Eugenio Allegri dirige il talento di Matthias Martelli nel Mistero Buffo di Dario Fo. L'intervista - Torino

Eugenio Allegri dirige il talento di Matthias Martelli nel Mistero Buffo di Dario Fo. L'intervista

2018-02-01 13:16:34

Da martedì 15 ottobre a domenica 27 ottobre 2019

Ore 19:30, 20:45, 15:30

© Serena Guidelli

Torino - Il testo è il capolavoro assoluto di Dario Fo, il protagonista è un giovane e talentuoso artista, il regista è uno dei più noti attori teatrali italiani. Il Mistero Buffo di Matthias Martelli, per la regia di Eugenio Allegri, è in arrivo alle Fonderie Teatrali Limone di Torino per dodici repliche, dal 6 al 18 febbraio, in una coproduzione di Teatro Stabile di Torino e Teatro della Caduta.

Ed è proprio al Teatro della Caduta, piccolo ma magico spazio di creazione artistica e sperimentazione, che Matthias Martelli deve parte del trascinante successo che lo ha coinvolto nell’ultimo anno grazie al suo primo spettacolo itinerante Il Mercante di monologhi, in cui, con l’aiuto di un carretto e di pochi altri oggetti scenici, dà vita a una serie di esilaranti sketch tra risate irrefrenabili e sbeffeggiamento della contemporaneità. Sembra quasi naturale che dalla collaborazione con Allegri, che fu suo insegnante di Commedia dell’arte alla scuola per attori, Matthias sia approdato al testo di Fo, che della giullarata e della comicità irrefrenabile fa la sua bandiera.

«Mistero buffo è uno spettacolo che conosco fin da quando ero piccolo, me lo facevano vedere i miei genitori – racconta Matthias, che con Fo ha avuto la preziosa occasione di lavorare – mi ha appassionano subito questo attore che, da solo e senza scenografie, faceva immaginare mondi e personaggi incredibili. La passione per il teatro è partita da lì. Eugenio Allegri è uno dei pochi in Italia che ha lavorato con Fo e conosce benissimo la Commedia dell’Arte e il metodo Lecoq, il grande maestro di Fo». Un bagaglio che, in modo naturale, ha portato alla scelta di Mistero Buffo, e alla convinzione di poterlo riportare a teatro in una veste aggiornata: «Ci mettiamo un po’ nei guai con questa scelta – scherza Allegri – ma lavoravamo entrambi su Fo, entrambi avevamo in mente Mistero Buffo e ci siamo detti “perché non farlo?”».

Poco più di due anni fa, dunque, i due hanno contattato il Maestro per avere un parere sulla possibilità di portare in scena lo spettacolo, affidandogli un provino registrato in teatro da Matthias, la famosa giullarata di Bonifacio VIII. «Ma sei sicuro? Mi disse al telefono Dario Fo – racconta Allegri – ci eravamo conosciuti e avevamo un rapporto di confidenza, mi chiese di fargli vedere come lavoravamo e io gli risposi che volevo provare, l’attore mi sembrava molto in gamba e avevamo chiara l’idea che con Mistero buffo bisognava lavorare, non essere bravi prima di farlo. Ci siamo messi di buona lena quindi, abbiamo registrato la giullarata e l’abbiamo inviata a Fo che purtroppo aveva già iniziato a non stare bene, ma ha fatto in tempo a darci il suo ok prima di andarsene. Non sapevamo che fossero gli ultimi giorni, ma avevamo la sua mail con l’autorizzazione e speravamo di incontrarlo. Ormai, però, bisognava lavorare, e adesso eccoci».

Di fronte a un’eredità così imponente, in linea con lo spirito del testo non c’è però peso per Matthias, ma solo impegno e divertimento: «non sento alcun peso, anzi mi sembra una grande occasione, sto vivendo le repliche con grande leggerezza perché questo spettacolo funziona solo se viene interpretato, oltre che con un bagaglio di tecnica molto vasto, anche con leggerezza. Più che un peso, quindi, è una voglia di riportarlo in scena, anche perché non sono affatto in competizione con Fo, ho trent’anni, un’altra fisicità e un altro viso».

