Cultura Torino Planetario di Torino - Infini.To Venerdì 9 marzo 2018

Infini.to: alla scoperta del Planetario di Torino con la direttrice Eleonora Monge

Torino - Domenica 11 marzo sarà la Giornata Internazionale dei Planetari, una ricorrenza che dal 1991 cade nella domenica che precede o segue l’Equinozio di Primavera. Anche Infini.to, il Museo della scienza science center torinese dedicato alla divulgazione astronomica, aderirà alla giornata con la proiezione, all’interno del Planetario digitale, del nuovo spettacolo The Hot and Energetic Universe, a ingresso gratuito per tutta la giornta fino a esaurimento posti previo acquisto del biglietto di ingresso al Museo.

Collocato in posizione defilata rispetto alla città, sulla colline di Pino Torinese, Infini.to ha festeggiato nel 2017 i suoi primi 10 anni di attività. Da sempre centro di eccellenza per didattica e divulgazione su astronomia e fisica spaziale, è dotato di un planetario all’avanguardia e di un museo interattivo. Visite guidate, approfondimenti e laboratori ne caratterizzano l’attività , che vede anche la collaborazione con alcuni importanti centri di ricerca italiani e internazionali. A guidare questa struttura e i mediatori scientifici che vi operano per comunicare l’astronomia al grande pubblico è Eleonora Monge. L’abbiamo incontrata per farci raccontare qualcosa di più su Infini.to e sul planetario.

L’11 marzo si celebra la Giornata dei Planetari, in cosa consiste?
«È una giornata che abbiamo sempre celebrato: siamo un science center dedicato all’astronomia e la nostra missione è raccontare l’astronomia, l’astrofisica e la cosmologia. Tra le nostre peculiarità c’è il planetario, dal punto di vista tecnologico uno dei più avanzati al mondo nell’ambito dei planetari digitali, quelli più moderni. In nord Italia infatti ne esiste un altro prestigioso, quello di Milano, che ha una sua storia ma è diverso. La Giornata dei planetari nasce da un'idea dell’Associazione Italiana dei Planetari, nel corso degli anni hanno iniziato ad aderire anche le strutture europee. Noi in questa occasione ogni anno inauguriamo uno spettacolo nuovo che da quel momento diventerà parte integrante della programmazione, ci accompagnerà e sarà visibile durante tutto l’anno».

The Hot and Energetic Universe, questo il titolo del nuovo spettacolo: cosa racconterà al pubblico?
«È uno spettacolo realizzato dall’ESO, l’European Southern Observatory, un istituto scientifico europeo, e ci parla dell’astrofisica delle alte energie, di un universo violento fatto di stelle di neutroni, esplosioni di supernova e buchi neri supermassicci. Lo spettro elettromagnetico delle alte energie permette infatti di indagare questi fenomeni che sono definiti violenti perché, energeticamente, coinvolgono energie maggiori. Guardando il cielo a occhio nudo non sarebbe possibile vedere questi fenomeni, per indagarli è necessario utilizzare particolari telescopi sulla Terra o nello spazio. Lo spettacolo ci parla di un universo invisibile all’occhio umano, che può essere esplorato in questo modo».

Il planetario di Infini.to è dotato di un sistema di proiezione Digistar6, il sistema digitale fulldome più avanzato al mondo, il primo in Italia e in Europa, aspetto che lo rende un centro di eccellenza: cosa succede al suo interno?
«Lo strumento del planetario è uno dei più avanzati che la nostra struttura può proporre: è estremamente flessibile, permette di proiettare sulla cupola un’infinità di informazioni. Da una parte possiamo proiettare documentari, ed è un aspetto che ha a che fare con il coinvolgimento, perché la proiezione prende vita su una superficie molto particolare e interattiva. Dall’altra parte possiamo anche usarlo come strumento potente dal punto di vista della divulgazione scientifica, perché possiamo gestirlo e programmarlo in real time per dirgli cosa proiettare. Possiamo parlare di quasi qualunque cosa che abbia a che fare con il cielo che vediamo da qui ogni sera, o da altre posizioni sulla Terra, oppure possiamo spostarci nel Sistema Solare, andare a vedere cosa succede su altri pianeti, e possiamo vedere la nostra galassia dall’esterno. È uno strumento complesso e avanzato, dal momento che contiene tutte queste informazioni, e ci permette anche di acquisire aggiornamenti scientifici e dati reali e concreti che possiamo integrare nel sistema per creare delle visualizzazioni. Si tratta di un sistema molto interessante, è un modo particolare di comunicare visivamente la vera scienza che viene fatta, ed è anche uno degli ambiti in cui siamo più impegnati in termini di ricerca e sviluppo».

