Street art a Roma: dal GRA a Tor Marancia, i quartieri dell'arte di strada

Street art a Roma: dal GRA a Tor Marancia, i quartieri dell'arte di strada

Cultura Roma Martedì 10 novembre 2020

Anna Magnani
© Alessandra Pistolese
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Roma - Roma, museo a cielo aperto da sempre dove palazzi, piazze, vicoli, cupole, ponti, fontane e siti archeologici diventano finestre che si aprono a un passato fulgido e glorioso animato dalle più raffinate menti e dai maggiori artisti della nostra storia. Ogni angolo del centro storico di questa città è un manuale di storia dell’arte, architettura e archeologia. L’occhio si perde, affonda e s’inabissa nella Grande bellezza di una città senza tempo, quasi sospesa nella sua perenne magia.

Tra mille contraddizioni e tanta retorica, Roma però in qualche modo ha cercato di riscattare la sua storia, e l’arte da circa vent’anni è entrata prepotentemente nelle zone più periferiche e spesso malfamate della città, creando un percorso inedito che dal Grande raccordo anulare conduce al centro storico. Un percorso a cielo aperto dove opere della cosiddetta street art portano la firma di artisti come Blu, Diavù, Lucamaleonte, Nic Alessandrini, Agostino Jacurci, Liqen, Add Fuel e Alice Pasquini, solo per citarne alcuni.

Palazzi, mura di cinta, scalinate, angoli abbandonati delle periferie si trasformano in racconti di vita quotidiana, di sogni e narrazioni per riflettere sull’oggi e dare nuova speranza al domani. La street art romana ha così reso respirabile l’atmosfera di quartieri periferici, borgate e nuovi insediamenti nati da sciagurate pianificazioni. Qui, dove il passato si incontra o meglio si scontra con il presente, le opere della street art hanno ridisegnato spazi, smussato angoli, concependo in modo totalmente diverso lo spazio urbano.

E’ questa una passeggiata che non può esaurirsi in una giornata, dato che dal Grande raccordo anulare al centro, passando per i diversi quartieri e borgate, sono circa 330 le opere che animano molti luoghi periferici e centrali di Roma. Iniziamo con il Grande raccordo anulare, l’anello stradale di circa 68 km che corre intorno alla città delimitandone, al suo interno ed esterno i diversi municipi in cui Roma è suddivisa.

Street art nel Grande raccordo anulare: GraArt

Proprio il Grande raccordo anulare è stato oggetto di un progetto di street art, GraArt che è nato per ricucire uno strappo culturale che c’è tra centro storico monumentale e periferie della Capitale. I murales di GraArt infatti, sono indissolubilmente legati a miti, leggende ed aneddoti – spesso poco considerati se non addirittura dimenticati – che interessano memorie ed identità di quelle specifiche aree della città, di cui questi dipinti contemporanei si propongono di divenirne simbolo.

Questa immensa infrastruttura urbana, costituita dal Grande raccordo anulare, diventa così un vero e proprio tour a tappe, una sorta di via crucis dove ogni stazione racconta una vicenda della Roma antica e moderna come quella dell’artista Solo, dal titolo The mummy of the red cave, un’immensa opera di sei metri per quindici, realizzata in quarzo acrilico e smalto spray che cattura lo sguardo di chi percorre dal centro via Flaminia Nuova proprio sotto il Grande raccordo anulare. Il murales rappresenta la storia di un sarcofago trovato alla fine degli anni ‘60 in quella zona, mentre una ruspa preparava il terreno per la costruzione di una palazzina. Dentro questo piccolo sarcofago, intatto e perfetto trovarono il corpo di una bambina di forse 8 anni vissuta nel II secolo dopo Cristo. Una bambina appartenente a una famiglia agiata, tanto agiata da permettersi di adornare il corpicino con zaffiri dello Sri Lanka, sete cinesi, ambra proveniente dal Mar Baltico e bende di lino pregiatissimo. La piccola mummia, studiata e analizzata, racconta una vita breve, troppo breve, vissuta sotto il segno della malattia, ultima fra tutte la pleurite.