Mistero buffo è un’opera da sempre varia, dinamica: «Fo lo cambiava sempre – spiega il regista – lo adattava e aggiornava sia nelle introduzioni che nelle modalità di porsi, e sarà un lavoro così anche per noi. Abbiamo fatto un’anteprima a Follonica e ora consolideremo nelle repliche torinesi, speriamo vada bene, noi continueremo a lavorarci sperando che trovi gradimenti, e continuando ad aggiornarlo».

L’idea alla base dello spettacolo è di dare nuova vita a un’opera pietra miliare della storia del teatro italiano: «ricordiamoci quanto fosse prorompente l’effetto di Mistero Buffo, con cui Fo aveva iniziato a girare nel 1969, durante gli anni Settanta – Eugenio Allegri ci tiene a ricordarlo, perché proprio a Torino, a Palazzo Nuovo, partecipò a una delle prime messe in scena dello spettacolo tra il 1973 e il 1974– tirava fuori un potenziale grande di forza ed energia. Ricordo che quando uscii dall’esperienza che avevo vissuto a Torino, e non ero ancora studente, avevo all’incirca diciassette anni, ero alle soglie della scelta di fare teatro, e mi dissi che se questo era il teatro, allora dovevo farlo. Penso che molti tra coloro che hanno visto Fo abbiano pensato che se quello era ciò che trasmetteva il teatro, se quello era l’effetto, il teatro era importante per la cultura e per la società. Insieme a Dario Fo scoprivi il teatro e la sua forza. Certo, ho avuto poi altre occasioni per confermare la grandezza e le possibilità di comunicazione ed educazione del teatro, ma quella fu proprio una delle prime esperienze, e di grande altezza».

Dire Mistero Buffo è parlare di grammelot, la lingua macedonia fatta di alti e bassi, popolare ed erudito che caratterizzava Fo. «Faremo il grammelot di Fo, uguale – assicura Matthias –questa lingua è una serie di dialetti e grazie al fatto che sono nato a Urbino, nelle Marche capiscono tutto, ma è un linguaggio universale in tutta Italia. Abbiamo deciso di lasciare la lingua inventata da Fo, la mia fortuna è un bagaglio che mi porto dietro da quando ero ragazzino, quando imitavo qualsiasi persona entrasse in casa».

La lingua, e il testo, sono stati il punto di partenza per questo adattamento, come conferma Allegri: «dissi subito a Matthias che per me Mistero Buffo era quello che avevo visto da ragazzo, volevo fare quella cosa lì: due ore di spettacolo con un lavoro molto faticoso. Quando abbiamo iniziato, ci siamo resi conto di un secondo aspetto, oltre all’impegno, e cioè che Mistero Buffo non è solo lo spettacolo dove Fo rivela la sua enorme grandezza di attore, ma è un’opera scritta a cui era arrivato con varie riscritture e adattamenti. È un’opera di bellezza e grandezza straordinaria che ha dentro molti livelli di lettura, dal teatro popolare e colto dell’Italia del dopoguerra alla società contadina, con riferimenti culturali e storici di grande levatura, personaggi dei vangeli apocrifi, uno studio sulla letteratura alta e quella non riconosciuta ufficialmente. Questo era ciò che ci interessava, restituire l’opera è diventato così il punto di riferimento fondamentale».

Chiunque abbia visto anche solo pochi minuti dell’opera di Fo, non può non ripensare alla grande gestualità che, solo in scena, sprigionava dalla sua figura. «Non potevamo né volevamo imitare Fo – prosegue Allegri – nessuno ci può riuscire, ma la modalità dello stare in scena dell’attore qui è determinata dall’ingresso in ciò che il testo suggerisce, nella dimensione di narrazione e rappresentazione. Ricordiamoci che non ci sono elementi in scena, bisogna tirare fuori le doti di attore per restituire il testo, la gestualità, la vocalità. Altrimenti l’opera non si capirebbe».

