Mostre Torino Mercoledì 17 gennaio 2018

L'occhio magico di Carlo Mollino: a Camera la mostra in più di 500 scatti

Torino - Si apre con una mostra che celebra uno dei più noti architetti e artisti torinesi la stagione 2018 diCamera, il centro italiano per la fotografia. L’occhio magico di Carlo Mollino, che inaugura il 18 gennaio e sarà visitabile fino al prossimo 13 maggio, propone oltre 500 scatti datati tra il 1934 e il 1973 per raccontare la produzione fotografica di uno dei personaggi che più, nel corso del Novecento, hanno connotato il capoluogo sabaudo e non solo.

Un viaggio alla scoperta di un linguaggio e del suo rapporto con l’opera di Mollino e con la sua stessa creatività per quella che, come ha confermato il direttore di Camera Walter Guadagnini, è la più grande mostra sul Mollino fotografo mai realizzata nella sua città. «Finalmente un autore torinese a Torino – ha salutato la mostra Guadagnini – Carlo Mollino ha segnato in maniera indiscutibile la cultura del Novecento: è noto per essere stato un grandissimo artista torinese, ma la sua fama era nazionale e arrivò anche all’estero, insieme alla qualità dei suoi lavori».

La mostra nasce da una collaborazione proficua con il Politecnico di Torino, presso gli archivi del quale sono conservate fotografie, negativi e documenti del Fondo Mollino, uno scrigno prezioso che oggi è oggetto di un processo di digitalizzazione sostenuto dalla Regione Piemonte. Questi scatti costituiscono, oltre che uno straordinario racconto personale, anche un’eccezionale testimonianza dell’evolversi della tecnica fotografica. Spaziano infatti tra tecniche differenti lungo l’arco temporale, includendo negativi su lastra e pellicole, bianco e neri, colori, ritocchi a mano e fotomontaggi, come quello realizzato insieme all’amico fotografo Riccardo Moncalvo, e Polaroid, come quelle degli scatti privati.

«Grazie al Politecnico – ha proseguito Guadagnini – abbiamo potuto mettere insieme diverse centinaia di scatti per raccontare tutta la storia di Mollino fotografo con un punto di vista particolare, che si rispecchia anche nell’allestimento, unico per i materiali esposti e per come sono esposti». L’occhio magico di Carlo Mollino si arricchirà inoltre delle collaborazioni con altre istituzioni cittadine, dal Teatro Regio (opera dello stesso Mollino), ai Musei Reali, che sfrutteranno il reperto costituito dal “drago da passeggio” ideato dallo stesso Mollino per Carol Rama.

È da sempre un ruolo privilegiato quello che Mollino ha riservato alla fotografia. Tra i più celebrati architetti del Novecento, ha infatti utilizzato l’occhio fotografico sia come strumento di documentazione e archiviazione del proprio lavoro, ma anche come prospettiva attraverso cui fissare il proprio quotidiano e come linguaggio espressivo. «Nel 2016 avevamo promosso una sorta di anteprima di questa mostra concentrandoci sul tema del viaggio – ricorda Francesco Zanot, curatore della mostra, riferendosi a una precedente esposizione dedicata all’architetto – Qui si tratta invece di investigare e approfondire il rapporto di Mollino con il linguaggio della fotografia. Un rapporto complesso, perché la fotografia era usata per riprendere documenti, registrare situazioni o lavori come le sua architetture e design. Ma ancora, per tenere traccia e memoria di alcuni avvenimenti speciali, come facciamo tutti. Infine, per realizzare opere artistiche. Quello con la fotografia è un rapporto che lo coinvolge per tutta la vita, come testimonia l’arco temporale che accompagna le fotografie e i documenti».

Mollino aveva infatti solo sei anni quando il padre, a Rivoli, allestì in casa una camera oscura, permettendogli di confrontarsi fin da subito con il mezzo fotografico. «Non si tratta di una mostra suddivisa per generi e nemmeno per ordine cronologico – ha specificato Zanot – ognuna delle quattro sezioni approfondisce in modo specifico un motivo della poetica di Mollino, con titoli che si ispirano a suoi scritti. La prima è dedicata al tema dell’abitare, con fotografie di case, edifici costruiti da lui che fotografava per rivedere il proprio lavoro e rimettersi in discussione, e poi con interni, ritratti e viaggi. La seconda esplora l’influenza sull’artista del Surrealismo: specchi, ombre, con una serie di lavori datati 1945 che riprendono il tema dell’occhio magico».

Seguono le sale dedicate al dinamismo e alla velocità, una delle ossessioni di Mollino, in cui ricorre la presenza del bi-siluro, l’auto da corsa da lui stesso progettata, e dove si succedono scatti aerei, a testimonianza della sua passione per il volo, e sugli sci, altro sport a cui era particolarmente legato, tanto da scrivere egli stesso un manuale per discesisti. Sugli sciatori si apre anche l’ultima sezione, la più estesa con 180 scatti, dedicata al corpo e alla posa, a cui Mollino attribuiva estrema importanza, tanto da farle ripetere ossessivamente ai soggetti. Tra questi anche, naturalmente, i celebri nudi e ritratti per cui è conosciuto, e le Polaroid degli ultimi anni della sua vita, insieme a diversi manoscritti autografi e cartoline raccolte in giro per il mondo che impreziosiscono la mostra.

Una passione e un interesse, quelli per la fotografia, che percorsero tutta la vita e la carriera di Mollino, dalla documentazione della propria attività progettuale all’inseguimento, attraverso l’obiettivo, di interessi e ossessioni anche inconsueti. È così che oggi è possibile rileggere la particolarità di una figura unica nel panorama culturale attraverso i suoi scatti, in mostra al centro Camera di Torino fino alla prossima primavera ed esposti, in una selezione di appendice che riguarda gli interni, anche nella hall dell’Hotel Torino Piazza Carlino.

Orari di apertura: lunedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica: 11.00-19.00, giovedì 11.00-21.00, martedì chiuso. Biglietti: intero 10 euro, ridotto 6 euro (fino a 26 anni, oltre i 70). Per maggiori informazioni è consultabile il sito di Camera.

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