Simone Lammardo, il pittore che non ha perso l'innocenza - Savona

Simone Lammardo, il pittore che non ha perso l'innocenza

Mostre e musei Savona Mercoledì 11 marzo 2009

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Savona - Simone Lammardo è un artista. «I miei genitori mi volevano avvocato», racconta, ma alla fine è stato l'istinto più della ragione a condurlo attraverso le strade della creatività. Negli anni - ne ha meno di trenta - a dispetto di tutto e di tutti è riuscito a ritagliarsi uno spazio non da poco nel giro degli artisti liguri: le sue opere sono già state esposte un po' in tutta Italia all'interno di numerose mostre personali e collettive. Tra i premi ricevuti, spicca quello alla Biennale di Osio nel 2003, mentre due anni dopo è stato finalista del concorso casTiNg, presentato alla Biennale di Venezia.

Nato a Genova, Simone ha vissuto gran parte della sua vita nella Liguria di Ponente, prima studiando tra il Liceo Classico di Albenga e l'Istituto d'Arte di Imperia («ho tribolato un po' con la scuola: non avevo un buon rapporto con le regole»), poi frequentando gli studi degli artisti, come quello di Valter Boj ad Albisola. Ora vive a Giustenice, sulle alture di Pietra Ligure: «quella di abitare qui è una scelta di vita che mi rende sereno. È un paese bellissimo, in mezzo al verde, e ho tutto lo spazio che voglio».

La passione per l'arte ha origini lontane. «Ho iniziato da bambino con i fumetti», racconta: «mandavo i miei disegni alla Marvel e ad altre case editrici e loro me li pubblicavano. Ho anche partecipato a una Fiera del Fumetto a Genova con delle strisce su Conan». Ma è con il tempo che la sua arte piano piano matura e si affina: «crescendo si cambia. Dopo aver esaurito l'esperienza adolescenziale dei fumetti, sono passato all'arte figurativa».
Anche se trattato in forme diverse, però, il tema della fanciullezza è rimasto quello predominante nelle sue opere. «L'età dell'infanzia non esiste, esiste il bambino come condizione», afferma, «io lavoro molto sull'infanzia adulta, disegnando per esempio bambini che si sposano». La purezza che si fonde con la perdita dell'innocenza. Atmosfere inquietanti, in cui i volti dei più piccoli sono disegnati in bianco e nero: «i colori dello spirito», commenta Simone.

«L'ispirazione nasce dal silenzio», prosegue, «poi il lavoro procede in maniera antica, ancestrale: prima butto giù un bozzetto, poi lavoro con i colori».
Molte sue opere richiamano alla mente suggestioni timburtoniane. «E infatti io adoro Tim Burton, da Edward mani di forbice a Big fish: il cinema fa tanto per l'arte», racconta: «altri miei chiodi fissi sono Blade Runner e l'ironia di Totò». E quando gli chiedo invece quale sia il suo artista di riferimento, la risposta è immediata: «Gerard Richter».

Un sogno? «Riuscire a far capire alle amministrazioni e agli enti locali che sarebbe meglio far fare ad artisti che vivono in loco i lavori di abbellimento dei centri urbani». C'è un velo di polemica in queste parole: qui in Liguria, spiega Simone, vengono chiamati a lavorare artisti di altre regioni e i nostri talenti sono costretti ad andare altrove. «Non è una questione politica, di destra o di sinistra» prosegue, «è che la giovane arte ligure non viene presa abbastanza sul serio». C'è da chiedersi: perché?

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