Questi aneddoti così unici che sono stati parte della storia della città li ritroviamo nelle altre opere del GraArt come in quella di Kos Dos. Il murale si trova in via Demone, attigua al Grande raccordo anulare e così vicina alla Tiburtina, da suggerire un tema fondamentale per raccontare la bellezza dei monumenti di Roma: il travertino, conosciuto anche con il nome di Lapis Tiburtinus. Un’opera, quella di Dos, dove passato e presente si fondono con armonia e grazia lungo tutta la cinta della parete. E così è per tutte le altre opere che puntellano le pareti del Grande raccordo anulare come Una strada d’acqua dolce di Nicola Alessandrini, in via Collatina all’altezza di Ponte di Nona, oppure Ventrem Feri Imperium con cui Cekos, all’altezza di Largo della Sorbona, in sei metri per quaranta celebra l’archetipo della crudeltà della Roma imperiale rappresentando Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico. Quando si parla di Roma però non si può non parlare dei nasoni che dall’Ottocento hanno garantito acqua ai cittadini, pellegrini e turisti, così il romano Maupal realizza il suo Obelisco nasone che in cinque metri per dieci, all’altezza di via Pietro Rosano, poco distante dalla Romanina, racconta due delle immagini più legate a Roma, l’obelisco e il nasone appunto.

In totale le opere del GRaArt sono diciassette e oltre agli artisti indicati troviamo: Collectivo Licuado con I giardini di Ottavia (via Casorezzo), Camilla Falsini con La vita e la morte (via Lucio Mariani), Veks Van Hillik con Shewolf Queen (via Boccea), Lucamaleone con Il martirio di Rufina e Seconda (via Casal del marmo), Julieta Xlf con Untitled (via Aurelia), David Daviù Vecchiato che sul muro fra via Pontina e via Cristoforo Colombo realizza Enea, Anchise e…
Si prosegue con l’argentino Milu Correch che, a via Casal del Marmo nei pressi di via Vignale, presenta Juno Sospita mater regina, la dea-capra dei boschi e del mondo femminile.

Mentre Kampah, in via Emilio Brusa, nei pressi dell’uscita del Gra per Cinecittà, con il suo I 7 Reeves di Roma racconta la storia dei mitici Studios di Cinecittà. Quasi nella parte opposta del Gra, a via della Magnanella, Zed1 dà vita a Sotto la Maglianella, murales che racconta una storia primitiva quella del cimitero degli elefanti preistorici di Roma, un sito archeologico splendido, ma piuttosto sconosciuto. Le ultime due opere del GraArt sono Lucrezia, all’altezza di via Ardeatina, firmata da Diamond, che riproduce la storia dell’onestissima moglie di un alto militare romano. Poco lontano, tra l’Ardeatina e la Laurentina, area che abbraccia la porzione più vasta dell’agro romano, troviamo Mezzadria di Paolo Gojo Colasanti.

Il Grande raccordo anulare diventa così un’infrastruttura parlante, un grande libro dove tra auto, smog e degrado si cerca di raccontare storie, miti e quotidianità di una città millenaria come Roma. Dall’anello stradale del Gra, le storie e i colori della street art con i diversi progetti, che hanno sostenuto questo cambiamento urbano, corrono per tutta la città. Andiamo a vedere le tappe più rappresentative.

Questo è un percorso da fare preferibilmente in bicicletta o quanto meno fermandosi per percorrere a piedi queste 150 strade in 13 dei 15 municipi della città. Da Testaccio al Pigneto, da San Lorenzo a San Basilio fino a Tor Bella Monaca per inoltrarsi a Tor Marancia, Garbatella, Ostiense, e non ultimi Prati e Flaminio, senza dimenticare il Quadraro.

Street art a Tor Marancia: Big City Life

Tra via Cristoforo Colombo, la Tenuta di Tor Marancia e via Ardeantina, poco distante dalla Garbatella, troviamo Tor Marancia, nucleo urbano popolare la cui costruzione risale al 1947. In questa borgata dal 2015 il progetto di arte pubblica partecipata per la riqualificazione urbana, culturale e sociale, Big City Life ha cambiato le sorti del territorio. Infatti nessuno avrebbe mai pensato di andare a Tor Marancia come si va in un museo o in una mostra. E invece l’arte ha rivoluzionato il destino di questo insediamento urbano.

Proposto dall’associazione culturale 999Contemporary con il supporto del Comune e altre istituzioni, Big City Life è entrato nel comprensorio di viale Tor Marancia 63.
Ventidue artisti provenienti da 10 paesi di tutto il mondo in pochi mesi hanno disegnato 22 murales alti 14 metri cambiando la prospettiva delle palazzine. Un progetto partecipato con tutta la cittadinanza, scuole e associazioni grazie a incontri, workshop e laboratori creativi. Non è stato perciò un progetto caduto dall’alto, ma un percorso portato avanti con chi quelle palazzine, quei lotto li vive ogni giorno.
E proprio lì, coinvolgendo tutta la cittadinanza, l’arte è entrata nelle case e gli abitanti hanno adottato gli artisti, portando loro il pranzo e suggerendo prospettive, linee, colori e le loro storie personali che spesso sono state fermate nelle linee degli stessi murales.