Comunicare la scienza è infatti la missione principale di Infini.to, sull’onda del fascino inesauribile che tutto ciò che ha a che fare con il cielo e con le stelle suscita da sempre nell’uomo. Anche la parte museale della struttura sfrutta l’aspetto emotivo?
«Nel Museo ospitiamo esperimenti, postazioni e piccoli laboratori che il pubblico può provare e sperimentare secondo la filosofia del “vietato non toccare”, un motto che ci accompagna nel tentativo di parlare di astronomia e di fisica. Le postazioni chiamano il pubblico a partecipare facendo cose in ottica “hands on”, mani sopra, che si accompagna anche a “heart on”, il cuore sopra. L’idea infatti è di coinvolgere anche emotivamente il pubblico, riuscendo a smuovere emozioni e innescando così meccanismi virtuosi di conoscenza e acquisizione di informazioni molto più efficaci. L’astronomia tipicamente agisce sull’immaginario e coinvolge, è una grande forza che non dipende da noi!»

Come si conciliano le attività divulgative pensate per il pubblico e la ricerca scientifica a Infini.to?
«L’ente che gestisce il Museo e il Planetario è costituito da due enti scientifici con cui collaboriamo, da un lato l’Università di Torino, dall’altro l’INAF, rappresentato qui in campo dall’Osservatorio Astronomico. Essendo soci, abbiamo la possibilità di interagire e avere relazioni più immediate sia per quanto riguarda il coinvolgimento degli esperti scientifici sia per quanto riguarda la formazione e l’aggiornamento del nostro gruppo di lavoro. Un altro degli obiettivi che ci siamo posti riguarda infatti l’aggiornamento e la formazione del personale, che è altamente qualificato, sono quasi tutti fisici o astrofisici, molti dei quali con un master in comunicazione della scienza. Lavoriamo poi anche con formazioni complementari che sono altrettanto importanti, di tipo pedagogico e teatrale. Crediamo infatti fortemente che la componente attoriale del comunicatore della scienza sia importante, uno dei nostri corsi per animatori scientifici si chiama proprio “animattore”: la componente teatrale è importante per la trasmissione dei messaggi».

Infini.to è un po’ defilato da Torino per ovvi motivi logistici: che rapporti ci sono con la città?
«Quello con la città di Torino è un legame abbastanza antico. Originariamente l’osservatorio astronomico di Torino era nel cuore della città, tra via Po e Palazzo Madama, sulla cui torretta si trovava fino agli inizi del secolo scorso, prima che fosse trasferito qui a Pino Torinese per motivi legati all’inquinamento luminoso. Il legame storico con la città è richiamato dallo stesso nome che ci siamo dati: infini.to. La nostra struttura, sebbene sia sulla collina, è una sorta di prolungamento della città, e siamo nati vicino all’osservatorio per mantenere una vicinanza con un istituto di ricerca. In questi ultimi anni, poi, siamo diventati sempre più torinesi, realizzando sempre più iniziative in città: una linea orientativa anche per il futuro. Siamo scesi a Torino e lo faremo sempre più spesso: nel 2016 abbiamo ospitato l’attuale Premio Nobel Kip Thorne che ci ha parlato della scienza di Interstellar, un evento di grande successo sull’onda del quale abbiamo organizzato altri appuntamenti per il nostro decennale e altri ne abbiamo in previsione per l’autunno. Dall’anno scorso inoltre ci siamo dotati di un planetario itinerante in grado di essere spostato con agilità e che possiede lo stesso sistema digitale che abbiamo qui in sede, permettendoci di avere una qualità elevata di proposte ma anche di insistere sul territorio ed essere presenti in modo più importante».

E prossimamente? Quali eventi ci sono in programma?
«Da aprile organizzeremo un ciclo di conferenze, saranno quattro incontri dedicati al tema dell’acqua declinato in vari ambiti tra l’arte e la scienza. Saranno coinvolti infatti anche degli umanisti, per una serie di incontri che vogliono essere poco conferenze, ma piuttosto dialoghi aperti con il pubblico. Ci sarà un moderatore per ogni incontro, parleremo di origine dell’acqua nell’universo, di acqua come risorsa sulla Terra, avremo Luca Mercalli che ci parlerà della questione ambientale e un astronauta per discutere di acqua nello spazio. Saranno incontri particolarmente vari e interessanti».

Qual è l’invito che rivolge a grandi e piccoli per venire a scoprire Infini.to, il Museo dell’Astronomia e dello Spazio e il Planetario?
«Infini.to è una palestra per allenare la curiosità, e ci sta molto a cuore la curiosità del nostro pubblico, perché crediamo che sia un elemento da coltivare a tutte le età, da piccoli e da grandi. Non bisogna mai smettere di porsi domande: noi accogliamo visitatori che hanno già delle domande, ma il nostro obiettivo è quello di farli uscire con ancora più domande. È così che funziona la scienza!»

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