Libri Torino Lunedì 14 maggio 2018

Salone del libro di Torino: boom di visitatori, confermati Bray e Lagioia alla guida nel 2019

© Alessandra Chiappori
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Torino - «Rassereniamoci, o rassegniamoci a questo ruolo che abbiamo – ha esordito Nicola Lagioia presentando i dati di chiusura del Salone del Libro di Torino 2018, in crescita rispetto al 2017 e a conferma della solidità della più grande manifestazione editoriale italiana – pensiamo invece a come migliorare il resto, perché è sempre perfettibile la qualità del progetto culturale». Meglio di così, insomma, non è possibile fare, e il successo del 31 esimo Salone del libro lo conferma ancora una volta, nonostante le difficoltà di gestione e le incertezze organizzative vive fino all’ultimo. Alle 5 del pomeriggio di lunedì 14 maggio sono infatti 144.386 i visitatori unici, contro i 143.815 dello scorso anno.

Il ringraziamento di tutti va alla squadra, e agli editori, come ha ribadito Lagioia: «hanno dimostrato di poter stare tutti insieme in quella che è la casa comune dell’editoria italiana, dove incontrare i lettori, fare felici gli autori, e incontrarsi tra professionali. Faremo tutto il possibile perché la convivenza sia praticabile e vantaggiosa».

Parole che circolano, parole che ricorrono, parole che curano, e poi parole che analizzano, scavano, indagano e aprono nuovi scenari. Il Salone Internazionale del Libro di Torino si chiude lunedì 14 maggio nel segno di un lavoro portato avanti per cinque giorni anche e soprattutto attraverso le parole, quelle delle cinque domande proposte per questa edizione, quelle dei tanti, davvero tantissimi ospiti che hanno reso prezioso il programma di quest’anno.

Un’edizione che - bastava guardarsi intorno dal giovedì al lunedì - ha registrato il pienone di visitatori, portando anche, durante il pomeriggio del sabato, alla insolita chiusura dei cancelli per overbooking del Salone. Questo diceva infatti la pagina facebook ufficiale: «È vero, abbiamo dovuto chiudere i cancelli per una mezz'oretta o poco più perché il Lingotto Fiere aveva raggiunto la massima capienza possibile. Ora però tutto sta tornando alla normalità, abbiamo riaperto i cancelli e la gente ha ripreso a entrare. Anche questo è un fatto abbastanza inedito, perciò: grazie. E grazie anche per l'attesa paziente, siamo davvero in tanti oggi».

«Abbiamo provato ad alzare l’asticella – aveva commentato Nicola Lagioia, direttore editoriale del Salone, in apertura – e invece di spaventarsi, il pubblico è aumentato». Solo code belle al Salone, scherzavano i social, e nonostante qualche polemica legata ai controlli di sicurezza ai cancelli e alla collocazione del padiglione quattro, che avrebbe sfavorito la visibilità di un gruppo di trenta editori, l’edizione 2018 del più importante appuntamento legato ai libri e all’editoria di Italia sembra davvero prospettare un futuro torinese, forte del titolo Un giorno, tutto questo, e dell’affetto che questa manifestazione ha trovato in tutti i torinesi e non solo.

«Siamo tutti molto felici di come è andata questa edizione – ha esordito Massimo Bray, presidente della cabina di regia del Salone 2018 alla conferenza stampa di chiusura dell’evento - lo dobbiamo a tutti coloro che hanno lavorato in un clima non facilissimo, dimostrando la forza della cultura, dei contenuti, delle idee e una grande volontà. La scelta di affidare il Salone al Circolo dei lettori e alla Fondazione per la Cultura è stata felice, ciascuno ha dato un contributo importante e costruttivo».

Un pensiero è andato anche agli editori indipendenti, protagonisti dell’edizione 2017, oggi parte della cabina di regia del Salone e autori insieme a Lagioia. «Con Nicola siamo quasi una coppia di fatto – scherza Bray– ci integriamo bene nel ruolo editoriale e culturale e credo di capire l’emozione di Nicola nel guidare una squadra. Non amo sottolineare il tema dell’evento, ma credo che abbiamo davvero messo a punto, e si è visto, un grande progetto culturale che vuole trasformare il Salone in un grande laboratorio di idee e contenuti. La città lo ha capito, lo hanno capito i cittadini che sono venuti a sentire conferenze e dibattiti. Abbiamo cercato di introdurli, di far capire che erano tutti punti di una linea rossa che vuole dare al Salone un futuro. Sono beni comuni di questa città e vanno tutelati con le energie venute a galla e le persone che sono dietro alle capacità di distinguere, ascoltare e rispettare culture differenti».

Un titolo che puntava al futuro, ma un titolo al contempo difficile, perché interrogativo: Un giorno, tutto questo. «Perché una squadra di artisti, intellettuali, traduttori, scrittori riesce a radunare un così grande pubblico? Perché forse le regole comuni del marketing per i libri non valgono – ha provato a spiegare e spiegarsi Lagioia – credo che per i libri siano i contenuti a creare il mercato e non il contrario. Aver conseguito questo risultato ha dello strepitoso».