I ventidue artisti coinvolti in questo progetto sono il francese Philippe Baudeloque, la romana Mr.Klevra, ritroviamo il romano Diamond, il duo francese Lek & Sowat, il newyorkese Andrew Pisacane aka Gaia, il romano Matteo Basilé, dall’Australia Reka, e ancora, il tedesco Clemens Behr. L’elenco continua con il milanese Moneyless e Alberonero da Lodi, il romano Danilo Bucchi, dalla provincia di Reggio Calabria invece è Domenico Romeo, dagli Stati Uniti SatOne, dal Portogallo Pantonio con i suoi animali marini.
Si arriva poi ai toni caldi dell’australiano Guido Van Helten che nel suoi Io sarò, traspone una fotografia d’archivio che ritrae una giovane donna costretta a lasciare il rione Borgo, vicino San Pietro, per finire a Shanghai, così come veniva anche chiamata la borgata di Tor Marancia. Proseguiamo con il duo inglese Best Ever, l’americano Brad Downey, il portoghese Vihls e l’argentino Franco Fasoli, senza dimenticare l’artista francese Julien Malland aka Seth la cui opera Il bambino redentore è diventata in qualche modo il manifesto di tutto il progetto e per ultimo ricordiamo Caratoes che con Welcome to Shanghai, accoglie chi vuole scoprire questa galleria d’arte a cielo aperto.

Street art a Garbatella e Ostiense

A poche centinaia di metri da Tor Marancia, oltrepassata la via Cristoforo Colombo si entra nel quartiere Garbatella che ha visto il succedersi di molte opere di street art, questo perché gli agenti atmosferici naturalmente cancellano dopo alcuni anni i murales.
Ciò è accaduto per Totti Wolf, realizzato dal duo Sten&Lex in occasione della prima edizione di Outdoor Festival nel 2010. Lo stesso duo però, dopo alcuni anni sulla stessa parete ha realizzato Passaggio, prima opera a Roma ad essere realizzata tramite crowdfunding, nonché uno dei pochi murales sopravvissuto agli anni.

In ogni caso le vie del quartiere sono ricche di opere realizzate spontaneamente da celebri street artist europei, tra cui il francese Christian Guemy aka C215 che ritrae sua figlia Nina, gatti, madonne, senzatetto e giovani innamorati.

Troviamo anche i poster tra sacro e profano del post artist Ex Voto, nelle aree del mercato agricolo di Garbatella e nello spazio chiamato Casetta Rossa. Dal sacro si passa al profano, o meglio al politico con uno dei due centri sociali sorti nel quartiere, le cui pareti, tetto compreso sono coperti da opere di street art che portano la firma di Brogi, Groove, Gojo, Detshorore e Francesco Pogliaghi.
Le ultime opere realizzate in quest’area sono frutto della quarta edizione del Festival Muri Sicuri, terminato poco prima del lockdown di marzo 2020. Flavio Solo e Diamond hanno realizzato Oh my darling Clementine, Luis Gomez de Teran è l’autore Preghiera al tramonto che ricorda la tragedia del terremoto dell’Aquila del 2009, mentre Francesco Pogliaghi ha ritratto Enrico Mancini, partigiano ucciso alle Fosse Ardeatine, ultimo tra gli artisti citati, Jerico con Supernova.

Dal quartiere Garbatella si arriva al quartiere Ostiense anche grazie al nuovo Cavalcavia Settimia Spizzichino, noto come Cavalcavia Ostiense, attraversandolo si possono ammirare le geometrie del murale Behind in front of the Wall del berlinese Clemens Behr, che nel 2014 ha inaugurato il festival Avanguardie Urbane Roma Street Art Festival.

