Robert Doisneau: la mostra a Rovigo. Palazzo Roverella diventa Parigi

Robert Doisneau: la mostra a Rovigo. Palazzo Roverella diventa Parigi

Mostre Rovigo Palazzo Roverella Venerdì 3 settembre 2021

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Le baiser de l’Hôtel de Ville, Paris 1950
© Robert Doisneau

Rovigo - Giovedì 23 settembre 2021 apre al pubblico la grande retrospettiva che Palazzo Roverella dedica a Robert Doisneau, uno tra i maggiori fotografi dell’intero Novecento internazionale.

La mostra, che resterà aperta fino al 30 gennaio 2022, è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ed è stata affidata alla curatela di un grande specialista, Gabriel Bauret.

Ad essere protagonista dell’esposizione sono Parigi e i parigini. Non solo e non tanto le eleganti vie del centro ma soprattutto le vivaci periferie.

Gran parte dell’opera di Robert Doisneau è riconoscibile proprio dal soggetto: un territorio privilegiato, nella fattispecie i quartieri popolari di Parigi e la sua periferia. D’altronde, La banlieue de Paris è anche il titolo di uno dei libri che contribuirà a renderlo celebre. Un paesaggio urbano e una società che il fotografo ha esplorato fin dal suo debutto, e che negli anni non ha mai perso di vista; anche il suo appartamento-atelier di Montrouge, a sud della capitale, in qualche modo trova posto all’interno dello scenario delle sue immagini.

Una città e una umanità lette con l’occhio attento di un fotografo umanista.

A differenza di molti fotografi della sua generazione, Robert Doisneau è piuttosto sedentario: viaggia poco, preferendo perdersi nella sua amata Parigi. Ha perfino confessato di sentirsi a disagio quando, per via di qualche commissione, deve allontanarsi dal suo universo. È un umanista, nel senso che uomini, donne e bambini sono al centro della sua opera. Ma ha anche un approccio autenticamente umano: la sua fotografia è espressione di uno sguardo interessato ed empatico. Robert Doisneau sa raccontare anche la dura quotidianità, mostrare la miseria nella quale vivono e lavorano alcuni dei suoi personaggi; cosa che non gli impedisce tuttavia di cogliere dei momenti di grazia, un’espressione di felicità. Non è un mero testimone: il suo approccio all’umanità è ben più complesso della semplice leggerezza che si tende ad associare alla sua opera.

Doisneau, tramite immagini spesso gioiose, condivide il piacere che prova nel costruire un’opera ispirata all’atmosfera dei contesti umili, del mondo operaio, della società parigina ai margini dei quartieri bene. Le persone che ritrae sono spesso complici delle sue intenzioni e il fotografo non esita a includere nei suoi scatti parenti (in particolare le sue figlie), vicini e amici, all’occorrenza chiedendo loro di ripetere le scene che aveva immaginato.

Orchestra le situazioni volute svincolandosi dalle regole e pratiche tradizionali del buon fotoreporter, che vieterebbero di intervenire sulla realtà. È anche capace di far entrare il caso nel suo teatro, e talvolta di liberarsi dalle esigenze formali per esaltare il soggetto e l’istante. Ed è anche per questo che quelle istantanee conservano la loro freschezza ed emozionano anche gli osservatori di oggi, portati come per magia indietro nel tempo e immersi in momenti che grazie al fotografo sono eterni.

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