Eugenio In Via Di Gioia: «Tutti su per terra è un urlo al cambiamento» - Torino

Concerti Torino Giovedì 6 luglio 2017

Eugenio In Via Di Gioia: «Tutti su per terra è un urlo al cambiamento»

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Torino - Tecnologia, cambiamento climatico e la consueta ironia nel secondo album della band torinese, pronta a un’estate di concerti live

Eugenio Cesaro, voce, Emanuele Via, tastiere, Paolo Di Gioia, batteria. Il bassista non ci stava, così lo hanno messo nel titolo del loro disco d’esordio, datato dicembre 2014: Lorenzo Federici (Libellula). Sono gli Eugenio In Via Di Gioia – un nome che la dice già lunga sulla giocosità della band -, vincitori della critica al Premio Buscaglione 2013, con un esordio frizzante accolto al meglio tra recensioni positive della stampa, showcase e la partecipazione alla compilation Sotto il cielo di Fred, insieme a Brunori Sas, Dente, Perturbazione. Ma non è tutto: tra primi posti nelle classifiche dei brani più ascoltati nel 2015 a Torino, la loro città, i quattro hanno continuato a collezionare successi di pubblico in un esordio prolungato che li ha portati in tour per tutta Italia. Sono tornati a far parlare di sé a settembre 2016, quando hanno lanciato in modo insolito, attraverso un videogame, il loro nuovo singolo Pam. È seguito un tour europeo, il primo, finché nell’aprile 2017 ha visto la luce il nuovo album Tutti su per terra, prodotto da Fabio Rizzo (Dimartino, Niccolò Carnesi) e Marco Libanore.

Nove brani che dipingono un mondo stralunato, dove le prospettive si ribaltano come ricorda lo stesso Atlante sulla copertina del disco, che non regge più la volta celeste, ma è invece schiacciato sopra il pianeta. Ed è proprio una relazione rivoluzionata, a testa in giù, quella tra uomo e mondo raccontata nelle nove tracce che compongono il lavoro. «Atlante, la figura mitologia rovesciata che schiaccia il mondo è il concept stesso dell’album – racconta Paolo, batterista – è un mondo schiacciato dalla tecnologia, dall’umanità, dal cambiamento climatico e da varie situazioni che lo hanno cambiato e messo a rischio. La nostra visione non è del tutto pessimistica, ma realistica: Tutti su per terra è un urlo di cambiamento, con la voglia di provare a rialzarsi, senza abbattersi. C’è un brano, in particolare, che parla del cambiamento climatico, La punta dell’iceberg: ecco, lì c’è una visione pessimistica che però vogliamo combattere, e il cambiamento parte in primo luogo proprio da noi, dalle nostre canzoni. Riuscire ad arrivare alle persone attraverso l’ironia dei testi e l’allegria musicale di alcuni brani è il nostro scopo: vorremmo far pensare, non ci estraniamo da un mondo dentro il quale siamo anche noi, anzi proviamo a combattere quello che secondo noi non va».

La passione per la musica di strada, dalla quale nascono, non abbandona gli Eugenio In Via Di Gioia: partiti come buskers, con un retroterra che raccoglieva la tradizione italiana folk tra balere e swing, oggi propongono una reinterpretazione tutta personale del nu-folk inglese, che racconta del mondo contemporaneo con ironica amarezza. «Ci sono punti in comune con l’album precedente – così il batterista racconta la maturazione del nuovo disco e la crescita stilistica della band – c’è sicuramente il folk per esempio: i suoni di fisarmonica, che tuttavia cambia e diventa tappeto e non più riff, e la chitarra acustica. Cambiano però le percussioni: non uso più solo il cajòn, ma la batteria e altri strumenti che colorano il disco¸». Con un mix debitore del sound di gruppi come gli Edward Sharpe and the Magnetic Zeroes e gli Alt-j, coordinate sonore del nuovo album, gli Eugenio In Via Di Gioia ammettono di avere tra le principali fonti di ispirazione musicale il folk, per esempio i Mumford & Sons, e di ammirare anche qualche nome della musica italiana, tra cui Le Luci della Centrale Elettrica e Giovanni Truppi, cantautore napoletano con base a Roma.

