Enrica Pagella: le diverse anime dei Musei Reali di Torino

Enrica Pagella: le diverse anime dei Musei Reali di Torino

Cultura Torino Giovedì 21 dicembre 2017

© Daniele Bottallo
Altre foto

Torino - Con un percorso di visita che abbraccia un arco di storia larghissimo, dalla Preistoria all’età moderna, e una superficie di cinquantacinquemila metri quadri attraverso i quali si estendono itinerari nella storia, ma anche nell’arte e nella natura, i Musei Reali di Torino sono oggi una delle realtà più vivaci e interessanti della città. Un complesso esteso e molteplice, che sotto alla strategia di rebranding che ha fatto parlare di sé lo scorso aprile include, condensati in un’unica immagine, il Palazzo Reale, ma anche l’Armeria Reale, la Galleria Sabauda, il Museo di Antichità, i Giardini Reali, la Biblioteca Reale, Palazzo Chiablese e la Cappella della Sacra Sindone. Secoli di storia della città e non solo, preziosissimi reperti che variano da dipinti, a sculture, a incunaboli e armature, e che nel corso dell’anno danno vita a mostre ed esposizioni per raccontare storie, personaggi e progetti, parte di un patrimonio davvero unico.

A dirigere il Polo Reale dal 2015 è Enrica Pagella, storica dell’arte, in passato già alla guida di Palazzo Madama e del Borgo Medievale di Torino. L’abbiamo incontrata per capire insieme a lei come funziona la complessa macchina dei Musei Reali, e farci presentare le novità che stanno coinvolgendo le diverse anime di questo maestoso polo museale.

I Musei Reali sono tra le realtà culturali torinesi che nell’ultimo anno hanno proposto più iniziative, lavorando con tanti eventi e un altrettanto impegnativa campagna di comunicazione legata al rilancio della nuova identità. In questi mesi cosa è cambiato?
«La nuova identità dei Musei Reali è nata il 7 aprile, quando abbiamo presentato il nuovo logo. Per noi è importante proprio perché siamo realtà diverse che stanno facendo un percorso per armonizzarsi e trovare un senso di convivenza, che significa anche una maggiore accessibilità e trasparenza nella lettura dei vari patrimoni. Da allora sono successe molte cose e abbiamo in corso alcuni cantieri importanti. Uno è quello dei Giardini, abbiamo quasi terminato i lavori del boschetto, che aprirà ufficialmente il 24 marzo per dare tempo alle piante che abbiamo messo nelle aiuole di crescere e svilupparsi al meglio delle loro potenzialità: sarà un pezzetto in più che si apre all’accessibilità del pubblico. Resterà la grande sfida di quelli che chiamiamo giardini di Levante, rivolti a sud dove si trova la grande fontana di Simone Martinez, sono lavori che prevediamo di affrontare nel 2019, in fede al nostro programma dedicato ai Giardini».

E gli altri lavori?
«Stanno proseguendo quelli per la Cappella della Sindone, che è un altro dei nostri obiettivi strategici fondamentali. Entro l’estate 2018 la Cappella riaprirà al pubblico: il cantiere sta rispettando il programma e una parte della guglia è già stata scoperta, alcuni torinesi se ne saranno accorti. Lentamente spariranno tutti i ponteggi che circondano la cupola».

Ci sono grandi novità e inaugurazioni anche per quanto riguarda la Galleria Sabauda…
«Sì, insieme ai grandi cantieri ci sono anche lavori che riguardano le collezioni. In questo momento la Galleria è coinvolta da un programma di riordino delle collezioni al primo piano nobile, ma soprattutto abbiamo cambiato la configurazione delle sale al piano terra, aprendo una sede per le mostre temporanee. Lì è visitabile una mostra dedicata a Piranesi. Abbiamo inoltre da poco aperto una nuova sezione dedicata agli antichi maestri piemontesi che abbiamo chiamato Un’altra armonia, Maestri del Rinascimento in Piemonte: ci preme molto riportare la luce su questa importantissima scuola regionale che ha così molto da dire, e sulle nostre origini di terra di frontiera, nei continui rapporti che attraverso le Alpi univano il nord dell’Europa all’Italia Centrale».

I Musei Reali ospitano un patrimonio che ha a che fare con il Piemonte, ma non solo: come si riesce a tenere insieme tutte le diverse realtà storiche, culturali, geografiche che compongo le anime dei Musei?
«
Non è sempre facile, le narrazioni in un grande museo come il nostro sono sempre molteplici. C’era una parola che andava di moda tempo fa, ed era glocal. Il nostro museo è globale, basti pensare alla Galleria, al Museo di antichità dove abbiamo importantissime collezioni cipriote, siriane, mediorientali, o anche all’Armeria dove sono custodite armature giapponesi e orientali. Nello stesso tempo è un museo locale, racconta la storia della comunità che lo ha costruito, dei suoi gusti. Una città come Torino ha per esempio uno dei patrimoni della civiltà egizia più importanti del mondo perché qualcuno ha maturato degli interessi rispetto a questa cultura. Locale infatti significa anche le passioni che si sono sviluppate in questo territorio, la sua storia. Il dialogo con il mondo globale attraverso le opere è uno dei problemi che abbiamo ancora adesso di fronte: quali sono le nostre radici e come diventano non un impedimento, ma una qualità per crescere nel mondo globale di oggi?»

