Libri Savona Mercoledì 10 ottobre 2012

Cristina Rava: «vi presento Ardelia Spinola, la mia nuova eroina»

Genova - In un gelido pomeriggio di Capodanno, a Toirano, entroterra ligure di Ponente, due algerini uccisi a fucilate vengono trovati in una casupola di campagna. La polizia chiama Ardelia Spinola, genovese, medico legale.Uno degli assassinati faceva il pediatra, l'altro era ancora un ragazzo. Finito il proprio lavoro, mentre si avvicina al suo amato pick-up, Ardelia trova a terra una chiavetta USB e prima di consegnarla al giudice decide di darle un'occhiata. Una volta aperta, la chiavetta svela un testo in arabo. Ardelia, cocciuta e desiderosa di esplorare oltre le autopsie cui è preposta, inizia una propria personale indagine che si rivela sempre più rischiosa. La aiuta l’ottantenne psichiatra Gabriel, scampato ai lager nazisti e uno tra gli ideatori dello stato di Israele con i cui servizi segreti ha mantenuto un ottimo rapporto.

È appena uscito per Garzanti Un mare di silenzio - Un'indagine di Ardelia Spinola (Garzanti, 2012, 297 pp, 16.60 Eu), un romanzo composito e ben ritmato. L’autrice, nata a Albenga, vive non lontano da luogo dove ha immaginato il duplice omicidio del suo noir. Abita a Cisano sul Neva, nella casa che era dei suoi genitori e di borghi e paesi è maestra quando mette su carta le loro atmosfere. Sposata, con una figlia di 29 anni e un marito che, dice, «è sempre lo stesso», non ha mai terminato la facoltà di Medicina. «Cosa di cui mi sono pentita moltissimo. Non so se sarei stata medico, credo che avrei preferito la ricerca, perché mi piace sapere come è costruito il giocattolo all’interno. Sono affascinata dalle neuroscienze e dalla malattia mentale, mi piace il neurologo e scrittore Oliver Sacks. Mi affascina capire come il cervello influenza la vita quotidiana, dal tono dell’umore alla nostra pressione arteriosa. E infatti più che gialli sociali scrivo trame psicoanalitiche, indagini sulla psiche umana e il mistero del male».

Cristina Rava, ottima cuoca e multitasking («ho fatto di tutto, dalla contadina al negozio di abbigliamento e mentre parlo con lei, se non le dispiace, continuo a stirare anche se ogni tanto il vapore rumoreggia e ci interromperà»), ci conduce sulle strade strette di Liguria dove Ardelia si arrampica di notte con il suo pick-up. Ardelia assomiglia a Cristina? «Certo che sì, come per ogni scrittore. È un’indagatrice, fa le autopsie ma è animata da una profonda pietà persino verso i cadaveri e ha una passione per le indagini sul crimine». Sarà per questo che ha ora abbandonato il commissario Bartolomeo Rebaudengo, protagonista dei suoi cinque precedenti gialli, tutti pubblicati dal genovese Frilli? «Era più complicato ragionare da uomo, mettermi in panni maschili. E poi Garzanti non gradiva più un altro commissario. Allora sono entrata in grande empatia con Ardelia, già presente nei miei libri accanto a Rebaudengo, anche se solo dal secondo hanno una relazione, mentre nell’ultimo prima di questo scrivono addirittura un capitolo per uno e poi lui va in America per un corso di aggiornamento». Ma allora è Rebaudengo il fidanzato che sta in America e di cui Ardelia parla nel Mare di silenzio senza mai farne il nome? Rava lo ha liquidato? «Credo di sì, vedrete nel prossimo libro che sto già concludendo».

Per la sua dottoressa ha studiato molto perché «la mia Ardelia deve essere un personaggio completo e credibile». Circa vent’anni fa, Cristina si è anche pubblicata a proprie spese un libro di racconti in chiave magica, perché ha sempre desiderato scrivere. Ligure di padre, di madre occitana nata a Briga alta, nel cuneese, Cristina ha scelto di debuttare con storie di masche e folletti. «Poi ho conosciuto Agnese Belluati, una maestra di Toirano che aveva salvato i suoi concittadini da un rastrellamento tedesco, memoria vivente della propria comunità, di cui conosce tradizioni e antichi riti contadini. È nato I giovedì di Agnese. Donne in guerra, una mia intervista a lei, diventata libro nel 2006 già con l’editore Frilli. L’anno dopo ho messo al mondo il piemontese Rebaudengo, nato in provincia di Mondovì. Ardelia invece è genovese».

Come è arrivata a Garzanti? «Le case editrici non leggono manoscritti, inutile illudersi. Un giorno stavo presentando Se son rose moriranno a Alba con lo scrittore tedesco Veit Heinichen pubblicato in Italia dalle Edizioni e/o. E lui mi ha chiesto: Cristina hai un’ agente? Ne avevo incontrato, ma non erano state esperienze piacevoli. Heinichen allora mi ha mandato da Silvia Meucci. Lei ha fatto un gran lavoro di raffinazione ai miei testi, avevo una scrittura didascalica. Il lettore non è stupido, non ha bisogno che gli spieghi, basta che racconti, mi ha insegnto Silvia».

Ora la sua scrittura è fluida, leggera. «Non trapela l’ansia, la fatica del dilettante. Ho imparato l’umiltà. Quando cominci ti senti Leopardi. Per me Silvia Meucci è stata una splendida allenatrice, un trainer ti deve anche insultare, così o cresci o abbandoni. Accetto le fustigazioni perché sono una perfezionista e l’idea di poter migliorare mi piace. La critica è come uno specchio: in una casa senza specchi ci potremmo immaginare come una splendida ragazza, no? Ma non serve”.

Chi sono i suoi maestri di noir? Margherita Oggero e Alicia Giménez Bartlet che uniscono le capacità investigative all’umanità. Poi Camilleri, il suo patois, la sua filosofia di vita, Veit Heinichen, Marco Vichi con il suo commissario Bordelli, Henning Mankell che non ha indulgenza con il pulp come del resto Bruno Morchio, di cui sono amica e che mi ha sempre dato una mano. E poi davanti a tutti Simenon, Maigret e tutti gli altri romanzi».

Dalla sua provincia si è spinta verso il sud del Mediterraneo. «Ho scritto la storia di due arabi laici in un mondo in cui sembrano aver voce solo gli integralisti e i fanatici. I gialli un tempo erano giochi da salotto in cui borghesi aspiranti aristocratici volevano capire il più presto possibile chi è l’assassino. Vedi quella reazionaria di Agatha Christie. Ottima giallista, ma io preferisco i giallisti di oggi che raccontano il mondo e ne vedono persino le ingiustizie».

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