Libri Torino Martedì 17 aprile 2018

Brave con la lingua: donne, linguaggio e stereotipi nel libro curato da Giulia Muscatelli

Torino - Quattordici racconti per liberarsi e per liberare parole troppo a lungo rimaste chiuse, quattordici storie di esseri umani che si interrogano sul linguaggio e sulle sue etichette. Brave con la lingua. Come il linguaggio determina la vita delle donne è il coraggioso libro che Autori Riuniti di Torino ha affidato alla curatela di Giulia Muscatelli, che ha cercato e raccolto quattordici scrittrici e le ha sollecitate a raccontare un’espressione che le avesse intrappolate, ingabbiate dentro una definizione troppo stretta. 

«Certi libri si pubblicano con la speranza che possano insegnarci qualcosa: come essere un po’ più bravi con la lingua, per esempio – è quanto affermano gli editori - Brave con la lingua è questo: una raccolta di racconti di quattordici autrici italiane che usano la narrazione come strumento per liberarsi dalle parole chiuse - ecco il loro nome - che per anni le hanno incastrate all’interno di definizioni errate. Quattordici autrici che ci aiutano a comprendere la condizione della donna nel nostro Paese e come questa sia anche una questione di linguaggio».

Una scelta forte che parte sin dal titolo, volutamente ambiguo proprio per scatenare l’interrogativo sul linguaggio e il bisogno di comprendere e fare luce, spina dorsale del progetto. «Volevo che questo libro portasse ognuno a riflettere – racconta Giulia – l’idea nasce dagli editori, molto audaci perché, da uomini, hanno sentito l’esigenza di occuparsi di un tema, ma hanno capito di non poterlo affrontare in quanto tali. Quelli femminili sono argomenti ai quali mi sono sempre interessata, ne ho sempre scritto e parlato, ma ho anche sempre pensato che non fosse sufficiente il fatto di appartenere allo stesso sesso, e che ci fossero altri modi per affrontare il tema. Il mio “altro modo” è stato il linguaggio: provare a raccontare la questione femminile sotto il grande cappello delle parole, quelle che utilizziamo tutti i giorni, e che incidono sulle nostre vite».

Lo scorso autunno Giulia era già stata ospite del Circolo dei lettori per la serata Stai zitta, realizzata in collaborazione con Senza Rossetto per accendere riflettori proprio sulle parole. «In questi mesi si è sentito tanto parlare di asterischi, di frasi fatte, ecco, io penso che il punto stia proprio lì – è quanto dice Giulia, confermando l’ipotesi alla base del libro – dire “ciao a tutti” secondo me non è un torto per nessuno, il problema è invece nelle espressioni come “che fai, piangi”?». Brave con la lingua è strutturato proprio secondo “espressioni”, quasi etichette, sintagmi che, ripetuti, si appiccicano addosso finendo per definire, stereotipare, e spesso fare male, intrappolare. Donne, ma non solo donne: le parole possono fare danni a chiunque, ed è infatti una questione aperta quella lanciata dalla curatrice del libro, uno spunto per interrogarsi, per parlarne.

Nemmeno Brave con la lingua è, a questo proposito, un titolo neutrale: sotto si nasconde infatti la potenza del linguaggio: «è una provocazione pura – sorride la curatrice, che sottolinea il coraggio di alcune autrici nell’accettarlo – non vedo l’ora che qualcuno a una presentazione si alzi e mi dica che questo titolo non gli piace: mi interesserebbe capire perché non possono dire che sono brave con la lingua di scrittrici che di fatto lo sono».

«La parola chiusa è un concetto teorizzato da Lacan – prosegue Giulia – l’ho fatto mio, e si riferisce a quella parola, quell’espressione, ricorrente nel libro, che si appiccica addosso e dalla quale è difficile affrancarsi. Credo sia adatta per il femminile, perché c’è sempre un bisogno di definirlo, sfugge. Le donne sono esseri umani che possono mettere al mondo altri esseri umani perpetuando il concetto di infinito: come si fa a definire questo? Quindi, visto che se ne ha timore, lo si chiude dentro una definizione». Non necessariamente si tratta di definizioni negative, così come non si tratta di racconti di donne per le donne, ma semplicemente di narrazioni, storie di esseri umani.

Giulia è andata a ricercare ciascuna delle quattordici autrici che hanno lavorato al libro. «Ci sono tantissime donne che scrivono di questione femminile – spiega – ma sembra quasi che esistano delle fazioni, o stai con una o con l’altra. Io in questa situazione non credo, se fosse così staremmo facendo l’ennesimo errore. Per questo sono andata a scegliere le autrici: le conosco tutte, di loro sapevo per discorsi che spesso facciamo che non stavano da nessuna delle due parti, ma che si interessavano allo stare nel mezzo, e ogni volta valutare la situazione. E poi c’è la scrittura: ho scelto autrici la cui scrittura sarebbe riuscita a restituire un racconto interessante, a prescindere dal tema».

Ed eccole, infine, le autrici: Elena Varvello, Domitilla Pirro, Francesca Manfredi, Noemi Cuffia, Flavia Fratello, Simonetta Sciandivasci, Chiara Pietta, Vittoria Baruffaldi, Romina Falconi, Irene Roncoroni, Silvia Pelizzari, Silvia Greco, Giulia Perona, Simonetta Spissu. Molte di loro saranno protagoniste della serata al Circolo dei lettori il 26 aprile che sarà aperta da un brano di Romina Falconi, cantante e autrice. Non sarà una presentazione ma, piuttosto, una serata di racconti sulle espressioni che ciascuna ha scelto di narrare, spunti per riflessioni sul linguaggio.                              

Il progetto di Brave con la lingua ha ambizioni grandi, come per esempio arrivare nelle scuole: «credo sia fondamentale la formazione su questo discorso – spiega ancora Giulia – ragazze e ragazzi sono soggetti interessanti dai quali partire.  Il mio lettore ideale è una ragazzina di 17-19 anni alla quale mi rivolgo per i tempi che viviamo, per come ci si veste oggi, come ci si atteggia e come si usano i social a quell’età: non è un’accusa ma un interesse. Lei sta diventando donna in un mondo diverso da quello dove lo sono diventata io, mi piacerebbe che sapesse bene cosa sta facendo, quali messaggi sta inviando. Poi, certo, ci sono anche gli uomini tra i miei lettori, e tutte quelle donne che spesso sentenziano sulle altre, che danno giudizi, non quelle che conoscono già la questione, ma chi può invece fermarsi un attimo e riflettere».

Un progetto speciale, per titolo, scelta, coraggio, e anche perché il ricavato delle vendite del libro sarà devoluto ad associazioni contro la violenza sulle donne. «Per me questo libro è un invito, un’enorme domanda – conclude Giulia Muscatelli - parliamone, parliamo anche del fatto che possa non piacere, ma soprattutto cerchiamo di capire».

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