Quali sono le soddisfazioni più grandi del suo lavoro ai Musei finora, e quali gli ostacoli ancora da superare?
«La soddisfazione che va delineandosi in questi mesi è che si sta costruendo uno spirito di squadra, e va dalla preistoria al Novecento per via del grande patrimonio dei Musei. È uno spirito di squadra che si deve estendere nei secoli e nello spazio - in linea d’aria occupiamo uno spazio di qualche chilometro! - e dobbiamo tirare i fili attraverso il tempo, lo spazio e le prerogative disciplinari che ognuno di noi ha. Lo staff è composto di storici dell’arte, architetti, archeologi, bibliotecari e archivisti, non dimentichiamo infatti che la Biblioteca Reale è inclusa nel polo. Bisogna fare una cucitura per rendere il ricamo bello, ricco e interessante. È un lavoro complesso, ma un disegno inizia a delinearsi in questi mesi, lo si nota anche dalla volontà di collaborare delle persone, oltre che da mole porte di comunicazione che abbiamo aperto tra un ambiente e l’altro dei nostri Muse»i.

Da parte dei visitatori qualcosa è cambiato? Le statistiche parlano di un aumento del 20.5% di visite rispetto all’anno scorso
«C’è stata una crescita significativa dal 2015 a oggi, ma all’interno di questa fetta, che è fatta in gran parte di turisti, un’ulteriore crescita notevole è stata quella del pubblico di vicinato, quello cioè che fa riferimento alla nostra comunità. Credo sia un dato importante che ci rende contenti. La salute e il successo di un museo si misurano anche da questo: se i riferimenti più vicini non sono fieri del patrimonio, difficilmente lo saranno quelli più lontani».

È tutto merito del vostro lavoro e impegno, o si tratta anche di una tendenza più generale che riguarda la fruizione dei musei?
«I musei, in generale, sono in crescita, soprattutto i musei statali italiani che sono stati investiti dalla Riforma Franceschini, di cui gli effetti ora, a distanza di tre anni, iniziano a essere percepibili. C’era infatti, a eccezione naturalmente di casi come gli Uffizi,  una corona di musei silenti e un po’ addormentati e dimenticati che si sono risvegliati. Questo ha coinciso anche con una crescita di interesse da parte del pubblico in generale: è un interesse che cresce oggi, in Italia, un po’ in ritardo rispetto al nord Europa, ma il trend è positivo».

C’è una parte dei Musei Reali a cui è particolarmente affezionata?
«Non potrei mai rispondere a questa domanda, è come chiedere a una mamma qual è il figlio preferito! Vedo, invece, tutta la potenzialità delle storie che legano le diverse parti. Per esempio, in vista della mostra su Piranesi abbiamo scandagliato in Biblioteca Reale materiali su Roma, ed è venuta fuori una straordinaria ricchezza di cinquecentine, mappe antiche che proporremo sicuramente per un’aggiunta in mostra. Sono opportunità che nascono da un giardino di mille fiori, dove uno sboccia e di conseguenza dai suoi semi nascono altri fiori. Al di là di questo, trovo che ci siano collezioni molto affascinanti e importanti che meriteranno nei prossimi anni una valorizzazione, penso al Museo di Antichità, con reperti etruschi, ciprioti, assiri che sono un po’ dimenticati e invece sono straordinari portatori di storie molto interessanti che meritano di essere raccontate».

Cosa ci aspetta nel 2018?
«Il programma delle mostre è molto interessante, vorrei citare due cose in particolare che riguardano il nostro patrimonio. La prima è Van Dyck, la seconda è una mostra che certamente piacerà ai torinesi perché è dedicata a Riccardo Gualino e alla sua biografia, non solo all’attività di collezionista. Ci saranno poi occasioni che possiamo definire esotiche, come una mostra sulla natura morta da collezioni spagnole, esterne all’Italia. Infine un appuntamento dedicato ai destini dei patrimoni culturali, Anche le statue muoiono, in collaborazione con il Museo Egizio e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che sottolinea, anche per i beni archeologici, come per ogni epoca esistano delle rotture dovute a guerre, rapine e problematicità. L’intenzione, oltre a quella di portare l’attenzione sul patrimonio antico di cui narriamo le vicende, è porre lo sguardo su un patrimonio minacciato di sparizione da fenomeni sociali diversi. Parteciperanno quindi anche giovani artisti che provengono in gran parte da zone di guerre e che racconteranno il loro sguardo sul loro patrimonio, disperso e minacciato, in dialogo tra il presente e il passato».

C’è un luogo di Torino a cui è particolarmente legata?
«Mi piace la pista del Lingotto, è un luogo magico e trovo le rampe in cemento armato una sorta di paesaggio moderno che ha dentro qualcosa di piranesiano. E poi la pista in sé, la possibilità di circuitare in un luogo che è una grande e possente memoria dell’industria da cui nelle belle giornate di sole si vede tutto il profilo delle montagne, è un bel contrasto tra natura sullo sfondo e storia dell’industria sotto i piedi. La pista del Lingotto è un luogo dove porto sempre i miei ospiti… naturalmente dopo aver fatto vedere i Musei Reali!».

Fotogallery

Scopri cosa fare oggi a Torino consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Torino.