Cultura Torino Giovedì 5 ottobre 2017

Officina della Scrittura a Torino, tra penne e inchiostri nel museo della manifattura Aurora

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Torino - Ricami di inchiostro, pagine da sfogliare, scrittura: sembrano gli elementi di un racconto di Italo Calvino, e riecheggiano negli spazi della manifattura Aurora, sulla strada per Settimo, vicino alla medievale Abbadia benedettina di Stura. È lì che, dal 1943, ha sede la produzione di uno tra i più famosi brand di penne italiani, nato nel 1919 nel cuore della città, e trasferitosi in periferia dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, che ne distrussero la maggior parte dei padiglioni. Una produzione al cento per cento made in Italy che prosegue ininterrotta dal 1946, di generazione in generazione, portando avanti una tradizione italiana fatta di passione, eleganza, design. Dalle più semplici Auretta a sfera, alle più raffinate stilografiche, le penne Aurora sono da sempre un segno, spesso celebrativo per momenti importanti della vita.

Al segno, e alla scrittura, è dedicato il primo museo al mondo, inaugurato a ottobre 2016 proprio all’interno della manifattura Aurora. Officina della scrittura, questo il nome del sogno diventato segno, concepito fin dal 2004 dal Presidente di Aurora, Cesare Verona, insieme a un’associazione nata appositamente per supportare  il progetto, Aurea Signa.

L’area museale conta 2500 metri quadri, riadattati dopo un progetto di riqualificazione a cura di Carlo Alberto Rigoletto, e ospita sale e spazi in un grande racconto con cui viaggiare dalle origini del segno alla prima macchina da scrivere Remington, tra penne iconiche, pannelli multimediali, una biblioteca consultabile su appuntamento, arredi e costumi degli Archivi RAI, alla riscoperta delle tracce non verbali lasciate dall’essere umano nel corso della storia. A Officina della scrittura si succedono laboratori di calligrafia, incontri, e attività nel segno del fare, e con lo sguardo rivolto al futuro. Ecco perché, per festeggiare il primo compleanno della struttura, Ermanno Tedeschi ha curato per Officina della scrittura la mostra Street arts volant!, visitabile fino al 14 gennaio 2018 e dedicata a una forma d’arte urbana che, portando a riflettere sulla riqualificazione di aree spesso periferiche e post-industriali come l’Abbadia di Stura, non smette di riaccendere l’attenzione sul segno, sulla sua capacità di farsi da linguaggio pura icona, immagine.

In mostra i contributi di artisti internazionali come Rammellzee, Chaz, Bojorquez, Etnik, Galo e Opiemme, e le fotografie di David Kassman, Elisabetta Riccio, Eran Shakine, Avivit Segal e Luca Vianello, mentre sulla terrazza del museo i torinesi Truly|Urban Artis hanno realizzato un’anamorfosi, opera permanente che ricorda ancora una volta la centralità della scrittura. Non solo, in occasione della settimana del design, le sale del museo ospiteranno anche una grande mostra sulle eccellenze della manifattura torinese dei settori fashion e furniture: I Love It project “Nel segno del design” sarà visitabile dal 7 ottobre al 20 novembre.

«Rappresentiamo un’eccellenza manifatturiera italiana –spiega Cesare Verona - ci apprestiamo a festeggiare i primi cento anni, che ricorreranno nel 2019, ma già nel 2018 daremo il via a diverse iniziative. Nel 1870 il mio bisnonno Cesare aveva portato in Italia la prima macchina da scrivere dagli Stati Uniti, la Remington, prima di Olivetti, poi ci siamo trasferiti qui, nello stabilimento vicino all’Abbadia, dal 1946: concentrarci sul territorio è stata una scelta forte, qui facciamo tutto, siamo un autentico made in Italy. Restando in questo posto abbiamo quindi pensato di investire in un progetto curato e bello che si è concretizzato nei 2500 metri quadri di Officina della scrittura, il segno di un sogno, ci piace chiamarlo così».

