Libri Savona Lunedì 2 dicembre 2013

Toccalossi cerca casa: la recensione del romanzo di Roberto Centazzo

© Jonas Rask / Flickr.com

Genova - Ho letto in un soffio Toccalossi cerca casa (Fratelli Frilli Editori, 2013, 160 pp, 9.90 Eu) di Roberto Centazzo, con un senso gradevole di consuetudine, come andare ad un appuntamento. Un romanzo? No piuttosto un lungo, e volutamente surreale racconto dai tratti squisitamente poetici

Mi sono affezionata al giudice Toccalossi, alla sua vorace, anzi che dico, insaziabile capacità lavorativa che riesce a sfiancare persino il più robusto dei suoi pur validissimi collaboratori. Del suo incaponirsi, nonostante la meritata promozione che lo vorrebbe a Genova a dirigere la Procura Distrettuale Antimafia di restare a Savona e cercare una nuova casa, forse per conservare un’appartenenza che uno in fondo sbalestrato come lui non ha mai sentito indispensabile. Della sua grande disponibilità a farsi carico degli altrui problemi. E questa volta infatti viene tirato in ballo da un notaio, vicino di casa, coinvolto da un ricchissimo cliente morto da pochi giorni nella più stravagante disposizione testamentaria - una specie di folle caccia al tesoro - che lucida mente umana abbia concepito.

«Il mio erede sarà chi il tesoro troverà».

Ma quale sarà il tesoro che devono trovare i quattro nipoti nominati nelle sue volontà? È forse nascosto nel libro, una specie di autobiografico testamento postumo che ha scritto, fatto pubblicare subito dopo la sua morte e che anche per la straordinarietà del fatto e la notorietà dell’autore è diventato subito un best seller mondiale. Scopriamo che il defunto Alberto Chilli, dopo una vita da imprenditore di grandissimo successo che l’ha portato sul palcoscenico internazionale, poco prima di morire aveva deciso di ritirarsi dagli affari, chiudere le aziende e liquidare il suo patrimonio. Tutto assolutamente legale, pare, e fatto a regola d’arte. Chilli era sano di mente o qualcuno l’ha plagiato? Possibile che sia stato il suo socio e contabile da cinquant’anni, Aurelio Cortellesi? 

Toccalossi decide di impicciarsi e metterci il naso. Aggira l’ostacolo di non essere più lui deputato a imbastire indagini a Savona e comincia a occuparsi ufficiosamente dello strano caso, mettendo in moto i suoi bracci destri di sempre il maggiore dei carabinieri Maugeri e il maresciallo De Scalzi.
Un’indagine necessariamente sottotono, ma che avanza sia pure un po’ a tentoni nonostante gli sbadigli provocati dalle tante ore di sonno che il nostro giudice fa perdere ai suoi collaboratori. Un’indagine in grado di far riemergere dalle ombre del passato vicende rimaste nascoste per mezzo secolo.

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