Concerti Torino Mercoledì 2 maggio 2018

Jazz is dead: contaminazioni e sperimentazioni musicali dal 25 al 27 maggio a Torino. Il programma

Torino - Le date sono quelle che vanno dal 25 al 27 maggio, la location è l’ex cimitero di San Pietro in Vincoli, a Torino: Jazz is dead torna in città e non solo, forte di una prima edizione di successo e della scia di sonorità, sperimentazioni e curiosità innescata tra il pubblico dal Torino Jazz Festival appena concluso. Formazioni musicali esclusive, concerti, dj set fino a notte fonda e laboratori, tutto questo nel densissimo programma che vedrà l’anteprima il 3 maggio ad Asti, nella chiesa sconsacrata del Diavolo Rosso, con Chris Corsano e la sua improvvisazione, alle 21.

«Siamo contenti che Jazz is dead torni per il secondo anno – è stato il commento dell’assessore alla cultura di Torino, Francesca Leon – alla prima edizione abbiamo contribuito economicamente, ma quest’anno sono soddisfatta perché si torna a parlare di jazz poco dopo questa magnifica edizione del Torino Jazz Festival, che ha coinvolto molti circoli Arci impegnati attivamente nella programmazione e nella realizzazione degli eventi. Significa che è vivo e attivo quello su cui abbiamo basato la progettazione del Torino Jazz Festival, cioè che esistono tante realtà nella nostra città che lavorano tutto l’anno sul jazz con musicisti e attori che fanno di questa musica la musica di contaminazione per eccellenza, capace di raccogliere mondi diversi e di usare linguaggi musicali intrecciandoli con tantissime altre forte di arte. Il jazz festival lo ha reso evidente, con la sua varietà di proposta musicale e facendo emergere un pubblico incredibile per la nostra città, ma che esiste grazie al lavoro dei jazz club e dei musicisti. Auspichiamo porti a una crescita e a collaborazioni tra i club e tra chi apprezza e ascolta questo tipo di musica difficilmente incasellabile. Lo abbiamo scoperto tutti insieme da ascoltatori e amministratori: costituisce la ricchezza incredibile della nostra città per dare una risposta a un pubblico curioso, competente e disponibile, di cui abbiamo sperimentato le capacità di ascolto con il Torino Jazz Festival. Nonostante il nome, auguro lunga vita a Jazz is dead».

Oltre al patrocinio e al sostegno della città e della circoscrizione 7, Jazz is dead si avvale quest’anno di una novità importante, la collaborazione con la fondazione Piemonte dal vivo, per una rassegna che non è solo una tre giorni ma vuole diventare una sorta di percorso annuale. Soddisfatto Matteo Negrin, di Piemonte dal vivo: «il nostro intervento in questo evento ha ragioni profonde – ha spiegato – il linguaggio jazzistico per essere interpretato e vissuto deve essere letto nella sua contemporaneità, Piemonte dal vivo ha coltivato in questi anni una serie di eventi legati alla conservazione del patrimonio jazzistico, ma per leggere davvero la comunità bisogna guardare nelle sfaccettature, lasciando aperte direzioni più coraggiose. Lo stesso coraggio di non classificare per forza tutto ciò che si ascolta, per dargli vita e garantirgli contemporaneità. Mettersi in gioco con lo spirito che muove Jazz is dead per noi è stata un’opportunità».

Circuito per lo spettacolo regionale, Piemonte dal vivo ha permesso a Jazz is dead di varcare i confini della città nel costante tentativo di intercettare nuovo pubblico, ragionando in ottica multidisciplinare. Da qui la collaborazione con Arci che porterà non solo all’anteprima di Asti ma anche allo spettacolo negli scavi archeologici della villa romana di Almese, luogo con vibrazioni antiche e particolari.

 «Il mio è lo stesso grazie di Dario Fo e Franca Rame quando Arci decise di produrre il loro Mistero Buffo – ha dichiarato Alessandro Gambarotto, direttore artistico di Jazz is dead e del Magazzino sul Po – perché siamo un po’ tutti matti, produciamo un evento che va totalmente contro tendenza rispetto a un festival di oggi: non abbiamo artisti più importanti ma abbiamo un concept, vendiamo e produciamo un festival che già dal nome vuole essere irriverente, scuotere e creare domande, lasciando a bocca aperta come fa l’arte. Cercheremo di farlo, indagando se il jazz sia o no davvero morto o vivo. Senza prenderci troppo sul serio: il jazz non è morto, il Torino Jazz Festival è appena finito ed è stato uno dei più grandi successi della città. Per il secondo anno proponiamo una nuova edizione più viva con un cartellone ampio che deriva dalla precedente esperienza in Narrazioni Jazz, dove abbiamo imparato che la multidisciplinarietà è necessaria a creare quadri per esprimere al meglio i messaggi, e a mettersi in gioco per andare oltre ciò che tutti fanno».

