ArTorin: il progetto social che fa rivivere la grande arte tra le strade di Torino

ArTorin: il progetto social che fa rivivere la grande arte tra le strade di Torino

Cultura Torino Giovedì 23 agosto 2018

Golconda (René Magritte)
© ArTorin
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Torino - Le spigolatrici di Jean-François Millet a Porta Palazzo, intente a frugare tra i rifiuti del mercato, gli amanti di Hayez, sorpresi in un appassionato bacio sulla banchina ferroviaria di Porta Nuova, e ancora la Giuditta di Klimt che si fa un selfie in via Roma, le donne tahitiane di Gaugin in piazza San Carlo, lo stesso scenario dove in mezzo alla folla sconvolta del post partita di Champions del giugno 2017 è ritratta la Christina di Andrew Wyeth. Collage, elaborazioni grafiche, un raffinato esperimento social: comunque lo si voglia definire, il progetto si chiama ArTorin, e il suo creatore è Michi Galli, nom de plume che nasconde un ventenne studente dell’Accademia Albertina.

Dallo scorso febbraio ArTorin pubblica ogni mercoledì sui profili di Facebook e Instagram un nuovo fotomontaggio, talvolta di esplicita denuncia, talvolta velato di ironia e di un certo surrealismo. I protagonisti sono sempre loro: i personaggi della grande storia dell’arte, che si ritrovano protagonisti di scene ambientate proprio nella città di Torino.

«Non sono di Torino – spiega Michi, pendolare – arrivo da un paesino e, dall’esterno, vedo cose che forse un torinese non nota più. Ci sono alcune situazioni come quella che ho raccontato nella foto di Porta Palazzo, dove alcune donne raccolgono i rifiuti e gli avanzi del mercato, che mi suscitano domande. Ho messo insieme le mie suggestioni su Torino ed è venuto fuori ArTorin». Un progetto, come racconta l’ideatore, nato sulla scia di Cartoorin, di Marianna Boiano: «lei ha creato dei quadri perfetti, sono lavori fantastici» conferma infatti Michi Galli, che per il momento preferisce proteggere la sua identità ammantandosi di un po’ di mistero e soprattutto mantenendo separato il progetto social dalla sua carriera e dai suoi studi.

Non solo abilità grafica, nella manipolazione che rende questi quadri belli da vedere e curiosi da scoprire, ma una precisa idea che unisce l’arte e la realtà contemporanea torinese: «ho pensato che inserendo nelle immagini le figure dell’arte si potrebbe rendere attuale e sociale un messaggio di denuncia per situazioni insostenibili nella nostra realtà – racconta Michi – io arrivo dal liceo artistico e conosco queste immagini sia a livello iconografico che storico, per questo ho deciso di mettere insieme diversi ingredienti».

Le immagini pubblicate da febbraio a oggi sono molto varie, più semplici alcune, più decorative altre, fino a quelle di simbolico impatto sociale. Come spiega l’autore: «sottolineo anche nella descrizione della pagina che l’arte non è mai morta ma è sempre stata contemporanea: siamo noi ad avere astio verso l’arte contemporanea, a dire che non la capiamo, fino al classico “lo so fare anche io”. Quel che voglio è invece spingere le persone a riflettere sul fatto che l’arte contemporanea è sempre stata presente: Michelangelo era contemporaneo per i suoi contemporanei, e pensiamo a Caravaggio, oggi venerato ma rifiutato dai suoi contemporanei. Rinascimentale, barocca, impressionista… l’arte è sempre stata contemporanea: anche Van Gogh, oggi estremamente di moda, all’epoca non piaceva».

Un tratto surreale, quasi assurdo, sembra accompagnare questa riflessione prettamente artistica ai temi sociali che emergono dalle immagini di ArTorin, e che scaturiscono da inediti accostamenti tra figure della storia dell’arte e scene di vita quotidiana a Torino, tra un ufficio postale, un McDonald, una fermata del tram e un tipico toret.