Da qui ci si inoltra nel quartiere Ostiense, nato nei primi decenni del Novecento come zona industriale, periferica e popolare. L’atmosfera post industriale di questa zona è stata la tavolozza perfetta per gli artisti di fama internazionale che sono confluiti nel progetto Ostiense District, iniziato nel 2009.
Tra le opere che hanno ridisegnato strade e angoli del quartiere si ricorda, in via del Porto Fluviale, il murale ecologico più grande d’Europa di Federico Massa, in arte Iena Cruz dal titolo Hunting Pollution. Questa immensa opera dialoga con il murale di Blu che ha trasformata in un arcobaleno multicolore denso di significati, la facciata di un’ex caserma militare, occupata nel 2003 e abitata da 450 persone. Tra gli artisti che hanno animato Ostiense District ricordiamo Agostino Iacurci, Momo ed Axel Void.

Street art a Testaccio

A un passo da Ostiense, il quartiere Testaccio ospita alcune imponenti opere come l’opera dell’artista belga Roa, Jumping Wolf che rappresenta una rivisitazione della lupa capitolina dipinta in bianco e nero, suo tratto distintivo. Un’opera che svetta lungo una parete di 30 metri di altezza di un edificio in prossimità del nuovo mercato di Testaccio e presenta una lupa pronta a saltare per liberarsi dalla stretta che la imprigiona. Negli spazi degli edifici della Città dell’altra economia, gli street artists hanno impreziosito l’area, tra cui si ricorda il lavoro della writer Alice Pasquini che con la sua Ragazzina sognante catalizza lo sguardo al centro del piazzale.

Street srt a Quadraro e Tor Pignattara: M.U.Ro. (Museo Urban di Roma)

Il Quadraro, lo storico quartiere di Roma che si estende fra le vie Tuscolana, Casilina e di Centocelle, la cui origine risale ai primi del Novecento è oggi un quartiere multietnico che accoglie M.U.Ro. (Museo Urban di Roma), progetto di street art che vede l’interazione di ventidue artisti.
L’iniziativa prende vita nel 2010 grazie alla creatività David Diavù Vecchiato e alla collaborazione degli abitanti. L'idea da cui nasce M.U.Ro. è quella di creare un museo a cielo aperto dove l'arte contemporanea possa interagire con la vita quotidiana dei cittadini.
M.U.Ro è un progetto site-specific, ovvero ideato per far relazionare gli artisti con la conformazione e la storia dei luoghi dove creano le proprie opere.
Tra i murales che hanno dato vita a questo museo a cielo aperto non si può non ricordare SQ947 e Galata morente dello stesso Diavù (via Decio Mure). L’opera è stata voluta da Roma Capitale - Municipio VII e vi hanno collaborato i Cor Veleno con la strofa di un brano inedito e Walter Bear Teddy Galindo che ha dipinto il numero 947, ovvero la matricola con cui nel campo di concentramento di Fossoli fu numerato Sisto Quaranta il vero protagonista del murale, deportato il 17 aprile 1944 durante lo storico rastrellamento del Quadraro. Sisto fu uno dei pochi tornati vivi da quella terribile esperienza di cui si fece portavoce fino ai suoi ultimi giorni di vita.

Sempre di Diavù troviamo un omaggio a Totò, Totòbolik a via dei Quintili dove anche Buff Montser ha lasciato il segno con il suo Senza titolo, e a qualche metro più in là Mauro Pallotta stupisce con Esodati. La via accoglie anche l’opera di Daniele Tozzi (Pepsy) intitolata Il codice, e un murale di Veks Van Hillik.

A Largo dei Quintili Camilla Falsini irrompe con Scacco del Re. L’artista irlandese Fin Dac a via degli Ortensi lascia il suo Okurimono (dono in giapponese)  dove riproduce il mondo giapponese delle geishe, filo conduttore delle sue opere, che si intrecciano con elementi della cultura pop e della musica punk.

Lucamaleonte a via Monte del Grano firma Nido di vespe. L'appellativo nido di vespe fu dato al quartiere in senso spregiativo dal comandante Kappler, responsabile dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, che pianificò e condusse il rastrellamento del Quadraro.

Nelle vie limitrofe troviamo le opere di Alessandro Sardella e di Beau Stanton il cui albero, che sboccia da un teschio è ancora una dedica al rastrellamento del 1944. Ron English firma un grande soggetto surreale che non passa inosservato con la sua gigantesca testa da bambino.

Una delle opere simbolo di M.U.Ro. posto nella zona esterna del Tunnel del Quadraro è Il RisucchiAttore di Mr. Thoms. Tra gli altri artisti che hanno collaborato al progetto ricordiamo Marlo Farfan, Gio Pistone, Zelda Bomba, Jim Avignon, Gary Basema, Alice Pasquini, Irene Rinaldi e Alberto Corradi.

