Mostre Torino Gam Giovedì 22 febbraio 2018

Renato Guttuso: la grande mostra a Torino a 50 anni dal 1968

Gli addii di Francoforte 1968
© Renato Guttuso
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Torino - In un 2018 che vede ricorrere i cinquant’anni dalla straordinaria rivoluzione portata dal 1968, la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino dedica una mostra a uno dei protagonisti indiscussi della storia dell’arte novecentesca, Renato Guttuso. Una figura chiave per esplorare i legami tra l’arte e la società del dopoguerra, rappresentata con una sessantina di opere esposte, dalle tele di grande formato e impatto a disegni e prove su carta con china e inchiostro, in mostra dal 23 febbraio al 24 giugno.

Sulla scorta di Avanguardie e Rivoluzione, il suo articolo del 1967 su Rinascita, dove attribuiva alla rivoluzione il merito di aver portato una nuova cultura, in questa mostra curata da Pier Giovanni Castagnoli in collaborazione con gli Archivi Guttuso, l’artista siciliano è riletto nel suo impegno politico e civile, articolato in un mai passivo legame tra politica e cultura. Dapprima antifascista, nel dopoguerra cercò infatti incessantemente di saldare l’impegno politico e sociale all’esperienza creativa, convinto che la pittura avesse in sé una valenza profondamente morale e dunque potesse svolgere funzioni civili.

Carolyn Christov-Bakargiev, direttrice della Gam, ha ricordato la presenza di Guttuso a Roma nel momento in cui, nel ’68, scoppiarono le proteste studentesche, e poi a Parigi e Francoforte, epicentri dell’onda rivoluzionaria. «I giovani volevano cambiare il mondo e farlo subito – ha sottolineato – prima dell’autunno caldo degli Anni di piombo e del terrorismo la rivoluzione era aperta e gioiosa. Ma bisogna pensare anche che siamo a Torino, città dell’arte povera i cui artisti condividevano con Guttuso la rivoluzione pur rifiutando l’artista siciliano lo sperimentalismo delle neovanguardie e andando verso il figurativo. Guttuso stava dalla parte degli studenti, e con questa mostra vogliamo ripensare il ’68 perché pensiamo che sia compito dei musei riflettere sull’arte del passato per offrire spunti al presente».

La grande mostra su Guttuso vede tornare alla GAM Pier Giovanni Castagnoli, che della galleria fu direttore in passato: «sono felice di aver curato la mostra di un artista che ho sempre considerato di grande rilievo – ha sottolineato – quando Caroline mi ha proposto questa cosa sono rimasto spiazzato, ma poi mi sono lasciato persuadere, dovevo capire un po’ meglio chi fosse questo artista, e indubbiamente questa occasione mi lega a un luogo dove ho passato il decennio più bello di vita professionale».

Quale anniversario più significativo di quello dei cinquant’anni dal ’68 per riconsiderare il rapporto tra arte e società, raccogliendo una serie di opere in arrivo da musei e collezioni pubbliche e private di tutta Europa in cui il soggetto è spiccatamente politico e civile. Alla GAM passa così in rassegna la vita dell’artista attraverso, per esempio, il lavoro ispirato alla fucilazione di Federico Garcia Lorca,  Fucilazione in campagna del 1938, primo di una serie di dipinti sul tema della lotta per la libertà che infatti torna per condannare il nazismo in Gott mit uns, del 1944. Ci sono Guttuso e tutto il suo tempo lungo questo percorso fissato sulla tela, che si immerge negli anni ’60 con Vietnam, e nella vicinanza al maggio parigino testimoniata in Giovani innamorati (1969), e che prosegue con il grande collage di I funerali di Togliatti, del 1972, ritratto di un’epoca e della militanza di artista.

«A cinquant’anni dal 68, in un momento di affievolimento dell’ideologia che ha ispirato l’artista, penso sia importante riconsiderare l’opera di questo maestro – ha dichiarato Maurizio Cibrario, presidente della Fondazione Torino Musei di cui la Gam è parte – è necessario riconsiderare l’attività di Guttuso e interrogarsi, oggi, sul rapporto tra arte e politica, penso sia l’obiettivo vero della mostra». Sulla necessità e utilità di riportare all’attenzione del grande pubblico Renato Guttuso e la sua opera si è espressa anche Francesca Leon, assessore alla cultura di Torino: «rileggere oggi Guttuso con la distanza necessaria – ha detto – ci permette di capire il senso di un’arte vissuta come impegno civile e sociale».

Pittore impegnato, ma anche pittore puro, a tutto tondo, questo è il ritratto dell’artista offerto dal percorso alla GAM, che affianca le grandi opere di peso e significato, a partire fin dalla dimensione, a nature morte e nudi, ritratti e paesaggi, e a documenti scritti dallo stesso Guttuso. È un quadro ampio quello ricostruito in questa mostra, che include infatti anche la pittura figurativa dell’artista siciliano, non ispirata all’ideologia e notevole per la qualità formale. Ne emerge il ritratto di un artista poliedrico, seppure impegnato. Guttuso fu infatti tanto altro: critico d’arte, membro del Fronte Nuovo delle Arti e autore di scenografie teatrali. Importanti le amicizie e i legami con tanti nomi noti della cultura dell’epoca, incluso Alberto Moravia, per il quale realizzò la copertina del celebre Gli indifferenti, in mostra, e ancora Goffredo Parise, Picasso, Quasimodo, Schifano, che si ritrovano in ritratti e in una piccola galleria fotografica.

La mostra sarà visitabile fino al 24 giugno da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 18.00 con chiusura della biglietteria un’ora prima. Per ogni informazione sugli orari e i biglietti, è possibile visitare il sito della GAM.

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