«Portare avanti un progetto sui social si è rivelato facile – fa notare Michi – è un campo nuovo e fertile, dove è più semplice farsi conoscere da un pubblico potenzialmente sconfinato rispetto a una classica galleria d’arte. I social stanno diventando un po’ questo, una galleria d’arte gloabale, e forse in futuro lanceranno un nuovo modo di vedere l’arte. Tanti artisti fanno dei social la propria arma vincente: Cattelan è arrivato a fare dei social l’opera d’arte stessa, con un ulteriore passo oltre la semplice pubblicità. A far pendere l’ago della bilancia verso la scelta dei social è stata proprio la possibilità di poter diffondere le immagini: è quello che questi lavori chiedono, essere visti da più persone possibili. Oggi, anche se è brutto dirlo, la maggior parte del pubblico tende a essere più nei social che nella vita reale».

Sono tante le frizioni che rendono dinamico e curioso questo progetto: non c’è solo lo scarto tra figure artistiche e scorci torinesi ad agganciare l’attenzione del pubblico, ma anche un secondo movimento, quello che coinvolge immagini ormai iconiche e flussi di comunicazione pronti a masticare e digerire tutto e il contrario di tutto. «Prendiamo la Gioconda – spiega il creatore di ArTorin - è un dipinto ormai immortale, fuori dal tempo. All’esatto opposto di questa situazione io ho portato le opere d’arte in un contesto quotidiano frenetico e affatto stabile, una situazione del tutto diversa rispetto al “congelamento” in cui vivono le opere».

Eppure, qualcosa scatta, la possibilità di riguardare scorci di città già noti che, abitati dall’arte, sanno raccontare qualcosa di nuovo, squarciando il velo della quotidianità. «In una realtà dove tutto scorre e viene trascinato via, inserire queste figure fuori dal tempo può meravigliarci. Queste immagini di solito sono inserite in un museo, qui le vediamo invece in un contesto contemporaneo e social, un fiume incredibile dove non si fa in tempo a postare qualcosa che viene portato via, come ingoiato, un flusso continuo di informazioni che dà poche certezze e che si ripercuote sul nostro modo di vivere, in un’accelerazione continua».

Una scommessa del tempo, un’interferenza grazie a cui immagini iconiche entrano nel contesto social e si ritrovano in un vortice che spesso le rende virali, facendole viaggiare da schermo a schermo, tra interazioni, like, condivisioni, in una dinamica che ormai ci è familiare e sulla quale anche ArTorin si sta strutturando. Lo conferma l’ideatore: «sto portando avanti il progetto arricchendo sempre più il caleidoscopio di immagini che propongo – dice infatti – l’idea sarebbe quella di proporre una mostra, ma per ora il progetto prosegue, ho ancora tantissime immagini pronte e spero di farne diventare alcune virali, probabilmente quelle che sono più significative non solo per Torino ma anche a livello nazionale, perché rappresentano a pieno alcune condizioni della nostra società».

Non è un caso se, tra le immagini finora pubblicate, una delle più condivide sia l’emozionante bacio di Hayez, che ritrova i due protagonisti su un prosaico binario della stazione, in partenza nei pressi di un treno regionale. Pare che l’immagine, circolando in rete, sia addirittura approdata sulla nota pagina di meme e post ironici Adottare soluzioni punk per sopravvivere. «Non pensavo di riuscire a raggiungere questi traguardi in così poco tempo – dice uno stupefatto Michi Galli – quando creo scelgo prima l’immagine artistica e solo dopo lo sfondo, che si deve adattare in modo da evitare distorsioni ed essere più realistico e veritiero possibile. Ho il computer pieno di immagini, di solito cerco l’idea giusta, scorro le immagini e attendo che salti fuori.

Nel frattempo, ogni mercoledì l’appuntamento per il pubblico è sui social, sulle pagine Facebook e Instagram di ArTorin, pronte a dare spazio a nuove curiosissime immagini tra storia dell'arte e scorci torinesi. 

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