Anche le statue muoiono: la mostra dedicata al patrimonio tra Museo Egizio, Fondazione Sandretto e Musei Reali

2018-03-08 15:51:10

Da venerdì 9 marzo a domenica 6 gennaio 2019

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© Kader Attia - Arab Spring

Torino - Storie di patrimoni razziati, distrutti, e depredati, di identità culturali condannate all’oblio, di conflitti e ideologie che, da sempre, caratterizzano la storia dell’uomo e coinvolgono da vicino il ruolo dei musei, oggi. Non è un caso dunque che sia una collaborazione tra tre eccellenze culturali torinesi a proporre una mostra che vuole riflettere sul patrimonio e sui conflitti tra antico e contemporaneo. Anche le statue muoiono è il grande progetto espositivo che inaugurerà il 9 marzo nella triplice sede costituita da Museo Egizio, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Musei Reali e che accende i riflettori sul patrimonio culturale, la sua fragilità e la necessità di tutela proprio nel 2018, Anno Europeo del Patrimonio.

«L’idea alla base di questa mostra è quella di iniziare un dialogo tra istituzioni – ha ribadito Evelina Christillin, presidente del Museo Egizio – lavorare con Patrizia Sandretto ed Enrica Pagella è stato fantastico, e poter parlare di arte contemporanea nelle nostre sale che ospitano reperti di seimila anni fa è stata una scommessa che ci ha stimolato. È la dimostrazione che i dialoghi e le integrazioni culturali sono arricchimenti che stimolano a riflettere e capire chi siamo, da dove arriviamo e dove andiamo, anche quando si tratta di collaborazioni tra enti culturali diversi apparentemente non scontate. I curatori di entrambe le strutture hanno potuto lavorare al meglio, mettendo insieme le esperienze, credo sia il primo punto di partenza per una collaborazione più allargata».

Ringraziando i diversi artisti presenti lungo il percorso suddiviso tra le tre sedi è stato ricordato in modo particolare Mimmo Jodice, le cui foto rappresentano uno degli esempi di maggiore impatto estetico in mostra e sono immagine guida dell’intero percorso. Statue sfregiate, vittime del tempo e della storia, frammenti di reperti staccati dal loro contesto originale e riproposte in chiave commerciale in secoli recenti, ricostruzioni moderne installate su originali di millenni fa, rilevazioni fotografiche rimaste, oggi, uniche prove di siti andati distrutti, ma anche suggestioni, provocazioni e opere di grande impatto, lavori di artisti contemporanei che raccontano le contraddizioni del loro Medioriente.

«Questa è una mostra fondata sul dialogo tra ante antica e contemporanea – ha spiegato Patrizia Sandretto Re Rebaudengo – il tema della distruzione del patrimonio è molto sentito dagli artisti del nostro tempo, la mostra va letta anche attraverso la loro acutezza. Statue e reperti antichi dialogheranno con l’arte contemporanea analizzando un fenomeno che si muove attraverso i secoli ed è legato a cause politiche e ideologiche. L’arte contemporanea parla di temi di stringente attualità in relazione alla conservazione del patrimonio, in un anno particolare che è proprio quello dedicato al patrimonio. Si tratta di una mostra che, nella sua perfezione, esprime bene il risultato di una collaborazione che spero porti a un rinnovamento dei nostri sguardi».

La soddisfazione per questo lavoro di sinergie e percorsi comuni è tangibile anche da parte dei Musei Reali, che propongono in mostra parte dei loro reperti, avvicinando al tema polittici scorporati rispetto al loro progetto originale e la grande e suggestiva installazione nel Salone delle Guardie Svizzere. «Puntare l’attenzione sul patrimonio nell’anno dichiarato anno del patrimonio da parte del Consiglio d’Europa è importante per ricordare che il patrimonio non è un dato di fatto, ma un processo, che si sviluppa nel tempo ed è anche fatto di distruzioni causate da guerre, ideologie, ma anche fenomeni di dimenticanza e abbandono – sono state le parole di Enrica Pagella, direttrice dei Musei Reali – Incessantemente il tempo affonda qualcosa e fa emergere altro: è fondamentale allora imparare a leggere la natura processuale del patrimonio per conservarlo, e conservare anche, così, le identità che si sono succedute»-

