Ugo Dighero sogna a Borgio Verezzi - Savona

Teatro Savona Martedì 3 luglio 2001

Ugo Dighero sogna a Borgio Verezzi

Savona - La prossima settimana (dall’11 al 14 luglio), Ugo Dighero sarà il protagonista della nuova produzione del Teatro dell’Archivolto in collaborazione con la Biennale di Venezia e il Festival di Borgio Verezzi, dal titolo, La Storia di Onehand Jack.
Insieme a dodici artisti circensi, l’attore canta, recita e narra la storia di un personaggio uscito dalla penna di Stefano Benni e da questi rivisto insieme al regista Giorgio Gallione per uno spettacolo di teatro-circo. La parola si interseca per l’occasione con l’agire di acrobati e clown, ma anche con musica e danza, in una città molto simile alla Mahagonny di Kurt Weill e Bertold Brecht.
In questi giorni sono in corso le prove al Teatro Modena. Abbiamo curiosato facendo una chiacchierata proprio con Ugo Dighero.

A che punto siete con le prove?
Siamo nella fase intermedia, che è anche quella più faticosa. Hai inventato e trovato soluzioni interessanti e ora si tratta di ripulire. Si ricomincia a crescere verso il finale, ora si soffre un po’.

Quale lato di Onehand Jack somiglia di più a Ugo Dighero?
Io sono un tipo romantico e in questa città venduta, chiamata puttana, dove è ambientata la storia, Onehand Jack trova ancora delle cose che lo commuovono e ha dei momenti di testardaggine per raggiungere qualcosa in cui crede. Ecco, io non ho il suo stesso coraggio, però condivido questi sentimenti.
Condivido con lui anche la passione per gli strumenti musicali. Perché è una cosa che mi manca. Ho tentato molte volte di imparare uno strumento e ne so strimpellare molti, ma suonare nessuno. Mi dispiace perché la musica è un linguaggio universale, un fattore aggregativo: in particolare il jazz, che è una delle forme d’arte più raffinata e completa, libera ma per cui è necessaria una certa sapienza. Rigore e fantasia sono i due estremi che meglio la definiscono.

In che misura interagisci con gli altri? Chi è la tua spalla?
È un continuo batti e ribatti della palla che passa da me agli altri personaggi e da questi agli acrobati, ai trapezisti, ai ballerini, ai clown. È un sogno, non una narrazione coerente.

So che sei di ritorno da un viaggio di lavoro. Una fiction?
Arrivo da Taranto dove ho girato un poliziesco per RAIDUE (dal titolo Sarò il tuo giudice), che andrà in onda a novembre. È la storia di un poliziotto che viene accusato di aver tradito i suoi compagni. Credono che abbia lavorato per la mafia. Lui è solo con un figlio di tredici anni, che ha cresciuto, e la sua missione è liberarsi di questa macchia.

Dopo Onehand Jack?
Sarò in tournée con il mio spettacolo, Non ve lo do per mille (collage di suoi monologhi), e poi me ne vado in vacanza. In India a fare il fricchettone ritardato. Sono stato in Thailandia e in Indonesia, ma in India mai.
Poi quando torno faccio un giro in Europa con i miei figli.


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