Concerti Savona Mercoledì 20 marzo 2013

Rock Files: Paul McCartney morto e il significato di Bohemian Rhapsody

L'ironica copertina dell'album solista di Paul McCartney 'Paul is live' (1993), che riprende quella di 'Abbey road' ironizzando sulla leggenda della presunta morte

Paul morto? No, è solo salsa al ribes

Genova - Detroit, Michigan – 12 ottobre 1969

Terry Knight, cantatutore e dj della locale stazione radiofonica WKNR, riceve una telefonata di un ascoltatore che sostiene che, ascoltando la parte finale di Strawberry Fields, si sente John Lennon che (con voce cavernosa) sussurra «Paul is dead», Paul è morto.
È solo l’ultima delle voci che da un paio di anni vogliono la morte di McCartney. Due giorni dopo, due assistenti dell’Università del Michigan pubblicano una recensione dell’album Abbey Road in cui si avalla la medesima tesi: si dice, tra l’altro, che Terry Knight (il dj di Detroit) dopo aver assistito l’anno prima alle session del White Album, abbia annunciato in anteprima la fine dei Beatles e scritto un brano (Saint Paul) in cui si racconta tutta la verità.

L’ipotesi stravagante vuole che il 9 novembre 1966, alle 5 del mattino, mentre stava lavorando sui brani di Sgt. Pepper's, Paul abbia litigato con gli altri Beatles, sia uscito dallo studio sbattendo la porta, si sia messo al volante della sua Aston Martin e si sia schiantato.
I Beatles lo avrebbero sostituito con un sosia perfettamente somigliante ma avrebbero cominciato a mandare ai fan alcuni messaggi criptati in cui si faceva trapelare la verità. Tra questi indizi, frammenti di strofe di brani famosi («Wednesday morning at 5 o’clock as the day begins» da She’s Leaving Home o «He didn’t notice that the lights had changed» da A Day In The Life), immagini delle copertine dei dischi (sul retro di Sgt. Pepper's Paul è di schiena, su Abbey Road è scalzo, mentre Lennon è vestito di bianco come un chierichetto e Ringo tutto di nero come un becchino). Oppure ancora che sulla stessa copertina di
Abbey Road la targa della VW bianca è 28 IF e cioè «avrebbe 28 anni se…».

Tutto molto suggestivo ma anche, di fatto, privo di logico fondamento. La verità è che, interpellato al proposito di quel misterioso bisbiglio alla fine di Strawbery Fields John Lennon ha giurato che ciò che dice non è «Paul is dead» ma… «cranberry sauce», salsa al ribes.

Freddie e quella strana rapsodia

Londra, Inghilterra - 9 gennaio 1976

Bohemian Rhapsody, il singolo dei Queen che lancia l’album A night at the Opera, schizza al primo posto delle classifiche inglesi. E pensare che la Emi, la loro casa discografica, si era energicamente opposta all’idea: il pezzo è troppo lungo, dura sei minuti, tempo inconcepibile per un singolo!
Freddie Mercury non vuole sentire ragioni; all’invito di tagliare il pezzo risponde: «Non ha senso; se lo si facesse Bohemian Rapsody non funzionerebbe più».
Qualche tempo prima, Mercury presenta una confusa versione del brano al resto della band. Si siede al pianoforte e cerca di ricomporre il complesso puzzle. Poi annuncia: «Esattamente qui vanno inseriti i cori in stile Opera».
A quel punto, gli altri membri dei Queen cominciano a chiedersi come sarebbe andata a finire... Ma Freddie ha le idee chiarissime, anche se la registrazione di Bohemian Rapsody risulta (come prevedibile) assai complessa proprio in funzione delle numerose e diverse parti da mettere insieme. Il lavoro dura tre settimane con i Queen impegnati più di dodici ore al giorno.

Il bombardamento armonico-corale multi-traccia (che ripete parole cantate all’unisono innumerevoli volte), non convince per nulla né il manager John Reid né il resto dell’entourage.
Mercury, anche questa volta, è risoluto. Non cede di un centimetro e il resto del gruppo si schiera dalla sua parte.
La politica del tutti per uno uno per tutti, sempre adottata dai Queen, risulta ancora una volta vincente. Bohemian Rapsody comincia a essere trasmessa sempre più frequentemente in
radio, grazie anche a un amico di Freddie, il dj Kenny Everett. Solo una settimana dopo l’uscita, il 31 ottobre 1975, il pezzo entra di fatto nella hit parade e comincia la sua scalata.

Oggi, 9 gennaio 1976, il brano è primo in classifica: ha già venduto più di un milione e mezzo di copie. Non è mai stato chiarito il significato della canzone; al suo amico dj Kenny Everett, Mercury ha detto che si trattava di una filastrocca del tutto casuale. Brian May è invece convinto che la canzone contenga velate allusioni ai traumi personali del cantante.
Alla fine però Freddie si è portato il segreto nella tomba, lasciando che ognuno dia di questo pezzo la sua personale interpretazione.


(C) Estratto da Rock Files. 500 storie che hanno fatto storia di Ezio Guaitamacchi, per gentile concessione di Arcana edizioni

Potrebbe interessarti anche: , La Voce e il Tempo: i Carmina Burana alla Chiesa di santo Stefano , Salmo in concerto a Genova nell'estate 2019 , Genova: «Il Museo del Jazz non esiste più», la lettera di Dado Moroni , Note dal Cuore: una serata di musica e tango al Carlo Felice, a favore di Gaslini Onlus , Da Cornigliano il gruppo Braccio 16100: Genova scopre la musica trap

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.

Oggi al cinema a Genova

Santiago, Italia Di Nanni Moretti Documentario 2018 Il cinema di Nanni Moretti procura sempre un trasalimento, legato alla presenza ricorrente dell'autore nella sua opera. Che il film si richiami oppure no alla sua esperienza personale, lo spettatore oscilla tra finzione del personaggio e intimità... Guarda la scheda del film