Non a caso Officina, la parte culturale del mondo Aurora, richiama il tema del lavoro, del fare: una manifattura costruita su un’antica filanda, che produce in media cinquantamila penne all’anno, oggi è al contempo spazio di produzione e, al piano superiore, museo. «Crediamo di rappresentare bene la cultura del fare tipica di Torino e del Piemonte – aggiunge Verona – a Officina ospitiamo collezionisti e designer da tutto il mondo, è un luogo interattivo che promuove eventi e che vuole essere uno spazio aperto, una sorta di piazzetta della conoscenza. Ci piacerebbe per esempio inaugurare in questo posto la collaborazione con alcuni famosi premi letterari».

Obiettivi ambiziosi per il futuro, che partono però da solide basi. Tra le perle da non perdere durante la visita a Officina, ci sono infatti le cosiddette 13 regine, penne, cioè, che hanno cambiato la storia, tra cui svettano la Hastil e la Thesi Aurora progettate nel 1970 da Marco Zanuso, designer industriale, oggi parte della collezione permanente del MOMA di New York come esempi di creatività italiana nel mondo. Lussuose, ricoperte di brillanti, o griffate in edizioni limitate per personaggi facoltosi o committenti culturalmente significativi come Treccani, ma anche regalate per occasioni speciali e tenute in borsa o in tasca: ogni penna mantiene i caratteri artigianali delle origini, interamente realizzata nella manifattura torinese e lì assemblata pazientemente a mano nei suoi numerosissimi pezzi. Una produzione tutta italiana molto apprezzata all’estero, specialmente in medio Oriente e nei mercati di Usa e Giappone, paesi in cui penne così sono oggetti di culto.

Difficile, oggi, nell’epoca del digitale, comprendere la centralità e complessità di una penna. Se per scoprire da vicino come si realizza ogni parte di questi oggetti - dalle lacche, plastiche e metalli che li rivestono, alla lavorazione dei pennini (Aurora è l’unica azienda italiana a praticarla in sede) o alla progettazione del design - è sufficiente lasciarsi coinvolgere in una visita alla manifattura, del percorso simbolico attraverso la scrittura si occupa Officina. Imparare che tutto è segno, all’interno degli ariosi spazi del museo che affacciano direttamente sulla collina di Superga, è un’attività giocosa e divertente, che dai simboli che ci circondano quotidianamente conduce per mano all’esplorazione della complessità del linguaggio. Ecco allora succedersi gli alfabeti che hanno accompagnato lo sviluppo dell’umanità e il suo progresso, insieme agli strumenti della scrittura tra cui penne d’oca e calamai da viaggio. Un percorso storico, che ricostruisce il Novecento attraverso le penne, ma anche un viaggio sensoriale che stuzzica l’olfatto con diversi profumi e la vista, con l’immersione nel blu profondo dell’inchiostro, dalla “pancia” della penna camminando al suo interno, fino in punta al pennino. Attenti calligrafi che ricamano il foglio, mani che scrivono, dita sulla carta: il digitale che ci circonda, a Officina della scrittura ritroverà tutta la carica della sua etimologia. Digitus non è altro infatti che il dito, lo stesso che picchia sulle tastiere moderne e che si è dato da fare su quelle delle prime Remington, giunte a Torino per scrivere la storia delle penne Aurora.

A Officina della scrittura si tengono visite individuali, a tema e laboratori, il museo è aperto lunedì, martedì, giovedì e venerdì dalle 9.00 alle 18.00, sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00, la mostra Street arts volant! sarà visitabile fino al 14 gennaio 2018, Nel segno del design dal 7 ottobre al 20 novembre 2017. La visita alla manifattura si effettua dal lunedì al venerdì, dalle 8.00 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 17.00. Per tutte le informazioni sugli spazi e le attività, Officina ha un sito (www.officinadellascrittura.it ) e una pagina Facebook https://www.facebook.com/officinadellascrittura/ sempre aggiornati. 

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