Milena Milani: «la mia vita nell'arte» - Savona

Milena Milani: «la mia vita nell'arte»

Mostre e musei Savona Mercoledì 17 dicembre 2008

© Gianni Berengo Gardin
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Savona - Parla che sembra una ragazzina, Milena Milani; come se il 24 dicembre di anni non dovesse compierne 91, ma tanti, tanti di meno. Ha la grinta di un'adolescente.
Savona, sua città natale, proprio in questi giorni le sta rendendo omaggio con una mostra, Milena Milani profilo di un'artista italiana, allestita nelle sale della Pinacoteca Civica (Palazzo Gavotti, piazza Chabrol). Un omaggio che per lei è stato una vera sorpresa: «l'assessore Molteni (curatore dell'esposizione, ndr) è un mio fan da molto tempo» afferma l'artista e scrittrice, «già alcuni anni fa mi aveva dedicato inaspettatamente una pagina sul Foglio di Giuliano Ferrara, e da sempre cerca di comperare i miei libri vecchi».

La mostra, visitabile gratuitamente fino al 15 febbraio 2009, comprende diverse opere che la Fondazione museo d'arte contemporanea Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo ha donato alla città di Savona ma che fino ad ora non avevano trovato posto nelle sale della Pinacoteca. Sono quelle che l'artista chiama confidenzialmente «opere del sottoscala»: le pitture e gli squarci dello scrittore sudafricano John Maxwell Coetzee, per esempio, oppure le opere di Beniamino Joppolo, fondatore insieme a Lucio Fontana dello spazialismo.
Un'altra parte dell'esposizione, invece, è dedicata a Milena Milani scrittrice e ospita vecchie edizioni dei suoi romanzi e locandine. C'è pure una sala «tutta dipinta di rosso» dove vengono proiettate le immagini del film La ragazza di nome Giulio di Tonino Valerii (1970), tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice savonese.

Lei se lo ricorda bene quel film: era amica della famosa collezionista d'arte Peggy Guggenheim, la quale mise a disposizione la sua casa veneziana per le riprese. Specificando però di non toccare il letto: «il regista, invece, volle subito girare una scena d'amore proprio sul letto» ricorda l'artista, che rivedendo quelle scene durante l'inaugurazione della mostra (lo scorso 12 dicembre) è rimasta colpita da alcuni particolari di cui probabilmente non esistono altre testimonianze: «mi ricordo bene quella testata in argento, opera di Antoine Calbet, e accanto al letto una collezione di orecchini vistosi, creati da diversi artisti».

La ragazza di nome Giulio, il romanzo, come è noto non ebbe però vita facile. La storia della giovane Jules di fronte al sesso, tra desideri, paure e l'assenza di qualsiasi piacere nell'atto sessuale, fece scandalo: dopo un rifiuto da parte della Mondadori nel 1963, il libro venne pubblicato l'anno successivo da Longanesi, ma poi fu sequestrato e l'autrice incriminata per pubblicazione oscena.
Un periodo difficile, quello: «il mio compagno (il gallerista Carlo Cardazzo, ndr) era morto da poco, tutti mi accusavano di essere una pervertita e in più persi anche la collaborazione con il Corriere di Informazione, l'edizione pomeridiana del Corriere della Sera. Dicevano che il mio nome non era più gradito».

Il romanzo, che ebbe un successo enorme all'estero («soprattutto in Francia, in America e in Inghilterra» precisa l'autrice), in Italia fu ripubblicato solo diversi anni più tardi.
«La storia era troppo osé per quel periodo» afferma oggi l'autrice, rivelando poi di essersi ispirata a un fatto ben preciso: «ero a Venezia, la figlia di un'amica mi confessò di essere innamorata di un ragazzo e di avere fatto sesso con lui senza provare alcun piacere».
Dopo avere chiesto ad alcune amiche - e anche a sua madre - la scrittrice arrivò a una tragica conclusione: «le donne mentono». E cominciò la stesura del libro.

Milano, Roma, Venezia, Parigi, Cortina, New York. Milena Milani ha vissuto in giro per il mondo per tutta la vita, ha conosciuto decine e decine di artisti e letterati - da Ungaretti a Fontana, da Moravia a Jorn, da Carlo Levi a Caldarelli, solo per citarne alcuni - ed è una vera miniera di aneddoti.
Nel corso della nostra chiacchierata, accenna alla sua prima partecipazione a una mostra («era a Venezia e si chiamava Il gioco del paradiso: io non avevo ancora pubblicato nulla, ma fui invitata perché avevo vinto i Littoriali di Poesia»), di quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, molti pittori si rifugiavano a Roma credendo che fosse un luogo sicuro («mi chiamavano "la Settentrionale"»), degli anni milanesi e della Galleria Il Naviglio. La starei ad ascoltare per ore.

Alla soglia del 91° compleanno, la vita di Milena Milani è sempre piena di progetti. «Non ho ancora finito di fare quello che voglio fare» dice, alludendo a un doppio progetto in cantiere ad Albisola e Albissola Mare: «un centro studi» rivela, e poi «un'associazione chiamata Albisola Amore», proprio come il libro di Simona Poggi che ripercorre la storia dell'artista e gli anni d'oro dell'arte nel Ponente Ligure.
Auguri, Milena.

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