Concerti Savona Venerdì 18 dicembre 2009

De Andrè rivive nella musica dei Born to Drink

© borntodrink.it

Genova - Qualche avvertenza, prima di cominciare.
1) non se ne può più delle cover band
2) non se ne può più dei tributi a Fabrizio De André
3) il mercato dei concerti liguri chiede quasi soltanto cover band di Fabrizio De André.

Una volta chiarito questo, lo scriba informa che, ieri sera 17 dicembre dell’a. D. 2009, ha assistito alla spettacolare performance dei Born to Drink, nel teatro comunale di Pietra Ligure e ne è rimasto basìto. Lo spettacolo s’intitolava E un ridere rauco e ricordi tanti, e nemmeno un rimpianto… ed era composto di due tempi. Nel primo, la band ha eseguito per intero Non al denaro, non all’amore né al cielo, il long playing che De André dedicò all’Antologia di Edgar Lee Masters. Si capisce che ‘sta cosa la fece anche Marco Castoldi, in arte (ehm) Morgan – va bene, lo si può dimenticare. I Born to Drink non rifanno gli arrangiamenti originali dell’allora 25enne Nicola Piovani, ma si affidano al talento sicuro di Walter Ferrandi, contrabbassista jazz di squisita sensibilità.
Nella seconda parte della performance, un coraggioso omaggio al De André più vulgato: da Andrea a Bocca di rosa, da Geordie a Quello che non ho. Notevoli, peraltro, la riproposizione quasi integrale di Anime salve e le cover di brani ardui come Amico Fragile o Verranno a chiederti del nostro amore.

Ci sono inoltre ragioni per le quali i Born to Drink non sono l’abituale, nojosa cover band ponentina o ligure del De André:
1) hanno in repertorio un concerto in cui rifanno Storia di un impiegato, riarrangiata da Mario Arcari (ce n’è una registrazione spettacolare, nel teatro Gassman di Borgio Verezzi, il 24 marzo 2006)
2) sono musicisti fuori dal comune. Mauro Vero è diplomato in chitarra classica, Marco Moro in flauto, Vincenzo Malacarne in violoncello. Gli altri, cioè il tastierista e fiatista Fabio Tessitore, il bassista Daniele Ducci, il batterista Gianni Raspaldo e il soprano Roberta Moschella è davvero come se.
3) Gianni Catalano, il cantante, è un frontman con pochi uguali nel Nordovest italiano. Salvo la voce, che è roca di Bordeaux e sigarette non imita il celebre cantante qui più volte nominato, sta sul palco con totale disinvoltura. Quando racconta, lo fa con parole poche e prive di enfasi. Crede in quello che dice, e in più lo fa. La persona, come capita a volte, uguaglia il personaggio in iscena.

Il concerto durò 2 ore circa, riscuotendo i vivissimi consensi del pubblico Alla fine, un bis da semileggenda con Impressioni di settembre e, si capisce, Il pescatore.

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