Libri Torino Lunedì 25 settembre 2017

Enrico Remmert racconta La Guerra dei Murazzi, tra magia e mitizzazione

© Flickr / Tommaso Tani

Torino - C’è una pagina di Torino ben nota tra le pagine dei quattro racconti che danno vita al nuovo libro di Enrico Remmert edito da Marsilio, e ha lo scenario notturno della movida di venti anni fa, quella che impazzava lungo le banchine del Po e dove si è compiuta La guerra dei murazzi, simbolico titolo del racconto di apertura che dà il nome all’intero volume. Un’immagine forte, volutamente esagerata, per portare il lettore indietro nel tempo, tra la metà degli anni Novanta e i primi Duemila, quando i cosiddetti Murazzi del Po, una volta sede di rimesse e officine per imbarcazioni, ospitavano una serie infinita di locali, e con loro l’intera città festaiola con le sue contraddizioni, ombre, storie di immigrazione e violenza capaci di innescare una guerra passata in sordina fino alla chiusura dei “Muri” nel 2012. Ora la movida è altrove, dei Murazzi restano il ricordo tra le generazioni che li hanno frequentati assiduamente e una sorta di mitologia che passa di bocca in bocca, con la quale Enrico Remmert si misura nel suo racconto.

«I Murazzi, allora, erano un luogo magico – spiega – fino ai primi anni Settanta c’erano ancora dei magazzini, poi nacque il Dottor Sax, con un vecchio tram infilato in uno dei locali, arrivarono Giancarlo e il Centro Sociale. Ma agli inizi degli anni Ottanta restava solo un posto per carbonari. L’esplosione fu verso l’inizio dei Novanta: il venerdì e sabato c’erano decine di migliaia di persone,  locali in ogni arcata sulle banchine, ce n’era per tutti i gusti, erano diventati il luogo di concentrazione di tutte le persone di Torino. Finché poi sono stati abbandonati a loro stessi, in concomitanza con la prima, ma ancora di più la seconda ondata migratoria nordafricana e l’arrivo di ragazzini veramente aggressivi, quando si è creata una situazione esplosiva».

Di quell’esplosione racconta l’autore, nella ricerca di una visione capace di smitizzare quell’esclusivo ricordo dei Murazzi come luogo di sogno dove, tra sperimentazioni e musica, passarono anche nomi come i Subsonica o Vinicio Capossela. «È un falso mito che cerco di attenuare – prosegue – i Murazzi sono un posto che ha avuto anche molte ombre. Mi interessava parlare di identità, della storia: la protagonista, Manu, si innamora di un buttafuori albanese e il suo ragionamento torna costantemente sull’identità, la nazionalità, il fatto che quando conosci una persona ti interessi alla sua storia… C’è molto in questo racconto!». 

Non solo di Torino, però, narrano le storie di questo libro, che tiene insieme quattro racconti legati, tra l’altro, dal filo dell’identità. I protagonisti sono tutti anime inquiete, colte in ragionamenti sulla possibilità di scappare, di muoversi oppure no. Si succedono così Otto progetti per la costruzione di una nuvola, in cui compare un parrucchiere giapponese nell’incontro con un’altra cultura e identità, e c’è poi la rivolta cubana dei balseros in Havana 3 a.m., fino a Baal, storia di impatto e violenza che chiude la raccolta.

«Volevo mostrare quanto possano essere vincenti delle singole esistenze – chiarisce Remmert – mi sono concentrato su storie che sembrano molto piccole e se il protagonista di Otto progetti per la costruzione di una nuvola ha un’illuminazione almeno su una cosa circoscritta, gli altri tre invece restano un po’ spaesati. Dario Voltolini ha usato una metafora che trovo meravigliosa, ha detto che in questi quattro racconti è come se costruissi delle navi in bottiglia, e ogni racconto è una nave perfetta, ma all’ultima pagina la tiro fuori dalla bottiglia e spacco tutto. Non me ne ero reso conto, ma queste storie hanno tutte un finale che cambia quello che si è detto prima».

È così per il finale di Baal” racconto che vede protagonisti degli allevatori di cani e che sfuma in un secondo piano più intensamente simbolico, ma anche per La guerra dei murazzi e la sua storia d’amore, o per Cuba, racconto critico sul castrismo che nell’ultima pagina sconvolge tutto e fa ripensare alla dittatura come alla più grande rivoluzione, cogliendone la doppia faccia. Dietro tutti i racconti, il male, la violenza e il tentativo di capire un’aggressività sempre presente.