A maturare in Tutti su per terra sono però anche i testi, che raccontano il mondo contemporaneo con un’ironia a volte amara, ma sempre intrecciata a giochi di parole curiosi. È Eugenio, la voce del gruppo, a mettere per primo le mani sulle parole: «lui scrive un canovaccio, di solito suonando per strada – è quel che spiega Paolo – le strade di Torino sono una grande ispirazione, così come le persone che passano. Poi possiamo amplificare i brani, continuare a scrivere sulla musica che creiamo tutti insieme, ma la strada ci aiuta tanto, i testi partono da lì».

Parte integrante del rapporto con il pubblico è anche la promozione, nell’era contemporanea e social sempre più centrale, perché centrale è diventata la tecnologia. A raccontare di un mondo sempre più mediatico e per certi versi finto è Giovani illuminati, primo singolo estratto dall’album, che ha stupito per il suo video, primo esempio italiano di tecnica hyperlapse, firmato da Dario Calì che ha unito migliaia di scatti fotografici in un video fluido. Il tema del testo, raccontato dalle immagini, è la possibilità odierna e paradossale di girare il mondo stando fermi davanti a uno schermo di pc.

«La tecnologia è ormai parte integrande del nostro lavoro – è quanto ammette Paolo Di Gioia pensando al rapporto quotidiano del musicista con la tecnologia – fare musica resta la cosa primaria, ma immediatamente dopo c’è il rapporto con il pubblico attraverso i social: fino a 10 anni fa era impensabile scrivere direttamente al tuo idolo, oggi invece accade, e fa ormai parte anche del nostro mondo. Lavoriamo a stretto contatto con la tecnologia, è centrale anche per la promozione, perché è dalle piattaforme social che parte tutta la pubblicità: pensiamo all’avvento di Youtube, Facebook, e oggi di Spotify… è importante riuscire a promuoversi in modo tecnologico».

Tecnologico e crossmediale si appresta a essere anche il progetto in cantiere per settembre, che probabilmente porterà la band a teatro insieme al divulgatore scientifico torinese Andrea Vico, appassionato all’idea degli Eugenio In Via Di Gioia. Dentro ogni brano del nuovo album è infatti contenuta una pillola scientifica, «la nostra idea è riuscire a mischiare musica e progetto scientifico – spiega il batterista – inserendo anche esperimenti dentro uno spettacolo teatrale. Visto che ogni canzone parla di scienza, pensiamo sia importante riuscire a far arrivare meglio il mondo scientifico al pubblico».

L’autunno non sarà però solo divulgazione scientifica, perché la musica resterà protagonista di un tour che partirà tra ottobre novembre e porterà la band in giro fino alla primavera. L’idea è infatti quella di far conoscere il disco da qui a un anno e mezzo, e viaggiare per coinvolgere quanto più pubblico possibile: «stiamo già lavorando adesso a nuovi brani – anticipano – e vorremmo riuscire a concludere il tour per settembre 2018 per poter uscire con il disco nuovo a inizio 2019. Certo, sono idee, ma ci piacerebbe portarle davvero a termine. Per ora sta andando tutto molto bene, siamo contenti».

«I live sono tutto per noi! – conferma Paolo pensando ai prossimi concerti in calendario - È importantissimo rapportarci con il pubblico, e se nell’album possiamo permetterci di cambiare e maturare, dal vivo manteniamo sempre un rapporto amichevole con chi ci ascolta, siano 20 o 600 persone. Carpire le emozioni della gente e riuscire a trasmetterle è centrale, in questo la strada ci ha aiutato tantissimo: i nostri live sono anche teatrali, con improvvisazioni tra un brano e l’altro, non perché siamo attori, ma perché è il rapporto che negli anni si è instaurato tra noi e la strada, e va avanti ora anche nei live».

Dopo le due date sold out al Cap10100 di Torino nel tour di presentazione di “Tutti su per terra”, sarà infatti un’estate di live per gli Eugenio In Via Di Gioia, che dopo alcune date a giugno presenzieranno il 9 luglio a Ritmika (Moncalieri), per proseguire il 13 al Filo Sound Festival (Grosseto), il 20 al Restart Musicando (Roè Volciano - BS), il 21 a Tanaro Libera Tutti (Alba) fino a concludere di nuovo nel torinese il 30 luglio all’Apolide Festival.

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