Niente headliner quindi, ma artisti inseriti tutti su un’identica linea di importanza secondo uno scherma diviso sui tre giorni e necessario a non creare confusione, anzi a stimolare il pubblico conducendolo per mano all’ascolto. Ogni serata avrà quindi un tema e un nome. Si parte con venerdì 25 maggio, Discreto, Continuo, Digitale: un viaggio nel suono dall’analogico del pianoforte con Lubomyr Melnyk a cui seguirà Pierre Bastien, che suona con una sorta di meccano, componendo macchinette live, e poi Patrick Higgins, chitarrista statunitense, per finire con il set dei Niagara, pronti a gestire attraverso dei guanti degli strumenti virtuali gestiti in remoto. Seguirà dj set.

Sabato si apriranno i confini con Suoni dal mondo. Il Mop Mop Electric Trio e Wayne Snow mescoleranno il suono del jazz europeo con ritmi africani, seguirà poi Misrak Mossisa & Rhabdomantic Orchestra, suoni funk e musiche da ballare. A cavallo tra funk meticcio, rare groove, psychedelia, jazz modale e world music, il repertorio ripercorrerà alcuni “standard” della musica etiope degli anni 70, conosciuta con il nome di Ethio Groove. Un'altra produzione originale sarà il concerto della One Blood Family, progetto nato dalla collaborazione tra la Cooperativa Sociale Atypica a r.l., Associazione Culturale Spazio Rubedo e The Sweetlife Factory (The Sweet Life Society). La "family", composta da ragazzi migranti e richiedenti asilo politico di diverse nazionalità presenti nell'area torinese, presenterà alcuni dei brani da loro scritti (con la supervisione di Manuel Volpe e Gabriele Cøncas) tra beat elettronici, world music e dancehall. Il giro del mondo si completa con lo show del duo femminile colombiano/marocchino NYEM (Not Your Exotic Monkey), e del dj set del gambiano Dj'mbo e il torinese Primitive aka Simone Cerrotta.

La domenica sarà altrettanto speciale, con duetti e collaborazioni inediti. Sei x duo il titolo della giornata, in cui si succederanno sei duetti della migliore scena free jazz e noise italiana, forti di collaborazioni a livello mondiale nei migliori festival. Il duetto, vis a vis, face to face. La composizione minima per non essere soli. Due strumenti che dialogano e si intersecano. I duetti più famosi della scena impro, noise, math italiana come gli ZEUS, i Mombu Mombu, i Nohaybanda e ancora il duo sperimentale formato dai grandi Francesco Donadello e Andrea Belfii e la nuova oscura creatura di Massimo Pupillo e Stefano Pilia, in una scala verticale dal silenzio al rumore più estremo, che si completerà in una jam finale mai sentita e vista fin ora. Sempre duetto, ma con diversa forma, il reading Mingus: nero, giallo, bianco, perdente! da un’idea di Giordano Amato, con Davide Capostagno e Michele Anelli al contrabbasso, è un omaggio al grande musicista e un invito alla lettura di un’opera importante, aspra e apparentemente sconnessa, non a caso proposta in italiano con il titolo di Peggio di un bastardo.

Non mancheranno i workshop, e nemmeno i solchi, come quelli lasciati dai vinili dell’etichetta Musica Altra, emanazione di Jazz is dead che stampa solo vinili e, nata sotto la Mole, ha l’ambizione di raggiungere la distribuzione mondiale con nomi come Gianni Denitto, Indianizer ma anche Gianluca Petrella e Manuel Volpe.

Un solco che suona jazz e che ben si presta a una città dove, oltre al Torino Jazz Festival, vantano folto pubblico anche Jazz ReFound, legato alla musica black e Jazz is dead, un’ideale unione di eventi musicali a tema jazzistico che non ha eguali in Italia e che si sviluppa su più mesi creando un’offerta culturale unica.

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