Due installazioni, di Luke Jerram e Voldemārs Johansons - Roma

Due installazioni, di Luke Jerram e Voldemārs Johansons - Mattatoio (ex Macro) - Roma

27/07/2020

Fino a domenica 16 agosto 2020

Gaia di Luke Jerram_ veduta dell'installazione presso W5, Belfast, 2019

CalendarioDate, orari e biglietti

Roma - Nell’ambito del programma di Romarama il Mattatoio accoglie due installazioni di artisti contemporanei: Gaia di Luke Jerram (UK) – dal 29 luglio al 3 agosto (apertura 29 luglio 2020, dalle 19.30 alle 24, dal 30 luglio tutti i giorni dalle 10 alle ore 24. L’ingresso è gratuito e non richiede prenotazione), posizionata all’aperto, nel centro del complesso del Mattatoio – e Thirst di Voldemārs Johansons (Lettonia) – dal 31 luglio al 16 agosto (apertura al pubblico 31 luglio 2020, dalle 17 alle 24, dall'1 agosto al 3 agosto 2020 dalle 10 alle 24. Ecco come prenotare il biglietto).

Roma - La vocazione del Mattatoio, definita negli obiettivi dell’Azienda Speciale Palaexpo, è quella di un luogo di ricerca, formazione, produzione e presentazione delle pratiche legate alle arti performative, nell’ottica dello scambio interdisciplinare fra i diversi linguaggi della performance – arti visive, danza, musica, teatro.

Roma - L’allestimento di Gaia di Luke Jerram consentirà al pubblico, per la prima volta dopo anni, di attraversare, anche con lo sguardo, il grande viale centrale che collega il Lungotevere e il Ponte Testaccio con Piazza Orazio Giustiniani.

Gaia di Jerram è una riproduzione fedele del pianeta visto dalla Luna: misura sette metri di diametro e la sua superficie è stata creata attraverso la combinazione di immagini ad alta definizione fornite dalla Nasa.
Gaia oggi appare a tutti noi, e non solo alle minoranze sensibili alle questioni ecologiche o climatiche, un luogo comune, uno spazio enorme e complesso, uno spazio interconnesso, in cui ciascuno sta facendo esperienza delle medesime cose da punti di vista e situazioni diverse. Nell’immaginario contemporaneo questo oggetto, che da lontano sembra una pallina di marmo blu venata di bianco, è l’immagine stessa della bellezza, ma anche della fragilità, del rischio di trasformazioni irreversibili e catastrofiche in quanto totali, è uno dei tanti pianeti ma l’unico ‘mondo’ che dobbiamo preservare e abitare creando alleanze che superino l’umano”, afferma la curatrice Ilaria Mancia.

Seguendo le indicazioni del suo stesso autore, Gaia diventerà uno spazio di attivazione e di espressione per altri artisti e pensatori. Il programma prevede - dal 29 luglio al 3 agosto - l’intervento di ospiti che condivideranno fisicamente e idealmente questo contesto creativo di confronto e di scambio, in un gioco di contaminazioni tra momenti performativi, incontri su tematiche ambientali e mitologiche, concerti, laboratori per bambini. Tra gli ospiti il musicista Davide “Boosta” Dileo, il coreografo Alessandro Sciarroni, la scrittrice e giornalista Loredana Lipperini, la formazione artistica Kinkaleri, il filosofo Leonardo Caffo, la dj e producer Deena Abdelwahed, i ricercatori Sara Gainsforth e Giacomo Maria Salerno, la cantante Ginevra di Marco, il filosofo Emanuele Coccia, insieme ai laboratori per bambini condotti dal Laboratorio d’arte di Palazzo delle Esposizioni e allo spettacolo per bambini della Compagnia I Sacchi di Sabbia / Teatro delle Briciole.

Thirst di Voldemārs Johansons è una video-installazione immersiva di un mare in tempesta che ci pone di fronte a una classica opposizione dialettica fra la contemplazione della potenza della natura, con il suo carico di fascino, e l’esperienza diretta, e quindi il rischio che ci potrebbe toccare o addirittura investire. Prosegue la curatrice: “Da una parte c’è il sublime – poter vedere qualcosa di terrificante stando al sicuro – dall’altra c’è il terrore rispetto a forze preponderanti e incontrollabili. Si dice che William Turner – che era un vero specialista di tempeste – nell’ansia, tipicamente romantica, di riuscire a “stare dentro” il sublime, a farlo proprio, si facesse legare all’albero maestro di navi che affrontavano il mare in burrasca. Forse la storia è inventata, ma è certo che i suoi quadri, che sono una delle fonti ispiratrici del lavoro dell’artista lettone, non sembrano mai visioni distaccate e rassicuranti. La tempesta ci travolge ma da un punto di vista in cui possiamo osservarla, abbandonandoci a una condizione impossibile e, allo stesso tempo, seducente.”

“Sopravvivere su un pianeta infetto” (Donna Haraway) è possibile grazie alle alleanze con gli altri esseri viventi e grazie a tutto ciò che accade indipendentemente dalle azioni umane ma forse è possibile anche grazie alle opere d’arte, alla loro capacità di accompagnare la bellezza alla riflessione critica, il piacere all’elaborazione del trauma. Ci poniamo come osservatori a contemplare i fenomeni naturali, siamo spinti da un desiderio di “comprensione” che possa portare a stabilire con questi una relazione, per sentire responsabilmente che, come le piante, siamo fatti d’acqua e poggiamo a terra le nostre vite insieme alle altre creature.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 05/08/2020 alle ore 18:50.

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