Concerti Savona Venerdì 21 dicembre 2007

Ode a quel genio di Stefano Bollani

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Gentili amici e non de la ventura, dolente d’informare che questo non è il consuèto articolo farlòcco del corrispondente spumeggiante del Ponente estremo. Qui si pronunzia la laudatio di , ascoltato al Chiabrera di Savona mercoledì 19 sera, in un concerto che ruotava attorno a . In quel cd, pubblicato a nome suo e di Mirko Guerrini, Bollani suona temi d’ispirazione mozartiana con i Solisti di Perugia. Una buona metà del concerto di mercoledì sera ha seguito quella traccia, con la differenza che ad accompagnare il pianista c’era la , ensemble di virtuosi che sul virtuosismo hanno giocato assieme all’ipervirtuoso Bollani.

Dal primo quintetto giovanile di Volfango Amédeo, il a Apanhei-te Cavaquinho che segue El choclo, cioè choro dopo tango, in una sequenza che commuoverebbe ; dall’abituale, ma tutte le volte differente Danza de la moza donosa di Alberto Ginastera fino all’esilarante medley conclusivo (al Chiabrera, però, gli son seguiti 2/3 bis, cioè anche un ter e un quàter) in cui, partendo dal memorabile tema di : ma le parole italiane sono di Franco Migliacci, cioè del sig. Nel blu dipinto di blu) si è arrivati ad ascoltare Estate ed è arrivata davvero l’estate ben che si fosse al 19 di dicembre; da altro ad altro ancora che non può contenersi in un pezzùllo tale questo, occorre chiudere con un paio d’impressioni.

Intanto, non c’è altro musicista al mondo in grado d’inventare la musica come Stefano Bollani. La differenza non è tecnica – perché di tecnicissimi sono oramai pieni i palchiscenichi di ogni provincia e contrada – ma di sensibilità e di enciclopedia, nel senso di . La densità semantica di Bollani, in altri e se possibile meno ancora comprensibili termini, è inaccessibile. D’altro, e in via risolutiva, su tutto questo e molto altro Stefano Bollani scherza con giocosità che gli arriverebbe dal gèzz, se il gèzz non fosse diventato una musica più seria che la processione per i funerali a , paese d’altronde amato dal Bollani e dalle acciughe. Per tutte queste ragioni, e lamentando soltanto la forzosa assenza del sempre indispensabile e necessario Roberto tupamàro jamàs arrepentìdo, pero siempre mencionàdo Coggiola, Antonio Feliciano Silva resta grande. Caro sciùr preside, e cari Voi tutti, ora ch’è Natale intoniamo insieme l’inno: coeli desuper / et nubes pluant iustum!.

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