorare (da giugno) senza contratti, senza stipendi e senza niente. Ovviamente le istituzioni torinesi e piemontesi non potevano chiederci un simile sacrificio. Siamo stati noi, di nostra spontanea volontà, a farlo. Questa estate abbiamo dunque cominciato a contattare editori, autori, a incontrare a fare riunioni su riunioni su riunioni. E in questo momento l'edizione del 2019 ha già un tema, dei sottotemi, un paese ospite (no, non c'entra niente l'Iran, su cui pure i giornali hanno sollevato polemiche, e io a dire "signori, siete fuori strada, per quest'anno come per il prossimo..."), un'articolazione che, per diventare operativa, aspetta appunto che Comune e Regione completino l'iter burocratico».

Nonostante i terremoti e gli stalli, dunque, la macchina del Salone è operativa e funzionante, e guarda al futuro, sulla scorta del tema dell’edizione 2018. «Siamo dunque dei pazzi? Siamo dunque degli eroi? – ironizza Lagioia ancora sul proprio profilo Facebook - No, sentiamo semplicemente, molto forte, il senso di responsabilità. Il Salone è un patrimonio nazionale, un patrimonio europeo, negli ultimi anni è diventato anche un formidabile laboratorio culturale, è la più importante fiera dell'editoria di un paese in cui si legge poco, perderlo significherebbe creare un danno enorme a Torino e all'Italia della cultura e dell'editoria, e per tutta la vita non staremmo stati in pace con la coscienza se avessimo mollato in un momento di difficoltà».

Mentre si attende quindi un ulteriore sviluppo della situazione relativa alla presidenza della Fondazione Circolo dei Lettori e lo sblocco definitivo del nodo burocratico che tiene intrappolato lo scenario futuro del Salone del libro, l’officina dei lavori editoriali va avanti con l’appoggio del suo carismatico condottiero Lagioia. Il quale, rassicurando tutti i lettori sullo stato di salute del Salone, ricorda che il laboratorio verso maggio è tutt’altro che fermo, e anzi procede vivo più che mai anche grazie ai prossimi incontri di Giorni Selvaggi. «In attesa ovviamente che (dopo due anni e mezzo così) inizieremo a lavorare anche con tranquillità. Credo che ce lo meritiamo, no?».

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