Weekend Savona Venerdì 28 febbraio 2014

Cisano sul Neva, itinerari tra ricette, storia e natura

Cisano sul Neva, panorama
© Alessandra Bergero
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Genova - I genovesi avari? Ne volete sapere una? A Pegli, un tempo, appena finito di cucinare il brodo di carne, mica buttavano via l’osso. Lo passavano, attraverso la finestra, al vicino di fronte. Parola di Giancarlo Priano, detto Zorro, il proprietario del Bar Sport di Cisano sul Neva, nell’entroterra di Albenga. Nato a Genova, un giorno è arrivato in paese e non se n’è più andato. Un gran chiacchierone, ci sa fare con i clienti, tanto quanto sua sorella Marisa sa preparare a mano i ravioli alle erbette che, conditi con il burro e salvia, sono una benedizione. Non mangio carne quindi non saprei dirvi dei secondi, certo è che tra i ceci in zemino o la zuppa di cavolo nero non saprei cosa scegliere. E poi hanno l’Ormeasco di Pornassio, il prestigioso Guglierame, un vino difficile da trovare, che io compro quando vado lassù, in valle Arroscia. Il prezzo? Una ventina di euro, tra primo, secondo e dolce. È sempre pieno, bisogna prenotare (0182 595323).

Cisano sul Neva e dintorni sono una scoperta, dalla gentilezza di Manuela, innamorata dell’Indonesia, che gestisce El Quijote (348 4507575), un accogliente bed and breakfast in paese, alla famiglia Noberasco Ricci, che ha aperto l’estate scorsa il ristorante agrituristico A cantina du Peccau (348 890 8071), vini di produzione propria, dalla Granaccia al Rossese, chef mamma Anna.
Prima di cena, fate un salto al bar degli aperitivi nella piazza principale, la Cadana, ottimi spuntini, anche il polpo. E poi Poldo, il magnifico gatto nero che ti dà il benvenuto sulla piazza del paese.

Non ti sembra di essere in Liguria, quando Sara Ricci, 34 anni, ti racconta con la parlantina sciolta, dei suoi studi a Venezia e della sorella futura veterinaria, che porta a casa animali malati e abbandonati. Oppure quando bevi il caffè, con il fragore della Neva lì di sotto che corre verso il mare, nel terrazzino del bar-ristorante Le cascate di Cinzia Ratti.

Sono tutti aperti e chiacchieroni questi di Cisano, ma dove sono finita? In una Liguria inconsueta. Le donne del paese hanno messo in piedi un comitato, tutte insieme vogliono dire basta al vecchio modo di fare politica dei maschi: basta guardare al resoconto immediato, progettiamo il futuro da protagoniste «e con il sesto senso». In diversi bar e locali puoi inserire un bigliettino con i tuoi desiderata.
Brave ragazze! Con loro anche Franca, che gestisce il bar-ristorante Cecchin tutto vetrate di fronte a Balestrino, un villaggio medievale abbandonato, a due passi dalla strada provinciale. Lì è stato girato Inkheart, La leggenda di cuore d’inchiostro, il fantasy con Helen Mirren

C’è una donna, in particolare, che è motore di tante cose che vi sto raccontando, Alessandra Bergero, responsabile dell’Italian Riviera Film Commission, fondata nel 1998, la prima in Italia.
Alessandra - il petrolio di Cisano come la definisce l’amico Zorro del Bar Sport - dopo aver vissuto e studiato a New York negli anni Ottanta, entrando in contatto con intellettuali e artisti, è tornata a casa con la testa piena di idee e tanta voglia di fare. E, a modo suo, con tutte le difficoltà del caso, è riuscita a creare intorno a sé un mondo virtuoso e solidale. Con la crisi stiamo tornando al baratto, qui la banca del tempo è una realtà di tutti i giorni, racconta. Alessandra è un vulcano, difficile farla tacere. Ha una casa da sogno nel centro storico di Cisano, zeppa di oggetti e opere di arte contemporanea, un terrazzo coltivato con ortaggi biologici, che si affaccia sul ponte medievale, che attraversa la Neva.

Un weekend che consiglio a tutti, con una tappa a Caprauna, nella stupenda val Pennavaira, a 25 chilometri da Cisano. Si possono raggiungere la Alta Via e la cima del Monte Armetta, dalla quale si domina Ormea a precipizio mille metri più sotto e, nelle belle giornate, si vede anche Torino, oppure pranzare e dormire nel rifugio Pian dell’Arma, tutto ristrutturato.

Ma una cosa voglio ancora raccontare, del mio incontro con Angelina e Alessandro, in una frazione di Caprauna, con una decina di anime che ci vivono tutto l’anno. E ora entriamo nel mio, veramente mio. Prendiamo la macchina del tempo, non per fare un viaggio nel passato, ma per pregustare il nostro prossimo futuro.

Angelina è il genius loci del villaggio, ha 95 anni, due occhi che ti si incollano addosso. Vive da sola, ma pare non accorgersene. Stiamo parlando di una casa di pietra, con quelle stufe ormai rare che divorano legna. È la più anziana, e si porta addosso quasi tutto il secolo breve. Era già viva nei mitici anni Venti. Abitava lassù, tra le rocce e le capre, e faceva la pastora. Una vita piena di stenti e qualche avversità, che l’hanno aiutata ad aver ancora voglia di stringere amicizia. Come ha fatto con Alessandro: «Lei è il mio guru», mi dice lui. 37enne, ha scelto di vivere in questo posto dimenticato da dio, ma pieno zeppo di significati, che ti costruisci giorno dopo giorno.
«Eravamo partiti in tanti, tutti con la voglia di trasferirci qui, ma la mia generazione sembra non aver più la capacità di vivere in gruppo, siamo tutti egocentrici, non sappiamo comunicare», racconta. Ed è rimasto solo, un novello Robinson Crusoe no-gobal, che si sta costruendo la sua casa in pietra, tirando su colonne, livellando pavimenti, mentre il tetto - che si è sbriciolato in un incendio - è appena finito. «Ho imparato a stare anche tre ore seduto sulla seggiola a pensare. Quando mio padre viene a trovarmi, non riesce a stare fermo, gli metto un pennello in mano e gli faccio dare un po’ di bianco». Alessandro è fatto di un’altra pasta, si conquista la sua libertà, andando a scaricare cassette nella piana d’Albenga quando finisce i soldi. Ne servono proprio pochi, basta rinunciare al superfluo.

Ci vuol poco per essere felici e in pace con se stessi. Ce ne renderemo conto tutti. Molto presto. E senza la macchina del tempo. Perché il futuro è dietro l’angolo.

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