Weekend Savona Mercoledì 6 giugno 2012

Itinerario Albenga Alassio: la strada romana a piedi o in mtb

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Genova - La via Julia Augusta - la strada romana che collega Alassio e Albenga - è un grande classico delle escursioni nella Baia del Sole: un percorso semplice e suggestivo, a picco sul mare, dove si respira il peso della storia, tra vestigia dell'età imperiale, una chiesa romanica del IX secolo e il profilo dell'isola Gallinara così vicino che pare di toccarlo.
Molto più di una semplice occasione per impegnare qualche ora nel verde, la strada romana la si può vivere come lo specchio di tanti conflitti: cinque chilometri scarsi di percorso dove la natura cozza con le esigenze del portafoglio, in un angolo di Ponente dove da mezzo secolo collina fa troppo spesso rima con mattone.
Condomini cresciuti a un passo dalle tombe si mescolano alle cascate di ginestre, affreschi medievali crivellati da generazioni di vandali sono salvati dai rovi grazie all'impegno dei volontari, famiglie in mountain bike sfilano per sentieri ridotti a corridoi da reti metalliche venute su per proteggere le proprietà private.
Una cartolina logora eppure bellissima, con il verde della collina stretto tra il blu del mare e l'azzurro del cielo. Per chi, come me, questi ciottoli li ha calpestati fin da piccolo, il rischio del sentimentalismo è sempre dietro l'angolo.
Ci sono vari modi di vivere la via Julia Augusta. Il primo, quello più semplice e turistico, è quello di percorrerla da Alassio verso Albenga, partendo dalla chiesa di Santa Croce per giungere a Vadino lungo la strada romana propriamente detta. Poi si fa dietrofront oppure si torna indietro in autobus, al termine di una passeggiata di un'oretta e mezza adatta a tutti. Privo di qualsiasi difficoltà, è un percorso rapido e adatto ai bambini: con un minimo di fantasia sembrerà loro di essere degli antichi romani. Quando mio padre mi ci portava, ricamando abbondantemente su quei sassi fermi lì da duemila anni, mi sentivo un piccolo Cesare alla conquista della Gallia.
Un secondo modo, un po' più impegnativo, è quello di percorrere la Julia Augusta come parte di un circuito ad anello: si parte dal belvedere di Santa Croce, ci si immerge sulla cresta della collina affrontando una porzione dell'Alta Via Baia del Sole e si torna indietro sulla strada romana. Un itinerario che in meno di tre ore permette di toccare con mano la storia e la natura della baia, passeggiando tra pini marittimi e cascate di ginestre.
È questo il percorso che preferisco, e che in un pomeriggio di maccaia ho affrontato in compagnia del mio cane Gwyn.
Anche in questo caso, si parte dalla chiesa di Santa Croce, belvedere raggiungibile facilmente a piedi dal centro di Alassio (indicazioni dal passaggio a livello all'ingresso del paese, direzione Albenga, circa 20 minuti in salita) o, per i più pigri, percorrendo con l'auto la provinciale di Solva: proprio di fronte alla chiesetta c'è un parcheggio piuttosto ampio.

Giunti al belvedere, ci si incammina sul sentiero Santa Croce - Monte Bignone (segnavia punto rosso), tratto più impegnativo di tutto l'itinerario, ma dove dopo pochi minuti la vista ripaga della fatica: in meno di un chilometro e mezzo si sale di circa quattrocento metri, tra pini marittimi scampati all'incendio del 2000 e la caratteristica macchia mediterranea di nuovo florida di ginestre e corbezzoli.
Il sentiero, piuttosto ripido, è stato pulito di recente dai volontari di Alassio in cornice, dagli Alpini e dalla Protezione Civile. I segnavia, sempre chiari e molto visibili, sono stati tracciati l'anno scorso dal Cai di Albenga.
Dopo circa un chilometro di salita, si giunge a un trivio: proseguendo dritti si sale sulla vetta del Monte Bignone, svoltando a sinistra ci si arrampica sul Monte Castellaro, mentre svoltando a destra si inizia la discesa lungo la balconata (segnavia onda), tracciato panoramico che scorre in cresta parallelo alla strada romana.
Qui è facile incontrare gruppi in mountain bike, come quello di Matteo, Edoardo e Stefano, che incrocio in cima alla salita bardati di tutto punto e armati di telecamera sul caschetto. Riprendiamo fiato assieme e ne approfittiamo per fare quattro chiacchiere. Abitano nell'entroterra di Albenga e si arrampicano quassù almeno una o due volte a settimana. Insieme ad altri gruppi di Mtb, si sono occupati della pulizia di alcuni tratti e sono delle vere e proprie sentinelle dello stato della collina. In più, girano dei video delle loro discese e li postano su un blog che ha tutto quello che serve per farsi un giro quassù senza perdere la rotta: da vedere.

Salutati i ragazzi, io e il mio cane proseguiamo lungo la balconata fino a incrociare l'Alta Via Baia del Sole (segnavia doppio pallino rosso), dove la bassa macchia mediterranea lascia il posto a una vegetazione più folta. Qua e là, qualche cartuccia di fucile: insieme ai solchi scavati tra gli arbusti, il segno tangibile dell'alta concentrazione di cinghiali.
Da ora in avanti il percorso scollina dolcemente verso la piana di Albenga, con il profilo delle torri medievali, il ponte rosso e la foce del Centa: il paesaggio cambia nuovamente fino all'incontro con la civiltà in regione Case Rosse, dove per alcune centinaia di metri il passaggio è obbligato tra villette e lingue d'asfalto: proseguendo in direzione di Albenga si raggiungono il Pilone romano e i resti del teatro (in terreno privato); svoltando a destra, lungo una ripida discesa di asfalto, si giunge a una piccola cancellata bianca. Scesi pochi gradini, ci si ritrova in mezzo all'area di sepoltura romana e al percorso originale della via Julia Augusta.
Il ritorno verso Alassio è su uno sterrato pianeggiante, tra brandelli di strada romana perfettamente conservati, villette e muri di cinta. Se la cresta deall'Alta Via Baia del Sole è appannaggio della mountain bike e degli appassionati di trekking, qui si incontrano gruppi di pensionati, famiglie con bambini e turisti a caccia di relax.
Dopo un paio di chilometri, a poche centinaia di metri da Santa Croce, si raggiunge la chiesa romanica di Sant'Anna ai Monti, il più antico insediamento alassino risalente al IX-X secolo: dopo averlo visto per anni ricoperto dai rovi, con gli affreschi medievali violentati dai vandali, è stato un piacere ritrovarlo ripulito dalla sterpaglia grazie al lavoro dei volontari del gruppo Ares.
È un peccato che la chiesa, classificata sui cartelloni arrugginiti come «monumento nazionale», non sia valorizzata a dovere: «È proprietà privata - ci spiega Giacomo Nattero, consigliere delegato alla collina del comune di Alassio - ma stiamo lavorando a un progetto di recupero della Chiesa di Madonna del Vento (un altro dei monumenti storici nella prima collina, nei pressi di Solva, ndr). Inoltre, stiamo completando la toponomastica avviata nel 2008 dalla precedente amministrazione».
E quali progetti ci sono in campo per sfruttare a dovere il patrimonio della collina, in vista della sempre più necessaria destagionalizzazione? «A breve installeremo in centro città tre cartelloni con tutte le indicazioni dei sentieri collinari - conclude Nattero - Li metteremo in tre posizioni strategiche: uno alla stazione, uno nei pressi del ponte di Solva e uno al termine di via Roma. E abbiamo in progetto una collaborazione congiunta tra i comuni di Alassio e Albenga».

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