Fulcro della mostra è la sua multidisciplinarità, insieme al dialogo costante tra antico e riflessione moderna. Colpiscono le incisioni e le firme ritrovate su reperti dell’antico Egitto e risalenti all’Ottocento, ma anche la frammentazione di corpora di reperti, inseriti in vetrine di diverse strutture sparse nel mondo. E a proposito di vetrine, di impatto deflagrante è l’opera esposta alla Fondazione Sandretto, a memoria della “primavera araba” e di quando al museo del Cairo furono perpetuate razzie e distruzioni di cui i frammenti di vetro delle vetrine sparsi per terra danno prova materiale e di impatto quasi fisico.

Un percorso e una proposta, quella di questa mostra, che invita a riguardare al patrimonio per comprendere che non tutto ciò che siamo abituati a dare per scontato sarà tale per sempre, e per riuscire così a comunicare e condividere meglio lo stesso patrimonio, arrivando a proteggerlo sempre di più. Il progetto scientifico curato da Irene Calderoni, Stefano De Martino, Paolo Del Vesco e Christian Greco, Enrica Pagella ed Elisa Panero propone infatti tre percorsi di lettura. Il primo ha a che fare con la distruzione e il saccheggio, e riprende le cause che hanno portato a cancellazioni e distruzioni di patrimoni nel tentativo di annullamento dell’identità altrui. Il secondo è il tema del potere delle immagini, portatrici di strati di significati sovrapposti. Infine, i musei e il loro ruolo di istituzioni in bilico tra la conservazione e protezione quasi predatoria che caratterizzava l’Europa Coloniale.

«Volevamo riflettere sulla cultura materiale – ha specificato Christian Greco, direttore del Museo Egizio – qual è il ruolo dei musei? Sono luoghi di costruzione o distruzione? E la decontestualizzazione porta a una distruzione? Siamo ciò che siamo grazie a un passato che non deve essere staccato da noi, ma che è anzi la nostra radice per capire il presente e guardare al futuro». Il direttore ha così ricordato l’Articolo 9 della Costituzione Italiana, nel quale è scritto che la Repubblica tutela il patrimonio e la ricerca, attività alle quali i musei sono oggi rivolti, nella prospettiva di una tutela del patrimonio che passi attraverso la conoscenza e la sua diffusione.

Qual è il futuro del passato? È questa la domanda che corre lungo tutta la mostra, alla realizzazione della quale ha collaborato anche il Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino (CRAST). Stefano De Martino, che ne è direttore scientifico, ha ribadito l’importanza del lavoro di ricerca dietro gli scavi illustrando i rilievi, in mostra, che raccontano di opere oggi non più esistenti, immagini e documentazioni a testimonianza di patrimoni distrutti dalle guerre e dall’Isis, oggi unici reperti sopravvissuti. «Siamo presenti in Medio Oriente da molti anni con scavi archeologici e attività di ricerca e formazione - ha ricordato - ci impegniamo, in particolare, nei lavori di riallestimento delle sale monumentali dell'Iraq Museum di Baghdad».

Con mostre attualmente ospitate in Russia, Cina, Canada e presto Stai Uniti, Anche le statue muoiono è la terza mostra temporanea ospitata all’interno dell’Egizio, nel cuore della città: «è una condivisione umana prima di tutto, ma anche culturale – ha ribadito la Christillin sottolineando il valore di una collaborazione che vede intrecciate tante istituzioni cittadine - Ci piace esser parte viva della città: il Museo Egizio va in luoghi diversi, dialoga , ci piace vivere anche fuori dal museo e capire il nostro contesto».

Se nelle sale del Museo Egizio la mostra sarà visitabile fino al prossimo 9 settembre, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo chiuderà invece il 29 maggio, ai Musei Reali il 3 giugno. A maggio si terrà invece un importante convegno internazionale di studi legato al tema del patrimonio e della sua conservazione. Gli orari della mostra variano a seconda delle sedi. Museo Egizio Lun: 09.00/14.00 - Mar-Dom: 09.00/18.30. Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Gio: 20.00/23.00 (ingresso gratuito), Ven-Dom: 12.00/19.00. Musei Reali Mar-Dom: 8.30/19.30.

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