Portici a Torino, 12 chilometri di storia urbana

Portici a Torino, 12 chilometri di storia urbana

Cultura Torino Martedì 25 luglio 2017

Torino - Un patrimonio urbano fatto di 12 chilometri porticati, tra palazzi storici e dei primi del Novecento. Fino a settembre aperto il bando per crearne un’immagine coordinata.

Pratico rifugio per continuare a passeggiare quando piove o nevica senza bagnarsi, colorato mondo di vetrine e luci quando, l’inverno, il buio avvolge presto la città, bellezza da abbracciare con lo sguardo, o piccole raffinatezze della storia e del tempo da cogliere tra un pilastro e un’arcata. I portici di Torino sono famosi, e amati, per ognuno di questi motivi e per tutti messi insieme. Dodici chilometri di vie porticate che caratterizzano la città, dandole quell’aura sabauda inconfondibile, e che per questo lanciano la sfida di diventare una vera e propria immagine coordinata per solidificare e connotare ancora di più il profilo turistico di una città ricchissima, tornata a sbocciare dopo il giro di boa delle Olimpiadi del 2006. 

L’iniziativa è stata presentata lo scorso giugno da Fondazione Contrada Torino Onlus in collaborazione con le istituzioni cittadine, e intravede nella valorizzazione dei portici di Torino, inclusi tutti gli esercizi commerciali che vi trovano spazio, un’attrattiva unica, capace di portare in città un turismo internazionale. Portici di Torino – Turismo, cultura e commercio è così in cerca dell’immagine più efficace per presentarsi alla città: il bando è scaricabile qui e ha scadenza il 24 settembre 2017

Ma tra un portico e l’altro, nel succedersi di stili architettonici che passo dopo passo hanno dipinto l’attuale volto di Torino, tra un barocco e uno stile novecentesco, quale mondo si anima? Non sfuggirà ai più attenti che è proprio sotto le vie porticate del centro città che trovano sede alcuni tra i più celebri locali storici della città. Dagli antichi caffè, come Mulassano, Fiorio, Platti, alle pasticcerie, per esempio Pfatisch e Stratta, senza dimenticare anche alcuni cinema tra i più antichi, nel cui elenco spiccano il Lux e il Romano, ancora oggi attivi, o il King Kong di via Po oggi divenuto locale. E poi il Teatro Regio, lo splendido cortile del Rettorato dell’Università, o ancora le collezioni della Fondazione Accorsi-Ometto. 

Elemento architettonico costruito al fondamentale scopo di creare spazi pedonali coperti in cui passeggiare o acquistare dalle botteghe, i portici hanno mantenuto nel tempo lo stesso profilo, diventando la passerella privilegiata per immergersi nel centro storico tra una cioccolata in tazza, un gelato, shopping, teatro, svago e cultura. Sotto i portici di Torino si passeggia, si ammirano scorci, si raggiungono mete, si va in bicicletta, ci si fa abbagliare dalle vetrine, o dalle creazioni particolari che ogni anno le Luci d’artista propongono sotto Natale, e ancora si scoprono antiche botteghe, o si fanno affari alle bancarelle di libri usati, vivendo in modo speciale la città.

A Torino i portici esistevano già prima dell’anno Mille: fu infatti nell’870 che il vescovo Àmolo, scacciato dalla sua sede, per vendetta fece distruggere dal suo esercito molti dei porticati cittadini, dove la gente era solita passeggiare. Una ripicca che si scagliava contro un’abitudine ben radicata dei torinesi, che sotto i portici di piazza Castello e di via Po erano soliti bighellonare ancora molto più tardi, durante il Seicento. Un paio di secoli dopo, furono i Savoia, all’apice della potenza con una città divenuta capitale del Regno d’Italia, a dare ulteriore lustro alle vie coperte del centro città. Tra il 1848 e il 1860 fu un vero rifiorire urbano all’insegna del lusso che aristocratici, borghesi, commercianti e artisti si palleggiavano, sfoggiando i reciproci averi. Sotto i portici erano fissate udienze, si trattavano affari di Governo e di borsa, si scommetteva, si cercava ispirazione per opere d’arte e si compravano generi di ogni tipo. Insomma: una città nella città, e tutta al coperto

Nel Novecento, arriva lo stile nuovo, e con i lavori di ammodernamento via Roma, asse centrale della viabilità cittadina, cambia volto passando dai portici barocchi agli attuali, molto più freddi nelle forme e nella scelta dei materiali, per lo più marmi italiani. Un nuovo volto, che arricchisce la stratificazione storica degli stili architettonici in città senza tuttavia svilire né eliminare il cuore pulsante e vitale dei portici, ancora oggi tra i più percorsi, sia perché comodo collegamento tra punti nevralgici, sia perché sede delle boutique di alta moda.

Il progetto Portici di Torino non è certo la prima iniziativa che riconsidera i portici come un patrimonio urbano da sfoggiare e sfruttare, c’è infatti per esempio il progetto culturale di Portici di carta, la manifestazione che ogni autunno porta lungo i tanti chilometri coperti del centro i librai indipendenti della città, creando così quella che viene definita la libreria più lunga del mondo, sotto i portici della città. C’è da pensare che, una volta scaduto il bando per la creazione dell’immagine coordinata dei portici, si passerà all’opera per rianimare ulteriormente questo spazio speciale, versatile e vitale. Trovato il volto da dare al nuovo brand, prenderanno infatti vita, grazie al Comitato Portici di Torino, iniziative che puntano a rivitalizzare i portici: eventi, riappropriazioni collettive, un sito e una app che mapperanno attività, eccellenze e iniziative, creando un network che unirà l’agenda eventi alla narrazione della storia dei portici, con i loro palazzi, musei e locali più noti.

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