Prosecuzione quasi naturale del Quadraro è Torpignattara dove si ramificano le opere di M.U.Ro. Qui, a via Galeazzo Alessi Nicola Verlato emoziona con Hostia. L’opera, rinominata dagli abitanti La Cappella Sistina di Tor Pignattara, è diventata in poco tempo uno dei simboli del quartiere. Il murale è un tributo a Pier Paolo Pasolini, un’opera di dieci metri di altezza e quasi sei di larghezza, che rappresenta l’omicidio del poeta, scrittore e regista, trovato morto la mattina del 2 novembre 1975 sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia. Diavù lascia la sua firma con l’opera 5 Melting Icons (Mario Monicelli, Anna Magnani, Sergio e Franco Citti, Pier Paolo Pasolini) all’entrata dell’ex cinema Impero. Davanti al civico 913 di via Prenestina non passa inosservato uno dei più alti murales di Roma, Coffé Break del duo polacco Etam Cru (Bezt e Sainer). L’opera mostra un uomo che esce da un bidone della spazzatura con un caffè in mano.
E’ doveroso soffermarsi sul civico 913 di via Prenestina, qui nel marzo del 2009 inizia la storia del M.A.A.M. ovvero Museo dell’altro e dell’altrove di Metropoliz, negli spazi abbandonati dell’ex stabilimento del salumificio Fiorucci. In quell’anno questi edifici fatiscenti vengono occupati da famiglie in difficoltà e poi un giorno del 2012 arriva Giorgio De Finis, antropologo, artista e regista, accompagnato dal collega film maker Fabrizio Boni. Così grazie a loro e agli artisti che li hanno seguiti inizia un immenso progetto dove arte e sociale confluiscono cambiando le sorti di quest’area. Tra bambini che giocano e panni stesi si passa da un’opera di Lucamaleonte, Hogre e Gian Maria Tosatti solo per citarne alcuni. E anche qui, gli abitanti sono stati parte integrante dei progetti aiutando materialmente alla realizzazione delle opere e contribuendo alla metamorfosi di questo luogo altrimenti destinato all’abbandono.

Street art a Quarto Miglio: M.U.Ro. (Museo Urban di Roma)

Vicino alla via Appia Nuova, a un passo dalle Capannelle e dal Parco degli acquedotti, troviamo Quarto Miglio, il cui nome indica esattamente la distanza dal Campidoglio, punto di riferimento per tutte le strade dell’Impero romano. E proprio all’Impero romano si rifà Beau Stanton, street artist americano, che propone come immagine di ingresso al Mercato Menofilo di Roma (dal lato di via Lagonegro) una figura del mito di Esculapio/Asclepio, di cui una rappresentazione è nella vicina Villa dei Quintili. Sempre al Mercato Menofilo, entrata via Langonegro, Lucamaleonte presenta Mucchio di capre, che come lui stesso afferma «chiude concettualmente il trittico sulla street art iniziato due anni fa sui muri del museo Macro, con il mucchio di fagiani, continuato con il mucchio di sciacalli esposto alla mia ultima mostra personale a Milano».

Diavù firma Appia e Latina, ovvero la via Appia e la via Latina raffigurate simbolicamente come due donne contrapposte in un abbraccio-scontro.
Sempre su una delle pareti del Marcato Menofilo, Jim Avignon lascia Smoke of memory, un omaggio a De Chirico. L’opera Verso l’urbe realizzata dalla collaborazione tra Jim Avignon & David Diavù Vecchiato, racconta il viaggio di diversi personaggi di oggi che migrano dall'Agro Romano verso la città metropolitana di Roma.

Street art a Pigneto

Tra la Prenestina e la Casilina, non lontano da Torpignattara e dalla Stazione Termini, si insinua il Pigneto con la sua forma triangolare. Una borgata dove la povertà è stata per decenni la sua nota distintiva e forse proprio per questo, per la sua spontaneità e popolarità era uno dei luoghi preferiti da Pier Paolo Pasolini, che qui a via Fanfulla da Lodi girò nel 1961 il film Accattone

La piccola via Fanfulla si anima così di ben tre opere dedicate a Pier Paolo Pasolini: Mr. Klevra dipinge su una grande parete ceca un volto di donna dove due grandi occhi celesti vengono incorniciati da un velo rosso poggiato sul capo, è Margherita Caruso interprete della Madonna nel film Il Vangelo secondo Matteo (1964). Esattamente sul lato opposto troviamo il lavoro di Maupal, in cui ritrae l’occhio di Pasolini che sembra scrutare chiunque percorri la via. Un po’ più avanti, Omino 71 ha dipinto il volto di Pasolini con una maschera da supereroe dove sulla fronte riporta la scritta Io so i nomi, che sicuramente si rifà all’articolo Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe, scritto dallo stesso Pasolini e pubblicato il 14 novembre del 1974 sul Corriere della Sera. 

