Concerti Savona Martedì 8 luglio 2008

Sheryl Crow padrona del palco

Genova - Un’esibizione di gran classe di Sheryl Crow ha inaugurato ieri sera (lunedì 7 luglio 2008) l’ottava edizione di Just like a Woman, l’unica rassegna che, a livello nazionale, con l’organizzazione di Energie Multimediali di Massimo Sabatino e la direzione artistica di Ezio Guaitamacchi, dedica un’attenzione esclusiva alla musica al femminile.
La quarantaseienne lady del Missouri ha portato tra le storiche mura del Priamar di Savona la seconda ed ultima data italiana del suo tour mondiale che, partito negli U.S.A., ha toccato Sud America, Europa ed Australia.

Sheryl, lunghi capelli biondi, sorridente, fisico minuto, elegante in un completo bianco, ha presentato gli ultimi quindici anni di una carriera iniziata relativamente tardi, al seguito di Michael Jackson personaggio controverso, ma che di (grande) musica ne mastica da quando "aveva i calzoni corti", che la scelse per i cori del suo Bad Tour, in giro per il mondo dal 1987 al 1989.
Da qui iniziò a spiccare il volo, prima all’interno della Tuesday Night Music Club Band, poi in maniera decisamente da solista, che l’ha vista ricoperta di premi e riconoscimenti internazionali, tra cui nove Grammy Awards.

Una vita la sua, d’impegno sociale e politico, che l’ha, però, anche vista al centro del gossip per essere stata accanto (per tre anni) al campione di ciclismo Lance Armstrong (vincitore di sette Tour de France).
Fu anche sulle prime pagine dei giornali per un motivo molto più serio, l’aver combattuto il cancro al seno, che l’aveva colpita nei primi mesi del 2006, costringendola ad interrompere un tour nord-americano, poi vinto e da cui seppe trovare ulteriori energie morali, tanto da farla diventare un simbolo femminile.

La scaletta savonese ha visto diciassette brani, per un’ora e mezza di buona musica (forse un tempo leggermente limitato per soddisfare i fans, tutti in piedi al momento del bis).
Ha presentato un mix tra i brani più recenti ed inseriti nell’ultimo Detours, come le prime tre canzoni dell’album e della serata, in cui è forte la denuncia civile dell’ipocrisia nei comportamenti umani, delle bugie che portano alla guerra (vedasi Iraq) della non facile vita quotidiana God bless This Mess, Shine over Babylon e Love is free o la titletrack, e quelli più famosi e conosciuti (nonché cantati a squarciagola dagli spettatori!) quali il “tris d’assi” Run baby run, Can't Cry Anymore, What I Can Do for You, tutti e tre presi dal primo fulminante album del 1993 Tuesday Night Music Club.
C’è spazio anche per una bella interpretazione di un pezzo di Cat Stevens (dall’album New Masters del 1967), The first cut is the deepest, conosciuta anche nella versione di altri, tra cui Rod Stewart.

Sostenuta da una folta e professionale band tipicamente americana (due chitarre, basso, batteria, percussioni, piano e due ottime coriste), si dimostra, da polistrumentista qual è, padrona del palco e sciorina tutte le qualità di un sound mainstream, classicamente "made in USA".
Il suo è un songwriting soft rock, con venature country e pop, che si estrinseca in ballate ariose e ben armonizzate. Conclude con un altro dei suoi più fortunati hit All I Wanna Do, accolto da un’autentica ovazione corale, che porta al bis finale di Everyday is a winding road (tratto da Sheryl Crow, studio album del 1997).

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