Torino Mercoledì 8 novembre 2017

Pienone mai visto a Torino per Artissima e per gli eventi collaterali. E poi ORG, un nuovo strepitoso spazio

L'artista Nico Vascellari
© Artissima

Torino - Una cosa mi ha stupito lo scorso fine settimana a Torino, dove sono andata per il weekend dell'arte contemporanea. Pienone dappertutto, persone da tutt'Italia accorse per vedere le più svariate mostre, poco spazio dove muoversi, quasi impossibile starsene in pace a meditare davanti a qualsiasi opera.

Da Artissima allo stupefacente spazio OGR, da Paratissima a Nesxt, da The Others al Castello di Rivoli. Non ci siamo risparmiati per niente, anzi per confonderci ancora di più siamo anche andati alla Reggia di Venaria.

Quando ho cominciato a muovere i primi passi in questo ambiente, diciamo verso la fine degli anni Ottanta, un'affluenza di pubblico così la si poteva solo sognare. Cos'è successo? Erano ancora i tempi in cui anche i giovani, vedendo un quadro di Mirò dicevano: «Questo lo passo fare anche io!». E figuriamoci l'orinatoio di Duchamp che reconditi pensieri faceva venire a chi per caso comprava un biglietto e andava a vedere una mostra.

La stessa cosa mi è capitata alla Biennale di Venezia due settimane fa, non un angolo libero per tirare un respiro. Cosa sta succedendo? È forse entrato in testa anche ai giovani italiani cos'è l'arte contemporanea, che escono ancora dalle scuole superiori conoscendo a malapena gli artisti della prima metà del Novecento? È la disoccupazione in tutti i settori che spinge tanti giovani, che un tempo un posto fisso l'avrebbero trovato prima o poi, a diventare artisti? Come musicisti, attori, scrittori?

- Castello di Rivoli, mercoledì primo novembre, sera. Eccoci all'inaugurazione di Gilberto Zorio. Non si riesce a vedere quasi niente, data la ressa. Poi la mostra è cosparsa di muretti con mattoncini bianchi che circondano le opere, e in qualche modo disturbano la fruibilità dei lavori. Scendiamo a bere qualcosa al bar, mentre dalle casse acustiche si diffonde l'Internazionale, un'idea dello stesso Zorio suppongo ma non ho il tempo per chiederglielo, una musica che rimbomba mentre gli invitati entrano per la cena nel ristorante con un'ampia vetrata, gestito dal pluristellato chef Scabin. Zorio arriva sull'onda delle note, apre la porta del ristorante, sbuffa, la richiude, e se ne rimane fuori. «Questo non è proprio il posto dove vorrei essere stasera», sembra pensare, mentre collezionisti e dirigenti delle più svariate fondazioni stanno prendendo posto intorno ai tavoli imbanditi. Se ne sta lì fuori a chiacchierare e ad ascoltare l'Internazionale, futura umanità.

Venaria Reale, giovedì 2 novembre, mattino. Spazi immensi per una piccola monarchia finita neanche troppo bene. Questa non è certo la stagione migliore per visitarla, in primavera l'ampio giardino è tutto fiorito. Corriamo veloci per stanze e saloni, spettacolare la Sala Grande che avevo già visto nel film di Giuliano Montaldo I demoni di San Pietroburgo, dove si raccontano alcuni episodi della vita difficile di Dostojevskij.

Artissima, giovedì 2 novembre, pomeriggio. Oggi è il giorno dell'inaugurazione, anche qui la folla, fa un caldo insopportabile. Andiamo subito a vedere la mostra Deposito d’Arte Italiana Presente, a cura di Ilaria Bonacossa e Vittoria Martini. Mi commuovo, sono esposti tanti artisti che hanno mosso i primi passi negli anni Novanta, alcuni amici cari. E ora eccoli tutti insieme come ai vecchi tempi, Liliana Moro, Luca Vitone, Grazia Toderi, Eva Marisaldi, Maurizio Cattelan, Stefano Arienti, Monica Bonvicini, Vanessa Beecroft, Mario Airò, Margherita Manzelli, Massimo Bartolini, Marcello Maloberti, Stefania Galegati. Mi spuntano quasi le lacrime, e poi ci imbattiamo in Androginia, un video del 1994 dove Cesare Viel, il mio compagno, parla doppiato dalla voce di un'attrice. Ci soffermiamo lì mentre una giovane studentessa dell'Accademia Albertina sta spiegando con entusiasmo a due ragazzi il significato dell'opera. Noi la ascoltiamo con interesse. Quando i ragazzi finiscono di ascoltare il video, lei mi passa le cuffiette pensando che sia in attesa e io le rispondo sorniona che questo video l'ho già visto milioni di volte. Pare incredula e offesa, fino a che non dico: «Anche se sono passati più di vent'anni, il signore che è con me e il ragazzo del video sono la stessa persona». La ragazza si commuove ancor più di me. Qualcosa ogni tanto si semina in questa società inconsistente e liquida, dove tutto quello che fai sembra scomparire in una nuvola di fumo.

Venerdì 3 novembre, sera. In un hangar affittato, la galleria Pinksummer di Genova ha messo in mostra i suoi bravi artisti. L'operazione di intitola Don't look like a line, ma non concludiamo ancora qui questa frenetica giornata.

Venerdì 3 novembre, notte. Facciamo un salto a The Others, una fiera alternativa che utilizza sedi non convenzionali, con gallerie che hanno affittato alcuni spazi in un ex ospedale, ma ormai è tardi, è quasi tutto chiuso e dobbiamo litigare per una birra.

OGR, venerdì 3 novembre, mattino. Uno spazio che mi ha stupito. Mi sembra di essere al Nord Europa, un'operazione simile a quella dell'Hamburger Banhof di Berlino. Prima qui venivano riparati i treni, ora è stato riconvertito e ne è venuto fuori uno degli spazi più belli d'Italia per l'arte contemporanea, inaugurato a settembre, per una spesa di 90 milioni. Vale una visita a Torino. La mostra si intitola Come una falena alla fiamma  e prosegue negli spazi della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

venerdì 3 novembre, pomeriggio. Torniamo ad Artissima, e giriamo ubriachi di visioni tra gli stand, troppa roba, prendiamo un bicchiere di vino e ce ne andiamo.

sabato 4 ottobre, pomeriggio. È la volta di Nesxt, Indipendent Art Festival, giriamo per il quartiere ricordando l'amica Maria Perosino che qui viveva e poi ci infiliamo nello spazio di Simona Barbera e poi al Caffé Internazionale di Stefania Galegati, dove stiamo a discutere di didattica alternativa per tre ore.

Domenica 5 ottobre, pomeriggio. Finiamo il Gran Tour Torinese a Paratissima, ma c'è tanta di quella gente e molte opere dal valore discutibile. È difficile muoversi nella ressa, tra gomitate nei fianchi e spintoni, dopo due ore ce ne andiamo esausti.

Il mondo sta cambiando, mai e poi mai è esistito un così gran numero di persone e soprattutto di giovani interessati all'arte come oggi. Un sintomo da non sottovalutare. Un patrimonio da salvaguardare, più delle stesse opere.

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