La mimica, la gestualità, sono elementi con cui Matthias Martelli ha a che fare quotidianamente, e che a giudicare dal successo di pubblico gli sono particolarmente affini: «ho scoperto la mia predisposizione durante le repliche del Mercante di monologhi, il mio primo spettacolo – dice – piano piano mi sono accorto come, usando la mimica, in qualche modo le persone rispondevano tantissimo, ridevano. Gradualmente ho capito cosa poteva funzionare: è uno studio sul campo che viene dalle repliche, così sto via via inserendo cose anche in Mistero Buffo, è un aspetto istintivo, più che registico».

Classe 1986, Matthias propone un Mistero Buffo contemporaneo, che parla sì al pubblico che già conosceva Fo, ma anche e forse soprattutto ai giovani, dagli adolescenti ai trentenni, che non lo hanno mai visto. Le prime repliche hanno confermato l’autonomia dell’opera, che non rimanda con rimpianto a Fo, ma guarda avanti: «Definito il fatto che l’opera è la cosa principale da restituire – ha chiarito Allegri – l’altra ragione, e il valore di questa operazione, sta nel fatto che l’attore e giovane e può rivolgersi alla sua generazione, restituire ai coetanei il Mistero Buffo».

«È stupendo vedere quest’opera, un classico universale, che continua a vivere – conferma infatti Matthias – a San Costanzo abbiamo visto molti ragazzi delle scuole e hanno riso tanto, il che mi dà grande entusiasmo. Sia il pubblico che ha già visto Fo, sia quello nuovo è attento a quello che succede, ci sono tante esplosioni di risate e qualche ragazzo si è anche stupito che fosse comico, forse per un sedicenne un Premio Nobel è noioso…».

«Inizialmente l’approccio generale, per quelli della mia generazione che hanno visto il Mistero Buffo di Fo e lo hanno conosciuto nella sua grandezza e sfaccettature, è un po’ diffidente – sorride Allegri – ma non è possibile per nessuno avvicinarsi a quella grandezza, e allora tanto vale vedere che succede, con simpatia. Molti tra i testimoni di quella esperienza storica, teatrale e culturale si sentono un po’ proprietari di quell’opera: era stata un’esperienza unica, che restituiva la proprietà intellettuale al suo pubblico, ed è l’aspetto che può creare della riserva, della diffidenza. In realtà non sta accadendo: finora il novanta per cento del pubblico che ha visto il nostro Mistero Buffo ha fatto i complimenti a Matthias per aver fatto rivivere lo spettacolo».

Al suo pubblico, Matthias è grato e affezionato, non solo per ragioni tecniche. «Se potessi proverei tutto il tempo con il pubblico – racconta – qualche sera fa leggevo delle parole di Fo sull’ultimo Mistero che ha fatto nell’agosto 2016. Diceva che la cosa fondamentale che ha imparato nella sua carriera di attore è il ritmo da costruire ogni volta con un pubblico diverso. L’attenzione del comico deve essere raddoppiata rispetto a un testo drammatico, bisogna cogliere chi è interessato alla mimica, chi ride prima e chi dopo la battuta, è un rapporto continuo che cerco di instaurare replica per replica».

Anche l'attenzione del pubblico per Matthias è tanta ed entusiasta, dall’edizione 2017 del Fringe Festival torinese, con una serie di serate sold out e il piccolo teatro della Caduta stracolmo di spettatori, ai recenti successi nelle Marche. Ecco perché, dopo una piccola pausa nel mese di febbraio, per lasciare spazio al Mistero Buffo, il Mercante di monologhi tornerà a girare l’Italia: «Non si ferma più! – ci scherza su il suo creatore – io sono ottimista, ma una crescita così è complicata anche per un ottimista! Sono partito con un carretto che mi montavo da solo, senza niente, senza nemmeno un tecnico, e adesso mi trovo le sale piene in giro per l’Italia…». Ma, umiltà a parte, un motivo dietro a tutto questo, c’è, e si nasconde sulle assi del palco. Provare per credere.

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