Weekend Savona Bagni Copacabana Venerdì 17 agosto 2007

Copacabana: la spiaggia del mangiar bene

Genova - Una decina di chilometri da Savona, una manciata di curve a picco sul mare ed ecco che ci si trova di fronte l'isola di Bergeggi.
Ancora un'altra curva ed una discesa sfociano su un rettilineo dove, uno accanto all'altro, si susseguono stabilimenti balneari e spiagge libere che si sono conquistate nel tempo un "posto in prima fila" per godere di quello che è riconosciuto come uno dei golfi più suggestivi della Riviera Ligure: Spotorno. È proprio qui che nel 1954 Giuseppe Ravera ottiene la prima concessione per quelli che, in omaggio alla celebre spiaggia brasiliana, si sarebbero chiamati Bagni Copacabana.
Da spazio riservato ai soli clienti dell'albergo Pippo, di proprietà della famiglia Ravera, nel 1970, la spiaggia si avvicina sempre di più all'aspetto che ha oggi, con la costruzione del bar, delle cabine e dando vita a quella che sarebbe diventata una vera e propria dinastia che vede oggi impegnati nella gestione della spiaggia e del ristorante Felice Ravera (figlio di Giuseppe), Rosanna (moglie di Felice) fino ad arrivare al figlio Enrico.

Una storia ricostruita chiacchierando con Felice a un tavolo sotto ad una scenografica tensostruttura bianca che ospita il ristorante, visibile anche dalla strada. Ricordi a volte difficili da richiamare alla memoria quando le mie domande si fanno più precise riguardo all'inizio dell'attività di ristorazione.
Siamo nei primi anni '80. Gli anni della cucina della Carmen, quando tra una portata e l'altra capitava di sentire anche da chi era seduto ai tavoli i commenti a voce alta della cuoca che preannunciavano l'arrivo di una nuova portata. Una cucina ligure, curata, casalinga al di sopra delle mode con pochi piatti consolidati ma che hanno segnato la via sulla quale si sono mossi tutti gli altri chef che si sono avvicendati, dal 2000, anno del suo ritiro, e che hanno contribuito all'affermazione dei Copacabana come "spiaggia del mangiar bene".

Negli ultimi dieci anni la cucina è stata attenta alle evoluzioni del gusto mantenendo intatto però il suo legame con il territorio creando piatti che, come piace dire a Felice, sono "tradizione rivisitata" prendendo spunto da ciò che offre il territorio in cui il pesce è protagonista.
A pranzo, il ristorante è aperto con menù alla carta tutti i giorni, a cena nelle serate di mercoledì e sabato a partire dalle 20. È in queste serate che i Copacabana si trasformano: il mercoledì cene a tema con menù fisso e contorno di musica dal vivo, dj set, animazione, scuola di ballo, Cene con delitto della compagnia teatrale Cattivi maestri; il sabato menù alla carta. Qui il Circolo degli Inquieti dal 1996 ha fissato l'appuntamento annuale con la tradizionale Cena dell'olio e dal 2000 la proclamazione di Inquieto dell'anno assegnato a Gino Paoli.

Notti in cui si incontra una clientela variegata e molto spesso composta da affezionati frequentatori dei bagni e della buona cucina. Comitive affiatate che rispecchiano il clima di familiarità che si respira tra i tavoli. Un'atmosfera che da quest'anno, tempo permettendo, si potrà gustare fino al 31 ottobre.
Alla mia domanda - "quali piatti, tra i tanti proposti dal cuoco Fabrizio Donati, caratterizzano la cucina dei Copacabana?" - con un po' di esitazione Felice risponde: «metterei al primo posto i pansotti di pesce con pomodoro fresco, zafferano e pepe verde, al secondo un carpaccio di palamita».

E se sentite chiedere "Portami un sogno…", non è la richiesta di un cliente pretenzioso, ma si è arrivati al dolce Sogno di una notte di mezza estate, morbida torta con amaretto e cioccolato accompagnata da gelato artigianale alla crema.
È arrivato il momento dei saluti, una stretta di mano e riesco a leggere la frase di Woody Allen stampata sulla maglietta di Felice: Il mio grado nell'esercito? Ostaggio. In caso di guerra. Felice confessa: «È solo una delle tante della mia collezione».

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