Non c’era spazio per il romanzo in questo nuovo lavoro di Remmert, che arriva dopo sette anni da Strade bianche e porta alla luce storie custodite e ripensate per lungo tempo.

La guerra dei Murazzi insieme ad Havana 3 a.m. è infatti un racconto lungo o romanzo breve, che si alterna alle altre due storie, più classiche nella loro brevità. «Tutti e quattro i racconti hanno delle vicende strane alle spalle – dice l’autore – il termine “guerra” chiaramente è un’esagerazione, ma è una parola del mitico Giancarlo, proprietario di uno dei più famosi locali dei Murazzi. È stato lui una notte del 2012 a ricordarmi che là ogni sera c’era la guerra, finiva con le ambulanze. E poi tempo fa c’era stata una presentazione con Giuseppe Culicchia dove avevamo sottolineato di aver scritto delle storie intime. Mi sono detto: perché non riuscire a trovare invece storie più ampie, dove il piccolo sfiori il grande? Ai Murazzi avevo assistito a un fenomeno con morti e feriti emblematico della situazione, che era sì di 20 anni fa, ma potrebbe essere una storia che accadrà tra 20 anni. La domanda è infatti: cos’è l’immigrazione senza integrazione? È un problema di adesso, che ricade sull’attualità tra immigrati lasciati a se stessi e odio che viene fomentato».

Domande lanciate al lettore, nella verità bugiarda che contraddistingue ogni narrazione mescolando fatti reali e menzogna narrativa e che riporta ancora una volta al racconto di apertura e a Torino, città di Remmert, luogo dalle mille pagine, storie, pieghe e volti. «Credo che ci sia una mitizzazione di questo posto – conclude l’autore parlando dei Murazzi – continuano a essere chiusi da qualche anno e forse c’è un po’ di timore ad aprirli, perché negli altri quartieri, da San Salvario, a Vanchiglia al Quadrilatero, Torino è un brulicare di locali. Non so mai se è una leggenda o la verità, ma Torino è la città d’Europa con più locali, io stesso continuo a vederne. Certo, senza i Murazzi ci siamo persi un pezzo della città, mi dispiace molto perché erano il posto più famoso di Torino, come il Temple Bar di Dublino e le Ramblas di Barcellona, arrivava gente da Roma, Bologna, e ora non ci sono più. Ma è anche giusto che ogni generazione scelga i posti dove andare, e oggi che l’offerta è ampia i Murazzi non cambierebbero il panorama. Torino è una città di matti del resto: a Milano si va da trent’anni negli stessi locali, qui invece si cambia, si ricercano i luoghi, e credo che la prospettiva per i prossimi anni sia quella di girare di nuovo da un posto all’altro».

Intanto, a girare sarà Enrico Remmert per una serie di presentazioni del libro che inizieranno martedì 26 settembre alle 21.00 al Circolo dei Lettori di Torino con Davide Ferraris e letture di Manuela Grippi. Giovedì 5 ottobre alle 19.00 l’autore sarà alla Libreria L'Ibrida Bottega di Torino con Federico Bena, e sabato 7 alle 18.30 alla Libreria Milton di Alba con Carlo Borgogno e Manuela Grippi. Appuntamento poi domenica 8 ottobre a Portici di Carta a Torino, alle 17.00 nel gazebo dei giardini Sambuy di Piazza Carlo Felice, mentre giovedì 12 ottobre sarà il turno del Circolo B-Locale di via Bari alle 19.00, in compagnia di Hamilton Santià, Tiziano Colombi e Domenico Mungo e Johnson Righeira. Venerdì 13 ottobre sarà protagonista Ivrea, dove l’autore sarà alle 18.30 alla libreria Livré. Giovedì 19 ottobre ospiterà Enrico Remmert la Libreria Verso di Milano, alle 19.00, mentre venerdì 27 ottobre l’autore sarà nuovamente a Torino alla libreria Trebisonda, alle 19.00, con Fabio Freedom Giudice e Vito Miccolis. Ultima data – ma solo per ora – a novembre, giovedì 9 alle 18.00 alla Libreria della Torre di Chieri, in compagnia di Giorgia Meneguz.

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