Weekend Savona Mercoledì 28 maggio 2014

Beigua, alla scoperta del geoparco di Liguria

Blockfield Pian del Fretto (Prato Rotondo)
© parcobeigua.it

Genova - Pochi conoscono quanto lui il Parco del Beigua: le sue viscere, i suoi angoli più nascosti, i suoi sentieri e i suoi boschi popolati da una straordinaria varietà di flora e di fauna.
Maurizio Burlando, geologo, è direttore del Parco dal giugno 1998, quando dell'ente regionale, praticamente, non esisteva ancora nulla. «Era una fase pionieristica», ricorda lui: «è dal 2000 che è iniziato lo sviluppo vero e proprio del Parco come garante della tutela delle risorse naturali». E oggi, sedici anni dopo, ci troviamo di fronte a «una situazione che sembrava impensabile appena pochi anni fa: i 17 Comuni del territorio, divisi tra le province di Genova e Savona, finalmente vedono tutti il Parco come un punto di riferimento dal punto di vista ambientale e turistico».

Quella del Beigua, con i suoi quasi 90 kmq, è la più vasta area protetta della Liguria ed è l'unica della regione a fregiarsi del titolo di Geoparco (in Italia sono nove in tutto e il Beigua è riconosciuto tale dall'Unesco dal 2005), ovvero un «territorio dal patrimonio geologico particolare ed una strategia di sviluppo sostenibile».
«Questa è tra le zone con la maggiore presenza di rocce verdi (ofioliti), una delle più grandi in Italia ed Europa» spiega Burlando: «inoltre si trova in un punto di contatto tra Alpi e Appennini, caratteristica molto importante dal punto di vista geologico».
Quali sono i luoghi di maggiore interesse geologico-naturalistico? «Nella zona di Sassello, ad esempio, affiorano coralli fossili di 40 milioni di anni fa; vicino a Stella Santa Giustina si possono ammirare molte foglie fossili, mentre a Prariondo vi sono accumuli di rocce risalenti ai periodi preglaciali. E ancora, il conglomerato della Val Gargassa o i granati del Faiallo, che sono esposti nei musei di tutto il mondo».
Le tracce di un passato remoto e perduto non sono registrate solo nell'entroterra: «da Voltri si possono facilmente scorgere i terrazzi marini, veri e propri gradini generati dal moto ondoso che indicano i diversi livelli dell'acqua nel tempo sui versanti affacciati sul mare».

Nel Parco del Beigua si snodano oltre 600 km di sentieri (di cui 400 gestiti dal Parco) dominati dalla vetta del Monte Beigua, alto 1287 metri. «Questi sentieri un tempo erano le strade utilizzate per arrivare ai pascoli di montagna o per andare a fare legna» commenta Burlando: «tra i tratti più significativi ci sono le tre tappe dell'Alta Via dei Monti Liguri che tagliano il Parco e sono particolarmente spettacolari in quanto segnano il punto dello spartiacque appenninico più vicino al mare (4/5 km)».

Oltre ai diversi sentieri natura dotati di segnaletica e pannelli illustrativi (tra le piante che si possono incontrare, «la dafne odorosa, che è raffigurata anche sul logo del Parco, e la viola di Bertoloni, entrambe legate alle rocce verdi, il giglio di San Giovanni e il cerastio di Voltri»), ad arricchire la rete escursionistica del Beigua «quest'estate verranno inaugurati due nuovi sentieri cultura dedicati alle battaglie napoleoniche nei luoghi nella zona di Piampaludo in cui, nell'aprile 1800, si affrontarono gli eserciti francese e austriaco».

Tra i sentieri del Beigua, si possono trovare percorsi adatti a tutti: dalle passeggiate più agevoli su superfici pianeggianti al trekking per camminatori più esperti con dislivelli considerevoli. «Un'escursione che tutti possono affrontare è il tratto dell'Alta Via che parte dal Rifugio di Prato Rotondo (comodamente raggiungibile in auto, ndr): da qui, in due ore e mezza si arriva al Passo del Faiallo e si può tornare al punto di partenza percorrendo il sentiero ad anello che passa da Casa Miniera. In alternativa, si può anche decidere di fare una passeggiata di 10 minuti o mezz'ora e poi tornare indietro. È un tratto pianeggiante e particolarmente panoramico, che possono percorrere anche persone disabili se spinte su una carrozzina».
Agli escursionisti allenati, Burlando consiglia «l'anello che parte da Arenzano (area pic nic Curlo) per arrivare, percorrendo la strada forestale, al Passo della Gava: si passa dai 100 ai circa 600 metri sul livello del mare e può anche essere effettuato in mountain bike». Adatto ai più esperti, «e sconsigliato comunque a tutti in giornate piovose, il canyon della Val Gargassa, che presenta alcuni passaggi esposti e parti in cordata».

Questi sono anche, secondo il direttore del Parco, i luoghi del Beigua che nessuno - liguri e turisti - dovrebbe perdersi per panorami mozzafiato e tipicità del paesaggio. Un altro punto particolarmente affascinante e che, dice Burlando, dovrebbe essere ulteriormente valorizzato è «Viale Europa, la passeggiata che da Varazze porta a Cogoleto: non ha nulla da invidiare alla Via dell'Amore, e si può percorrere anche in bicicletta». Realizzato sull'antico tracciato ferroviario, il lungomare presenta una morfologia molto interessante, in particolar modo sulle scogliere esposte al mare, costituite da rocce di colore diverso (chiare e scure, con chiazze verdi dalle tonalità più o meno ferrugginose) che testimoniano le tracce degli antichi livelli del mare.

Oltre al notevole patrimonio geologico, il Beigua è un paradiso anche per gli appassionati di birdwatching: «ci sono ben 90 specie di uccelli nidificanti, oltre a quelle di passaggio durante le migrazioni». Quali sono i periodi migliori per gli avvistamenti? «Sicuramente in primavera: tra la seconda e la terza settimana di marzo si può assistere alla migrazione del biancone, nel mese di maggio a quella del falco pecchiaiolo. E, in misura minore, anche durante l'autunno, quando avviene la migrazione di ritorno».
Altri animali che si possono osservare nel Parco sono quelli tipici dell'Appennino Ligure: dai caprioli ai cinghiali, dai daini alle volpi. Un discorso a parte va fatto per il ritorno del lupo, che da 5 o 6 anni ha iniziato a ricolonizzare l'Appennino: «il lupo è monitorato e censito continuamente» spiega Burlando, «attualmente nel territorio del Beigua ci sono due branchi di due o tre esemplari ciascuno. È molto difficile riuscire ad avvistarne qualcuno, scappano subito appena avvertono un essere umano nelle vicinanze. In compenso, seguirne le tracce su entrambi i versanti dell'Appennino è diventata un'attività molto praticata».

«Stiamo lavorando anche per valorizzare le eccellenze gastronomiche del nostro territorio e le aziende che vi operano», aggiunge Burlando: e proprio quello dei prodotti tipici è il tema del prossimo incontro del Forum Nazionale dei Geoparchi Italiani (di cui Maurizio Burlando è stato coordinatore dal 2010, anno della sua fondazione, al marzo 2014), in programma dal 4 al 6 giugno 2014 presso il Geoparco delle Alpi Apuane. Manco a dirlo, di specialità da gustare tra gli agriturismi e le strutture recettive del Beigua ce ne sono parecchie: «dai frutti di bosco al miele, dai funghi di Sassello e della Valle Stura ai formaggi di Stella, fino alle carni e ai salumi».

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