L’omaggio a Pasolini si alterna a murales dove vita quotidiana, sogno e storia si fondono con armonica vivacità, come l’opera di Solo in cui omaggia i suoi genitori con il ritratto di due giovani, innamorati, quasi due supereroi di una pubblicità americana anni ’60.

Andrea Cardia, nato e cresciuto al Pigneto, realizza un grande murale dal titolo Il muro era vuoto, in cui racconta la vita che si svolge nel quartiere Pigneto, la sua storia e le sue icone. Qui il quartiere si fonde con la storia mondiale in un lungo racconto fatto di immagini e colori.

Il polacco M-City firma nel 2014, Beautiful Crash, un paesaggio fatto di fabbriche, fumo e bulloni dando così vita ad un mostro meccanico. Tra gli altri artisti che hanno contribuito a rivitalizzare il Pigneto ricordiamo Jacopo Ceccarelli aka 2501, Carlos Atoche, Alice Pasquini, Luca Zamock e Dulk.

Street art a San Basilio: SanBa

Un altro dei quartieri popolari che ha visto cambiare le proprie sorti con gli interventi di street art è San Basilio nella zone Nord-Est di Roma a ridosso del Gra. Anche qui i lotti del quartiere sono stati oggetto di un restyling e di una rigenerazione grazie al progetto SanBa, pensato per spazi dimenticati a cui offrire un nuovo destino urbano e perciò sociale, culturale e generazionale. 

Al progetto hanno lavorato Agostino Iacurci e Liqen che nella primavera del 2014 hanno dato vita a un percorso di riqualificazione del quartiere, veicolato da grandi interventi sui muri delle palazzine. Opere immense dove, colori, storie e sogni hanno regalato nuove visioni e prospettive. Ma SanBa è andata avanti e oltre ai due artisti citati, dopo alcuni anni, ha affidato all’artista romano Hitnes sei muri tutti affacciati su una piazzetta in disuso e senza nome. E anche qui i cittadini sono stati parte integrante del progetto. Infatti le loro idee, le loro storie e i loro bisogni sono confluiti nelle esplosioni visionarie dove Hitnes ha lasciato la sua firma. Ed è fantastico percorrere anche questi lotti come si percorrono le gallerie di un museo.

Street art: scalinate e non solo

Molte scalinate di Roma, spesso dimenticate e abbandonate, si trasformano grazie al progetto Popstairs dove Diavù disegna i volti del cinema da Ingrid Bergman in via Fiamignano, Michéle Mercier a Corso Francia ed Elena Sofia Ricci in via Ugo Bassi. L’ultimo intervento è stato il doppio murale sulla scalinata del nuovo Mercato Andrea Doria (quartiere Prati) dove l’artista propone due volti dell’immensa Anna Magnani, prima ritratta sorridente con un gatto in braccio, poi sognante mentre abbraccia un cane.

Per il progetto Forgotten, l’artista portoghese Daniel Eime disegna Taglio sul muro laterale delMercato di via Guido Reni nel quartiere Flaminio. Il titolo dell’opera rimanda a un’espressione molto usata nei mercati e allo stesso tempo alla tecnica e alla composizione del murale. L’artista presenta infatti un’anziana venditrice omaggiando così gli operatori del mercato.

A Roma er pupone ovvero Francesco Totti diventa inevitabilmente oggetto di interventi di street art e tra questi ricordiamo quello firmato da Lucamaleonte sui tre piani della facciata della scuola media Giovanni Pascoli nel cuore del quartiere San Giovanni, in via Sibari a pochi passi da via Gallia e via Ventulonia dove Totti è nato e cresciuto. 

Nel quartiere Monti un murale che ritrae il capitano, meta di pellegrinaggio è stato purtroppo più volte sfregiato da atti vandalici e più volte rimesso a nuovo dagli abitanti. A Porta Metronia, Totti è ritratto di schiena dove il numero 10 spicca sulla maglietta e la scritta «A difesa di un amore eterno» esterna l’amore di una città per il suo capitano.

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