Stranieri - Roma

Stranieri - Piccolo Eliseo Patroni Griffi - Roma

20/06/2019

Fino a domenica 3 novembre 2019

Ore 21:00

© teatroeliseo.com

TERMINATO

Roma - Un uomo si è barricato nella sua casa d'oro, pronto a difendersi da chiunque voglia ferire la sua solitudine: sia costui venditore, ladro, avventore, fedele di un dio sbagliato… di sicuro è uno straniero.

Roma - A bussare alla sua porta insistentemente sono invece la moglie e il figlio dell'uomo. Ma effettivamente quei due parenti sono stranieri, appartengono cioè a un altro stato, cittadini di un altro paese, quello dei morti. Tenuti in vita grazie a ricordi e abiti che l'uomo ha conservato morbosamente in tutti questi anni, sono oggi tornati per accompagnarlo nell'ultimo ballo possibile.

Roma - L'autore disegna questo distacco ponendo l'uomo dentro casa e gli altri due fuori di essa, raccontando distanze presunte e assunte, erigendo confini d'azione delimitati dai protagonisti stessi, che verranno cancellati solo nell'attimo dello svelamento, della presa di coscienza.
Possiede qualcosa di ciclico il testo, una struttura che alterna dentro/fuori, come a ricordarci che la storia è circolare, così come il tempo, che nulla di ciò che avviene non è già avvenuto, che pur tuttavia è in movimento: il nostro spazio d'azione, il nostro ruolo.

Erede di una lezione che affonda le radici in Borges e Bernhard, Tarantino tratta il tema tanto attuale della mistificazione dell'altro senza alcuna retorica, usando come metafora quella della famiglia. E, dunque, evitando disquisizioni politichine, diventa politico prepotentemente. Egli pone l'attenzione su piccole dinamiche familiari, fatterelli di vicinato, bollette e piccole assenze utilizzando un linguaggio sgrammaticato che alterna inflessioni dialettali non sempre riconoscibili: forse moglie e marito sono emigrati da giovani, prima di incontrarsi?
E il ruolo di questo padre, a cui basterebbe un alito di vento per cadere a terra, è quello d'inveire e sbraitare per far rumore, per non ascoltare il silenzio aberrante che lo sta inghiottendo. Quel silenzio ch'è nero come l'oscurità, in cui ci è più facile riconoscere l'altro come nemico, estraneo, piuttosto che come nostro caro, un pezzo di cuore, se non addirittura come specchio di noi stessi.

Piove per tutto il tempo, come se dal cielo si volesse pulire l'aria dalle grida dei non ascoltati, come se si chiedesse che per strada non resti più nessuno, che tutti entrino di corsa in casa, una casa qualunque, che ciascuno si aggiudichi un tetto, anche non dorato.

Con la speranza del ricongiungimento si chiude il cerchio di questa drammaturgia cinica e spietata. Dopo il tempo incessante del monologare rancori, del chiosare amarezze, apostrofando errori e giustizie, attendendosi e bestemmiandosi l'un l'altro, arriva il tempo del raccordo in cui una famiglia di non sopravvissuti a loro stessi, si riunisce come d'innanzi al banchetto delle feste.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 12/11/2019 alle ore 05:24.

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