A Savona il Teatrino Clandestino

Teatro Savona Mercoledì 10 agosto 2005

A Savona il Teatrino Clandestino

© www.teatrinoclandestino.org

Savona - Parliamo di Progetto Milgram. Il fantasma dentro la macchina, uno spettacolo ispirato dall'esperimento, dello psicologo sociale Stanley Milgram, condotto nel 1962 sul rapporto tra autorità e obbedienza. Milgram, colpito dalla figura di Adolf Eichmann, a capo di coloro che trasferivano gli ebrei nei campi di sterminio, decide di studiare motivi e necessità che portano una persona “normale” a commettere atrocità su altri esseri umani. , compagnia bolognese, presenta questo spettacolo, una prima fase della ricerca, a Savona alla Fortezza Priàmar, piazzale del Maschio, nell’ambito dell’omonimo Festival dei Laboratori Teatrali (a cura dell'), il 19 agosto, alle ore 21.30, (ingresso libero). Noi abbiano intervistato il regista Pietro Babina, che è anche drammaturgo all’interno del gruppo.

La scelta del testo di Stanley Milgram Obbedienza all’autorità, com’è avvenuta?
Nel periodo in cui emersero i casi di tortura ad Abu Graib, nell’aprile del 2004, in una trasmissione radiofonica sentii parlare degli esperimenti di Milgram. Mi misi a cercare il testo, per l’universalità del tema trattato, ma anche perché mi sembrava di lampante attualità. Successivamente, altri testi sull’argomento sono intervenuti come Gli anormali di Michel Foucault o Il carcere della mente di Adriano Zamperini, psicologo sociale e altri suoi studi, oltre all’introduzione al testo di Milgram (edizione di Einaudi), da lui curata.
Nella locandina si legge: con la collaborazione speciale di Adriano Zamperini. Che ruolo ha nel progetto e come è avvenuto l’incontro con lui?
All’inizio non avevo focalizzato che fosse l’autore dell’introduzione al testo di Milgram. Poi leggendo variamente sull’argomento mi sono imbattuto in diversi testi suoi. A quel punto lo abbiamo contatto. In un primo tempo, per chiedere consigli per una bibliografia e per il reperimento di materiali. Poi ci è venuta l’idea di fargli un’intervista. Il risultato, l’intervista debitamente tagliata e rielaborata con altri materiali (tra cui i dialoghi originali avvenuti in laboratorio nell’esperimento di Milgram), è il testo del primo studio: Il fantasma dentro la macchina, tappa intermedia del progetto che si concluderà con L’alba del torturatore, una produzione nostra insieme a Romaeuropa Festival, ERT Emilia Romagna Teatro e Ferme du Buisson Scene Nationale de Marne la Vallée .
Non puntiamo mai alla scrittura di un testo in senso stretto. Quello che creiamo è una partitura drammaturgica. Lo studio serve per mettere a fuoco la tematica e vedere le reazioni del pubblico.
Come avete lavorato praticamente a questo progetto?
Non abbiamo un metodo unico. A seconda dell’argomento che scegliamo, tema o idea, cerchiamo di mettere in discussione ogni metodologia precostituita. La direzione e gli strumenti della ricerca sono dettati dall’argomento stesso. Non forziamo mai. Non fissare uno stile preciso di messinscena è precisamente il nostro stile.
L’intervista con Zamperini si è trasformata presto in un testo. È stato un lavoro di condensazione. Il passo successivo è che l’intervista andrà in scena con un attore che interpreta proprio Zamperini, una cosa curiosa quella di creare un personaggio da qualcuno che è realmente esistente e contemporaneo allo spettacolo.
Sul profilo della compagnia si legge: Segni particolari: una croce rossa. Cosa significa?
Da lungo tempo detestavamo le immagini teatrali figurative. Un giorno parlando di drammaturgia e di cosa volesse dire “spettacolo evocativo”, passò un’ambulanza con la croce rossa. Proprio come la sirena di un’ambulanza, ci dicemmo, evoca, racconta una storia senza narrarla, ovvero è il contrario di un discorso chiuso, allo stesso modo lo spettacolo evocativo dovrebbe far partire dentro di te una storia. Ecco perché la croce rossa: intesa come punto focale, che attrae l’attenzione e mette in moto un meccanismo immaginativo. È anche un omaggio a Andreï Tarkovskij e al suo film Sacrificio.
Per la prima volta l’abbiamo usata nel nostro spettacolo L’idelista magico (1997). Da quel giorno ci siamo ripromessi che la croce rossa e le sue variazioni sarebbero state la nostra immagine sui manifesti.
Questa volta la croce nasce dal gioco dei chiodini, perché questa scelta?
Non amo razionalizzare tutto quello che facciamo. Comunque, il richiamo è alla ripetizione di elementi uguali e alla loro relazione all’interno di una struttura che qui, con il chiodino blu tra i chiodini rossi (vedi in alto), è anche un riferimento alla tematica del “mostro”, affrontata dall’esperimento di Milgram e da lui confutata perché, come dimostrano i suoi risultati, tutti noi saremmo capaci di obbedire ad un ordine seppur crudele. Ecco allora una struttura modulare. A questo si aggiunge una motivazione che deriva da mie ricerche di tipo estetico. In questo caso il richiamo è ad una prima infanzia, fase in cui si socializza e si comincia a pensare a figure più complesse.

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