Concerti Savona Giovedì 26 maggio 2011

Renato Zero inquieto dell'anno: le foto

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Genova - «L’inquietudine mi ha accompagnato per buona parte del mio successo, molti la portano in farmacia curandosi con gli psicofarmaci, alla mia inquietudine invece ho insegnato la chitarra, a scrivere canzoni». Così Renato Zero descrive il sentimento che più ha caratterizzato la sua carriera musicale e che ieri sera, mercoledì 25 maggio, lo ha portato a Finalborgo a ritirare il premio Inquieto dell’Anno, riconoscimento promosso dal Circolo degli Inquieti che organizza la Festa dell’Inquietudine (qui il programma completo dell'edizione 2011, dal 27 al 29 maggio).

La serata ha inizio quando, verso le 20.30, Renato Zero fa il suo ingresso nell’Auditorium di Santa Caterina, gremito di persone che scaldano l’atmosfera, e anche la temperatura; accolto da applausi e urla di gioia, lui sorride e saluta, per poi prendere posto accanto ad Antonio Ricci, sarà lui a premiare l’Inquieto dell’Anno.
Sul palco inizia il concerto Zerofollefuturo a cura del quartetto M’illimito d’ignoto e del Concerto Armonico che eseguono alcune canzoni del repertorio di Renato Zero, accompagnati dal coro del pubblico che canterà a squarciagola per tutta la serata. Subito dopo l’esecuzione di La favola mia prende la parola il presidente del Circolo degli Inquieti Elio Ferraris che, parafrasando la canzone appena ascoltata, dice che la favola si è avverata e che la premiazione di quest’anno, grazie alla presenza di Renato Zero, è la più emozionante.
Il cantautore romano sale quindi sul palco, esordisce dicendo «sono pesto dipendente» e dichiara di essere «contento di essere arrivato in Finale»; gioca così sul significato della parola sostenendo che più importante della competizione (cita il Festival di Sanremo del 1991 quando partecipò con la canzone Spalle al muro, scritta per l'occasione, da Mariella Nava) è «permettere all’artista di crescere e diventare protagonista del palcoscenico».

Renato Zero affronta tematiche inerenti l’attualità ed il sociale, senza tralasciare le polemiche sulle sorti dell’Italia: «non regaliamo la cultura a nessuno, i biglietti dell’Opera vanno a gente che si annoia, a questi dovremmo regalargli una crociera».
E poi un’ode alla Liguria, alla gente del luogo, di Finale Ligure dice: «è il paese dei balocchi e voi siete parte integrante di questa scenografia perché la possedete. Si sente il profumo di chi abita questi luoghi, questo mare profuma di voi… trattate con i guanti i turisti perché portano benessere, ma evitiamo che se comprino casa… Sò o non sò inquieto?!».

Il momento della premiazione si avvicina e il presidente del Circolo degli Inquieti Elio Ferraris, spiega perché un personaggio del calibro di Renato Zero, che in passato non ha ritirato riconoscimenti ben più importanti di questa pentola sghimbescia, abbia voluto partecipare all’evento e ritirare di persona il premio: «il merito è di Raffella Carrà, Inquieto dell’anno 2006, legata al cantautore romano da un forte legame d’amicizia e stima, che gli ha telefonato dicendogli Tu il 27 maggio devi andare a Finale».
«Non è stata molto democratica», commenta Zero, ma aggiunge, conoscendo la Carrà per la sua duttilità: «ho interpretato quanto ci tenesse che venissi qui».

«La cosa che più mi ha colpito di Renato Zero è la sua intensissima umanità» spiega Elio Ferraris e racconta come la tragica notizia della morte di un caro amico del cantautore, avvenuta nella mattinata di ieri, lo abbia profondamente segnato; Zero coglie l’occasione per ricordare il suo amico Massimo e per confidare al pubblico il suo voler cercare persone che siano fuori dal mondo dello spettacolo, nelle periferie, sostiene l’importanza delle azioni quotidiane e la condivisione con gli altri: «non lasciamo al nostro passaggio solo una canzone, ma qualcuno che la canti con noi».

È una serata ricca di riflessioni inframmezzate dai cori che accompagnano le canzoni eseguite dai musicisti e, a sorpresa, accompagnate nei ritornelli dallo stesso Zero, il quale dimostra l’affetto nei confronti dei suoi fan e spesso ricorda gli amici che sono rimasti fuori dall’Auditorium gremito e che hanno seguito l’evento sui maxischermi allestiti in piazza.

Viene poi ricordato il tema della Festa dell’Inquietudine di quest’anno che è Inquietudine e futuro, le due parole che più ricorrono fra i giovani, ed è proprio a loro che va il pensiero di Renato Zero: «l’inquietudine ha caratterizzato tutta la mia carriera, dietro al Triangolo ci sono drammi veri, c’è il disperato ed il singolo che pur di essere ascoltato si veste da clown… vi ricordate come mi truccavo?». Ricorda gli anni in cui per la sua estrosità e stravaganza spesso veniva acciuffato dalla polizia e portato al commissariato che finiva sempre per essere quello dove lavorava suo padre che quando lo vedeva esclamava Un’altra volta!. E dichiara: «ma io dovevo diventare qualcuno, perché li dovevo far rosicà».

Il momento della premiazione è arrivato, anche Antonio Ricci sale sul palco ed afferma l’eccezionalità della Festa dell’Inquietudine 2011 grazie al protagonista di questa sera che «ha saputo raccogliere attraverso la sua inquietudine, quelle trasversali di generazioni, ha dato la certezza a tanti ragazzi disperati di non essere soli».
Il premio che viene consegnato consiste in una pentola di terracotta sghimbescia, schiacciata da un lato e contenente un piccolo drappo di lino con il titolo di Inquieto; il riconoscimento va alla persona di Renato Fiacchini che dedica il premio al suo amico Massimo «perché dentro questa pentola bollirà ancora magia e grazie al tuo insegnamento, farò ancora meglio».

Renato Zero ha regalato una serata indimenticabile, ha regalato emozioni e riflessioni, ha raccontato aneddoti e, tra una battuta e l’altra, ricordato i valori che lo accompagnano da sempre; ha ribadito che la Liguria ha una serie di meravigliosi scenari, ma che bisogna tener conto di promuovere uno spazio per i giovani e non avere paura che possano colorire un po’ troppo la quiete della riviera ed ha concluso dicendo: «mi ci voleva questo bagno di semplicità».

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