Concerti Savona Giovedì 1 giugno 2006

Viclarsen: da Savona al mondo

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I Viclarsen vengono da Savona, ma guardano molto lontano: due dischi sulle spalle con collaborazioni eccellenti e ottimi progetti realizzati. Ho fatto un paio di domande al bassista Luca sui traguardi e i prossimi obiettivi della band.

I Viclarsen riescono a passare con grande facilità nei loro brani da momenti riflessivi a momenti inquieti e potenti. Come nascono le vostre canzoni?
«Nella musica deve esprimersi tramite i sentimenti e le visioni. Con Trasporto è stato come vedere (o meglio, suonare) un film, un viaggio, che ha i suoni momenti di esaltazione, di tristezza, di tensione, di assenza, di immagini, a colori e in bianco e nero».

Com'è stato trovare il vostro video sul sito della Playstation?
«Strano. Gli amici ti dicono: "adesso che hai fatto i sacchi grazie alla Sony devi offrire da bere!". Soldi? Quali soldi?. A parte gli scherzi, il video di Mike Futcher di "Kejiko" è molto bello e originale, dovrebbe passare anche in tv. Abbiamo conosciuto Mike in Inghilterra dopo una data a Nottingham. Lui era esaltato dall'idea di fare per noi un video-animazione e ha pensato a questi cavi-cartone animato».

Avete anche curato le musiche per lo spettacolo teatrale Greta la pazza. Ci racconti questo progetto?
«La tua musica a teatro è il rapporto dei suoni con le immagini, è un'azione diretta. Da tanto tempo lavoriamo con Marco Ghelardi e la Compagnia Salamander. Ci accomunano la stima, la voglia di cercare nel teatro e nella musica vie nuove di espressione tutt'altro che scontate. Greta, in questo, è stato probabilmente il nostro lavoro più importante.
Quando ho sentito la mia musica al Teatro dell'Archivolto ero davvero tesissimo, esattamente come per un live set, anche se non suoni. Nel teatro di Marco - che secondo me prima di essere ottimo regista è un grande scrittore - e nella recitazione di c'è sempre quel momento che ti stupisce, e tu ti chiedi: "ma adesso, che cazzo succede?". Nell'ultimo spettacolo, quello dell'Archivolto, appunto, mi sono accorto che spesso questa sospensione era merito anche delle mie musiche. Incredibile».

I Viclarsen guardano molto lontano, sia per quanto riguarda la produzione degli album che per le sonorità.
Quanto siete legati a Savona, la vostra terra d'origine?
«Per molti versi la sentiamo molto vicina, per altri no. Su Abitazione c'era un brano, Vento Largo, ispirato dal romanzo di Biamonti. In Trasporto c'è questo bilico tra l'amore e l'odio per quello che hai intorno. Bisogna continuamente impegnarsi per trovare cose buone. Dalle nostre parti, ad esempio, ci sono giovani musicisti molto dotati: adoro Cellar Door, Japanese Gum, Progetto K. Ma per ora sono soli o quasi, senza etichette, pochi locali, poco pubblico».

Come nascono invece le collaborazioni con artisti del calibro di Olivier Manchion, degli Ulan Bator?
«Anch'essi nascono dalla musica, dalle idee. Olivier è stato molto divertente. Mi diceva: "ma perché avete scelto proprio me per la produzione di questo disco?". Io gli spiegavo che ho sempre adorato gli Ulan Bator: la loro musica andava diretta.
Ho scoperto che Trasporto piace moltissimo anche a Gianni Maroccolo. Mi ha detto: "se avessi avuto ancora il Consorzio Produttori Indipendenti vi avrei pubblicato».

Quali sono i vostri progetti per il futuro?
«Finalmente di nuovo dal vivo a manetta. Trasporto, live. Qualche data in Italia in estate, poi ad ottobre-novembre saremo di nuovo in Inghilerra, dove sono pazzi per noi. Anche se si canta in italiano, ballano e fanno un casino tremendo. Siamo davvero molto eccitati di sentire questo cd, più del primo, nella sua dimensione live».

Per finire, con due dischi alle spalle si può dire che avete già raggiunto ottimi risultati: qual è l'idea che vi siete fatti dell'attuale mercato discografico italiano?
«Anche in questo, devi continuamente cercare persone valide ed oneste. Siamo stati fortunati. Stefano Mauro e PmA Records, prodottori di Trasporto, fanno parte di quelle realtà sane, positive ed intelligenti che tu non penseresti possano esistere in un paese che per metà ha votato Berlusconi... Sono quelle etichette che ti producono e ci credono. Posso dire lo stesso di Oreste e la Fridge.
Anche Audioglobe, lo vediamo tutti i giorni, aiuta parecchio la buona musica. Penso che in Italia dobbiamo iniziare a cambiare punto di vista, sulla cultura e sulla musica, dove siamo schiavi di certe cose. Ad esempio, del giudizio dei giornalisti su un disco inteso come mezzo per far conoscere la tua musica. Chissenefrega. Quello che conta è quello che c'è dentro e come viene proposto in senso estetico, con quale forza. Le persone hanno orecchie e immaginazione».

Daniele Guasco

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