Cultura Torino Gam Martedì 19 dicembre 2017

Storie, direzioni, visioni: il nuovo allestimento della Gam

© Giorgio Perottino
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Torino - Quaranticinque giorni di chiusura, necessari a portare a termine i lavori per i riallestimenti, e un’idea di museo come spazio autentico di mediazione culturale, così radicato nel proprio contesto da voler raccontare la propria storia. Il 20 dicembre riapre la Gam di Torino, e lo fa con una nuova esposizione in cui ritrovano sede le sue collezioni.

L’inaugurazione arriva in giorni delicati e complessi per la cultura torinese e in particolare per la Fondazione Torino Musei, che minaccia di voler chiudere, tra le altre strutture, anche la biblioteca della Gam, dopo aver inoltre aperto una procedura di licenziamento per 28 lavoratori. Eppure così tanto la Galleria d’Arte Moderna deve al suo patrimonio, parte integrante della nuova sistemazione, e ai curatori e storici dell’arte che nel corso del tempo si sono succeduti al suo interno. Non ultimo l’attuale team, capitanato dalla direttrice Carolyn Christov-Bakargiev, che insieme a Virginia Bertone, Fabio Cafagna e Filippo Bosco per la parte ottocentesca, e Riccardo Passoni con Giorgia Bertolino per il Novecento, hanno curato l’operazione di riallestimento.

Un viaggio che copre tutto il diciannovesimo e ventesimo secolo, ma anche un’esplorazione nella storia stessa della Galleria, per una proposta che colpisce e cattura lo sguardo attraverso colori, opere e sperimentazioni. Due i piani, al secondo (il primo, in ordine cronologico) sono esposti dipinti e sculture che accompagnano dalla nascita del musei fino alle soglie del Novecento, secolo che ha trovato la sua dimora al primo piano, dove sono esposte le opere dagli anni Dieci del Novecento fino alla Pop Art e al boom economico degli anni Sessanta.

Tre, invece, le linee di lettura ripercorse attraverso la nuova veste data alla collezione, una è quella che segue fedelmente la storia dell’arte, l’altra apre una breccia “metamuseale” e riguarda la storia del museo, infine la terza chiarisce scorci e vicende del contesto storico, sociale ed economico torinese nella più ampia cornice degli eventi di taglio nazionale e internazionale. Quattrocento, infine, le opere risistemate, alcune delle quali restaurate e ripulite con l’occasione, come per esempio l’emblematico Orange Car Crash di Andy Wharol del 1963. I restauri sono stati realizzati grazie al sostengo dell’associazione Amici di Torino Musei, con cui la Gam grazie a una relazione diretta ha potuto operare al meglio.

«Il riallestimento delle sale del museo è un passaggio importante, il risultato di una ricerca filologica che restituisce alla collettività l’importanza della conoscenza delle collezioni della Gam – ha detto l’assessore torinese alla cultura Francesca Leon – vi si legge un’attenzione alla comunicazione verso il visitatore sui contenuti espressi dalle opere, un’attenzione che è passata anche attraverso un’iniziativa che ha coinvolto i cittadini nella giornata in cui è stata loro proposta la scelta di un’opera». Nelle scorse settimane infatti, dopo appositi racconti e spiegazioni sulla filosofia del riallestimento, i cittadini sono stati chiamati a votare due opere che avrebbero voluto nell’esposizione permanente: «un modo nuovo per costruire l’allestimento – è stato il commento della Leon – una tappa importante per la valorizzazione del patrimonio della Galleria».

«Sono molto felice di avere avuto l’opportunità di portare a termine l’allestimento – ha detto Carolyn Christov-Bakargiev – da quando sono direttore artistico della Gam ho voluto dedicarmi alle collezioni e al loro studio per un riavvicinamento all’arte dopo un periodo in cui la Galleria aveva costruito in percorso tematico delle opere. Pur con successo, questa soluzione era in piedi da sufficienti anni per permettere una innovazione. Abbiamo quindi tentato di tornare a un percorso approssimativamente storico-cronologico. C’è la storia dell’arte con i suoi movimenti ma calata in una costante percezione della parzialità delle collezioni storiche: non esiste una storia dell’arte ma ne esistono varie nei vari contesti sociali. Non è stata quindi una conoscenza oggettiva quella a cui abbiamo voluto dare spazio, ma situata, e abbiamo quindi voluto ricordarlo ai visitatori, calandoci in questa dimensione».

E allora spazio alla sperimentazione, con un ritorno ai cromatismi che hanno caratterizzato la storia degli allestimenti: dal rosso pompeiano e verde oliva delle collezioni ottocentesche, ideale per far risaltare le opere e arricchito dalla presenza di panchine, che all’epoca erano inserite nei musei, percepiti e vissuti come luoghi pubblici a tutto tondo alla stregua di un parco, fino ai colori attenuati e schiariti degli anni Venti, grigio e crema, che degradano verso il white, la parete bianca, scevra di difficoltà, del dopoguerra. Non mancano i tocchi arrivati direttamente dalla nostra epoca, guizzi ed esperimenti che, come ha notato la direttrice della Gam, stupiranno alcuni facendo meno felici altri, trattandosi di colori fluo-evidenziatore che variano dal verde al fucsia. Il modo in cui si espone l’arte, secondo la giustificazione della Christov-Bakargiev, deve essere esso stesso sperimentale.

E poi il grigio, quello degli elementi definiti metamuseali, parti laterali del percorso di visita che, esponendo reperti di archivio, scandiscono la storia della Gam e dell’acquisizione delle sue opere, raccontando l’epoca, i fatti, i personaggi ruotati intorno al Museo. E proiettandolo anche nel futuro, come è in grado di fare, in un gioco metanarrativo e ironico, una grafica che riprende un titolo datato 1964 e apparso su Stampa Sera: “così sarà la città nel 2000”, una Torino di grattacieli e modernità che oggi, nel 2017, è sotto gli occhi di tutti.

Un allestimento innovativo che, oltre a parlare ai torinesi, che vi ritroveranno le tappe della storia della Galleria, dai primi direttori ai bombardamenti della seconda guerra mondiale fino alla ricostruzione degli anni Cinquanta, invita alla scoperta e riscoperta delle collezioni della Gam anche un pubblico di respiro più ampio.

Tra gli aspetti innovativi da non dimenticare, inoltre, anche le didascalie ad alta leggibilità, realizzate in caratteri tipografici rispondenti ai criteri di accessibilità. «Si tratta di un riallestimento assolutamente innovativo – ha ribadito la direttrice della Gam – non abbiamo copiato nessuno e siamo il primo museo al mondo che riallestisce la propria collezione su due piani dando spazio sia alla storia dell’arte che alla propria museologia, spero saremo presi in considerazione come caso studio».

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