Rembado racconta il Festival di Borgio - Savona

Teatro Savona Venerdì 13 luglio 2001

Rembado racconta il Festival di Borgio

Savona - In occasione dell'apertura del 35° Festival Teatrale di Borgio Verezzi, abbiamo scambiato qualche parola con il suo storico direttore artistico: Enrico Rembado (da quest'anno non più sindaco dell'amena località ligure, di cui ha seguito l'amministrazione per molti anni).

È cambiato qualcosa in questa edizione del Festival?
Prima il Festival era organizzato dal sindaco che era la stessa persona del direttore artistico. Adesso invece c’è un nuovo sindaco. Io ho però mantenuto l’incarico di direttore artistico, anche perché il programma l’avevo fatto io.

Cosa si prevede per il prossimo anno, ulteriori cambiamenti, oppure resterà lei alla guida del manifestazione?
Penso di no, non ci saranno cambiamenti. Perché ho già preparato il programma biennale, come prescritto dalla legge. Ho già stabilito da fine maggio le linee guida per il prossimo anno: da un minimo di due ad un massimo di quattro prime nazionali. Poi uno spettacolo di cui esista una versione cinematografica e che sia stato adattato da un autore contemporaneo, come nel caso della Maria Stuarda che è stata adattata da Dacia Maraini e di cui abbiamo il film con la Redgrave e la Jackson. Infine due spettacoli ospiti da due festival importanti e prodotti da dei teatri stabili: in questa occasione uno da Verona e uno dalla Biennale di Venezia.

Qual è la costante di questo Festival teatrale?
L’idea è di presentare il teatro classico per i nostri giorni. Autori classici che coinvolgano autori contemporanei nel lavoro di adattamento.

Avete mai pensato ad un’altra sede per la manifestazione o ad un suo prolungamento all’inizio della stagione teatrale autunnale?
Gli scenari del Festival si sono moltiplicati nel tempo. Oltre alla nota Piazza Sant’Agostino, sono state trasformate in palcoscenico Piazza San Pietro, la Cava dei Fossili a Verezzi, le Grotte Valdemino e proprio quest’anno ha aperto le sue porte il nuovo cinema teatro “Vittorio Gassman”, inaugurato lo scorso 26 marzo. I progetti sarebbero ancora molti, ma ora che c’è una nuova amministrazione i processi di sviluppo devono per necessità passare il vaglio del nuovo sindaco. Tra le altre, c’è una proposta di promuovere tre prime nazionali nel periodo invernale, mantenendo così una certa continuità.

Ieri direttore artistico e sindaco, oggi solo direttore artistico. Un commento?
Sebbene devo riconoscere sia difficile fare il direttore artistico di un Festival e anche il sindaco, dall’altra parte il solo direttore artistico manca del potere per dare disposizioni e prendere decisioni definitive. Ora devo ovviamente chiedere approvazione al sindaco.
Le cose nel mio caso sono rese più semplici dal fatto che conosco il nuovo sindaco da quando ero ragazzo. Però è necessario rispettare la personalità degli altri e accogliere favorevolmente il dialogo e i diversi punti di vista.
Comunque è difficile per me svestirmi di quel ruolo dopo tanto tempo.

Cosa avrebbe voluto portare al Festival di quest’anno e non le è riuscito?
Avrei voluto portare qui Vanessa Redgrave e magari Glenda Jackson in occasione della proiezione del film Maria Stuarda, regina di Scozia di Charles Jarrot, di cui sono protagoniste. Inoltre, all’interno della seconda parte della rassegna cinematografica, che da dodici anni accompagna il momento teatrale, avrei voluto poter proiettare La croce nera un film inedito che, però, sia a causa di questioni economiche, sia per il cambio d’amministrazione, non è stato possibile ottenere. Direi che tutta la rassegna cinematografica ha un po' sofferto e sarebbe stata completata meglio in altre circostanze.

Ha mai pensato di invitare compagnie straniere?
Sì, certo. Però il nostro è soprattutto un festival dedicato al teatro di parola e si incorrerebbe subito in problemi linguistici e di traduzione. Chi lavora molto con compagnie straniere è il MittelFest del Friuli dove già la questione della lingua è meno sentita per il bilinguismo dominante.

Con quali criteri sceglie gli spettacoli o le compagnie?
Si parte da alcune linee guida e poi ci si rivolge ai teatri stabili - per una garanzia di serietà - e a compagnie che abbiano più di 5 anni di operato in ambito teatrale.

Il Signor Rembado che tipo di teatro preferisce?
Seguo molto i tempi. Voglio bene ai giovani e mi piace starci insieme. E credo che quando c’è capacità artistica, le questioni legate all’età non abbiano nessuna rilevanza. In genere, comunque, amo le tragedie greche e i classici. Avrei aperto volentieri il Festival con un classico, come la Maria Stuarda, ma per motivi personali la Pozzi non poteva, allora c’è stato uno spostamento. Ma per me sarebbe stato più logico partire da un classico per arrivare al contemporaneo con Benni e lo spettacolo di Gallione, La Storia di Onehand Jack.

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