Tra i pregi del Salone anche gli storici eventi e i contatti con le scuole e la città, come per esempio Adotta uno scrittore, il progetto che da 26 anni coinvolge autori e ragazzi: «mi auguro che tutti questi eventi che hanno dato forza al Salone e ci permettono oggi di sorridere – ha detto Bray –il Salone è davvero un bene pubblico».

Alla Regione e al Comune il compito di sbrogliare i nodi gestionali e organizzativi del Salone: «nonostante la situazione emergenziale, il lavoro di quest’anno è il frutto di un’intera comunità, ed possibile perché Torino è il Salone e il Salone è Torino – ha detto la sindaca Appendino – e la dimostrazione è la grande voglia che c’è stata anche quest’anno, dopo l’edizione dell’orgoglio del 2017».

Chiara Appendino ha anche annunciato che è stata avviata la liquidazione generale, lavoro che permetterà di procedere con le obbligazioni, e che gli enti pubblici cercheranno di accelerare i pagamenti dovuti in modo da agevolare il lavoro del liquidatore. «Sappiamo bene che il valore di questo Salone dipende da chi ci ha creduto negli anni e dalla presenza enti pubblici che garantiscono indipendenza culturale e risorse – ha sottolineato - Ci impegneremo affinché il marchio resti in mani pubbliche, perché rappresenta anni di storia di questo Salone ed è necessario per garantire la storia e il futuro di un evento che è anche un momento di produzione culturale e di discussione sul futuro del nostro paese».

Certezze sulla risoluzione della situazione emergenziale, ma anche certezze sulla “coppia di fatto” Bray e Lagioia, che sarà alla guida anche dell’edizione 2019 del Salone. Intanto gli enti pubblici stanno lavorando per trovare una soluzione che garantisca stabilità e solidità ed è in preparazione una convenzione con la Fondazione per la cultura: «siamo consapevoli che questa città e questa comunità è da esempio per attirare pubblico e produrre cultura –ha ribadito il sindaco - Pensare che si possa aspettare due ore in coda per vivere un momento culturale è una cosa di cui andare orgogliosi».

 Sulla forza della comunità ha insistito l’assessore alla cultura della Regione Antonella Parigi: «nessuno potrà mai portarci via questa comunità. Il Salone del libro è un appuntamento indispensabile e irrinunciabile per Torino e il pese intero. Abbiamo vissuto giorni intensi che hanno visto la città e il Lingotto trasformarsi in una comunità culturale, e se anche non ci fosse la ricaduta economica che abbiamo appurato, il Salone dovremmo farlo comunque, perché è un momento di riflessione collettiva e di costruzione della comunità». Non cambierà il perimetro delle risorse né l’impegno economico della Regione, ha rassicurato l’assessore, e se anche nel 2019 si presenterà una situazione di overbooking, la Regione rinuncerà allo spazio dell’Arena Piemonte a favore degli editori. Un sforzo comune insieme al Comune, insomma, per risolvere la situazione di insicurezza e instabilità e per la tutela del marchio del Salone come marchio pubblico.

«È stato un anno complicato con un lieto fine – ha chiuso la conferenza Nicola Lagioia – che sia un successo è fin troppo evidente. Si può fare meglio, certo, ma è difficile fare di più con lo spazio a disposizione, inviterei tutti a non diventare troppo schiavi dei numeri. Oltre una certa soglia il Salone conferma la sua importanza e centralità».

Intanto sono stati resi noti alcuni dei dati che hanno a che fare con la ricaduta economica della manifestazione sul territorio, in particolare per quanto riguarda l’edizione numero 30 del 2018. La ricerca è stata condotta da tre gruppi coordinati dal professor Germano Paini del Progetto innovazione e competitività, Ne hanno fatto parte il Centro interdipartimentale di Studi Urbani e sugli Eventi Omero, che si è occupato della valutazione del profilo dei visitatori e dell’impatto economico; LabNet - Laboratorio di Applied Network Science della Scuola di Amministrazione Aziendale, che si è occupato della valutazione dei sistemi relazionali della filiera editoriale e dei profili di fruizione da parte delle utenze professionali; e Quaerys, che ha analizzato gli Users Generated Content, ossia i contenuti social generati dagli utenti.

14,2 milioni di euro la cifra stimata in totale per la ricaduta.  E se si guarda l'impatto moltiplicatore con i suoi effetti anche indiretti, si parla di valori medi fra i 29,494 e i 29,586 milioni di euro. «Il fatto che il 60% del pubblico sia fidelizzato vuol dire che il Salone ha un valore economico significativo – ha commentato Mario Montalcini –e stiamo cercando di organizzare una collaborazione stretta, di medio lungo-termine, con il mondo delle università».

I risultati principali ottenuti mostrano inoltre come il Salone del Libro sia vissuto dai fruitori professionali come un’occasione per costruire relazioni professionali, risultato emerso anche dalla conclusione dell’Ibf. Inoltre, la rete di relazioni costruita nel tempo è ricca e articolata, e contribuisce a creare e rafforzare la filiera della editoria, costruendo capitale sociale e relazionale. L’asse relazionale più importante maggiormente arricchito è quello dei rapporti fra editori e scrittori, quello fra editori e librai e quello fra docenti ed editori.

La macchina del Salone si evolve e cambia volto, il tempo per lavorare alla 32esima edizione è appena cominciato e l’appuntamento per il 2019 è dal 9 al 13 maggio.

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