Weekend Savona Giovedì 2 maggio 2013

Bergeggi, la grotta marina di Punta Predani

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Bergeggi, la grotta marina di Punta Predani
© A. Chiabra

Genova - Una divertente passeggiata tutta sul mare immersi nelle peculiarità naturalistiche del tratto di costa compreso tra Torre del Mare e l’abitato di Bergeggi che, insieme alla piccola isola che si innalza dal mare a meno di 200 metri dalla costa, rappresenta un insieme dalle caratteristiche morfologiche uniche, riconosciuto dal 1985 come Riserva Naturale Regionale.

Partendo dal bivio per Torre del Mare, sulla via Aurelia, si costeggia la costa rocciosa e, oltrepassata Punta del Maiolo, dove un cannocchiale di recente installazione permette di godere di incantevoli scorci panoramici del vicino isolotto e dell’intero golfo fino a Capo Noli, si raggiungono le alte falesie che sovrastano il Lido delle Sirene. La piccola spiaggia, particolarmente apprezzata dai turisti balneari, mostra ben evidenti gli effetti dei movimenti tettonici, delle oscillazioni del livello marino, dei fenomeni carsici e degli agenti esogeni che hanno agito sulle rocce plasmandole e determinando anche la formazione di grotte e piccole cavità.

L’escursione prosegue in direzione di Punta Predani, il promontorio che ospita la croce bianca in ricordo delle vittime del transatlantico britannico Transylvania, affondato durante la Prima Guerra Mondiale da un sottomarino tedesco davanti a queste coste e il cui relitto è stato recentemente ritrovato dagli uomini del Centro Carabinieri Subacquei di Genova ad una profondità di circa 600 metri.

Giunti presso Punta delle Grotte, si scende la spettacolare scalinata scavata nella roccia per accedere all’interno della principale cavità carsica della costa, la Grotta Marina, che costituisce un ambiente di grande valore naturalistico oltre che per la spettacolarità dei fenomeni carsici, anche per la varietà di popolamenti biologici presenti. La grotta, originatasi per corrosione carsica in un calcare dolomitico del Trias medio, risalente a circa 200 milioni di anni fa, presenta, nella parte emersa, un'ampia cavità principale nella quale oggi entra il mare e alcune diramazioni poste a livelli superiori mentre, sotto il livello del mare, si articola  in diversi cunicoli, sale più o meno ampie e laghi salmastri, in cui l’acqua marina si mescola ad acqua di origine continentale proveniente da infiltrazioni.

Le testimonianze in essa conservate, la morfologia delle pareti e i depositi marini e continentali che si trovano al suo interno, permettono di raccogliere dati fondamentali relativi all’evoluzione dell’intera area costiera durante il Quaternario, era geologica caratterizzata da numerose e intense variazioni climatiche (glaciazioni) con conseguenti oscillazioni del livello del mare. Frequentata fin dall’antichità, al suo interno sono stati rinvenuti numerosi reperti paleontologici risalenti al Neolitico che testimoniano l’uso della grotta sia a scopo sepolcrale sia abitativo.

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