Libri Torino Lunedì 12 maggio 2014

Lansdale: «Scrivere per il cinema? Una scrittura giocattolo»

Joe Lansdale
© Joe Lansdale / Facebook

Torino - Prima al Salone di Torino per una conversazione animata (e affollatissima) con Niccolò Ammanniti, poi subito a Cannes per la presentazione a Festival di Cold in july, tratto dal libro omonimo (Freddo a luglio, Fanucci). Joe Lansdale ha trascorso un paio di giorni abbastanza convulsi, rincorso dai fan, dagli amici italiani che in genere lo incontrano al Festival blues di Piacenza e si è concesso, instancabile, persino ai selfie.

Una delle molte qualità di questo scrittore prolifico e non collocabile in un solo genere, è la gentilezza. Ha una parola per tutti, se i lettori si fanno coraggio e gli chiedono come sta, risponde e chiede a sua volta e ascolta la risposta, le sedute di firme sono lunghissime e faticose, ma tutti aspettano pazienti e poi lasciano il tavolino con un sorriso soddisfatto.

A Torino Lansdale ha portato una raccolta dei suoi racconti preferiti, Notizie dalle tenebre (Einaudi, 468 pp., 19 euro). Ha parlato a lungo e volentieri del film, un tantino emozionato per l'esordio al festival dei festival.
Cold in july è stato diretto da Jim Mickle, coprodotto dallo scrittore e ha un bel cast: Michael C. Hall, Sam Shepard, Don Johnson e Vinessa Shaw.

«Penso che scrivere per il cinema non sia scrittura vera e propria, che sia una scrittura giocattolo. Poi si possono anche raggiungere vere e proprie forme d'arte, ma in generale lo considero artigianato,» ha raccontato Lansdale.

«Ho scritto molte sceneggiature per i cartoni di Superman e di Batman. Ma i cineasti sono strani: ho scritto per Ridley Scott, per esempio, e la sceneggiatura è stata sminuita, ridotta, stravolta. Di questo film sono contento, ha un bel regista, un bel cast e sono anche coproduttore, quindi guadagno di più. Ah, devo dirlo per non essere ucciso: nel film ci sono due canzoni di mia figlia Kasey. Con lei abbiamo anche un altro progetto, ma per ora non ne parlo».

Ma parliamo di letteratura, ché quest'uomo è generoso tanto nel parlare di sé, quanto nell'offrire consigli agli esordienti o agli aspiranti. A seguirlo su Facebook, per esempio, si trovano paginate di suggerimenti tratti dalla sua esperienza.
Lansdale si é messo alla prova con molti generi diversi, quale preferisce e perché? «Preferisco quello che sto scrivendo,» risponde ridendo, «ma non scrivo un genere per volta, li mescolo tra loro. La scelta dipende dall'umore, proprio da come mi sveglio, se di umore più cupo o più leggero, inizio la storia con quel mood e poi continuo».

Anche il suo modo di lavorare è piuttosto originale: non segue nessuno degli schemi classici per costruire un romanzo: quando inizia non sa ancora come si svilupperà né come finirà la storia, ma funziona sempre? Non gli capita di incepparsi? «Mi capita raramente, ma non funziona sempre come metodo. Quando il meccanismo si inceppa, la storia cambia prospettiva, oppure ricomincio da capo».

Parrebbe semplice. Lo suggerirebbe a un esordiente? E, più in generale, che cose suggerirebbe a un aspirante scrittore? «Ognuno deve trovare il suo modo di lavorare,» conclude Lansdale, «ma il consiglio che do sempre e che vale per tutti è di sedersi e cominciare. Oltre a leggere tanto».

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