Scarlattine Teatro: Hamlet Private e un fare europeo - Torino

Scarlattine Teatro: Hamlet Private e un fare europeo

Teatro Torino Giovedì 2 giugno 2016

Clicca per guardare la fotogallery

Torino - Sono passati due anni dal debutto nel 2014 di Hamlet Private un format nato in Finlandia e ad oggi riproposto in Germania, Danimarca e Italia. «Ogni incontro - racconta la performer Giulietta Debernardi affiancata da Marco Mazza nella produzione - ha arricchito questo atto che è unico, per la relazione uno-a-uno, spettatore/performer, su cui si basa. Se il teatro in sé è sempre un'esperienza unica, questo lo è una volta di più per la sua struttura: tutto cambia a seconda delle persone che si incontrano ma anche delle carte che vengono scelte». Dal 2 al 5 giugno 2016, Hamlet Private va in scena al Caffè Elena (p.zza Vittorio Veneto, 5) di Torino all'interno della XXI edizione del Festival delle Colline torinesi. «Hamlet è l'essere umano per eccellenza per questo tutte le volte è estremamente coinvolgente. Hamlet è colui che sa e si rende conto delle cose e questo lavoro svela le maschere che ognuno di noi inevitabilmente indossa. In questo spettacolo si arriva a una verità che si determina solo ed esclusivamente nell'incontro».

Come in un incontro con una chiromante, questa produzione si articola attraverso le carte Talmeh (22+22) che, sfruttando un anagramma, rimandano proprio ad Hamlet e sono una rivisitazione degli arcani maggiori dei tarocchi, ma anche, al contempo, una rilettura della vicenda shakespeariana. Ognuna di queste carte appartiene in modo inscindibile ai performer e contiene una loro rivisitazione dell'Hamlet di Shakespeare. «Per costruire le carte Talmeh abbiamo lavorato come se stessimo girando un film. Le carte sono ispirate alla dimensione emotiva e narrativa della vicenda ma contengono il nostro modo di leggere i vari momenti. Ogni giorno per 22 giorni abbiamo affrontato un momento preciso del testo e un fotografo ha scattato senza mai interromperci. Oltre 100 scatti al giorno sono stati prodotti per cui ogni sera ci siamo seduti per la selezione. Ogni carta conteneva già delle parole chiave scelte a priori dalla regista Martina Marti». Dunque nei due mazzi ci sono due identità. «Sono molto diversi. Quelli di Mazza hanno una dimensione più simbolica e concettuale perché lui ha lavorato di più su delle idee. Le mie raccolgono l'importanza delle atmosfere e della dimensione istintiva e suggestiva».

Il progetto originale di Martina Marti, nato in Finlandia, prevedeva solo un'interprete donna. Nel confronto con Scarlattine Teatro, sollecitato da Michele Losi, la nuova proposta di avere anche un performer maschile. «Per la regista, Martina Marti, non si tratta di replicare un format, ma di creare uno spettacolo nuovo ogni volta. Passare un percorso a un nuovo gruppo e lasciare che nel confronto si configuri in modo originale».

L'apertura verso l'Europa e il mondo per Scarlattine Teatro è una direzione e un aspetto identitario. «Anche l'ultimo progetto Buio nato per i piccolissimi, ma la cui elaborazione ora proseguirà per portarlo ad essere uno spettacolo per adulti, è nato grazie a una residenza in Francia. Per noi è stato abbastanza naturale confrontarci con un mondo oltre l'Italia sia per i processi creativi, che per i debutti ma anche alla ricerca di sostegno e finanziamenti. Un'occasione di confrontarsi con pubblici diversi e quindi di arrivare in Italia con una visione più ampia. Per la nostra Odyssey abbiamo raccolto attori da tutta l'Europa per raccontare di un Odisseo che torna dalla sua Penelope ma trova ad attenderlo una casa che è diventata una discoteca. Quest'estate saremo in Grecia con l'ultima tappa di questo lavoro che ha debuttato l'anno scorso e si chiude così simobolicamente là dove è cominciato». Dopo aver lavorato con i piccolissimi (da zero a tre anni) e con gli adolescenti a settembre la compagnia affronterà un'altra tappa della vita mettendosi a confronto con un gruppo di ultra ottantenni. «Il buio non è un problema, né fonte di paura per i piccolissimi. Gli adolescenti invece associano il buio a una situazione di lutto, di disperazione, di angoscia esistenziale. La dicotomia luce/buio è una metafora della vita stessa per questo ci interessa approfondire i modi diversi di vivere queste dimensioni. L'equipe artistica però è ancora da costruire, forse coinvolgeremo una drammaturga e un artista visivo per dare forma a una sintesi, ma siamo ancora in fase di elaborazione del progetto».

Dunque il pubblico per voi è una variabile importante. «Ancora di più: per noi lo spettatore è protagonista e in Hamlet Private questa idea raggiunge il suo apice: lo spettatore è il punto di partenza e di arriva perché sceglie ciò che gli verrà dato. Anche in Odyssey il pubblico entra davvero in una discoteca all'aperto e permette a noi di raggiungere anche chi a teatro non è andato o andrà mai. Così come Hamlet Private l'abbiamo proposto fuori del teatro, in caffé o altri luoghi, a noi preme portare le nostre produzioni dove il teatro non arriva e dare così l'opportunità di incontrarlo».

Quindi anche i luoghi hanno una loro parte importante all'interno delle vostre produzioni. «Noi partiamo sempre dal luogo e dallo spazio perché è questo a determinare la relazione. Per noi è l'esperienza che rende il teatro vivo. Il che rappresenta una grande sfida per noi, quella di essere sempre pronti ad aprirsi a nuove questioni a mettersi in gioco, in una parola, ad essere presenti».

Scopri cosa fare oggi a Torino consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Torino.