Gigi Proietti: i funerali in una Roma inconsueta

Gigi Proietti: i funerali in una Roma inconsueta

Attualità Roma Venerdì 6 novembre 2020

© Alessandra Pistolese
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Roma - I funerali di Gigi Proietti trasmessi in TV giovedì 5 ottobre 2020 ci riportano un’immagine inconsueta di Roma. Il corteo funebre attraversa strade quasi deserte e il silenzio sembra una colonna sonora mai ascoltata, rotta solo dai lontani applausi.

Una Roma silenziosa, accorta, quasi e stranamente garbata che, alle ore 11, ha cercato di farsi spazio verso piazza del Popolo per scrutare da lontano l’ingresso della Chiesa degli artisti. C’era chi cercava di salire per il Pincio - da lì avrebbe voluto osservare il corteo e attendere composto l’uscita del feretro -, c’era chi, con una rosa in mano, in silenzio dietro le transenne, attendeva non si sa cosa. C’era chi piangeva. Chi ingenuamente chiedeva alle forze dell’ordine di poter oltrepassare i varchi per lasciare il suo piccolo mazzo di fiori chiuso da un biglietto.

C’era la folla di Roma, c’era il popolo che usciva da ogni battuta di Gigi, sì, perché tutti oggi lo chiamavano Gigi. Strano, neanche fosse un parente, un amico o il vicino di casa, quello che «te fa fà un sacco de risate». Gigi Proietti era uno di casa, quello che ci ha fatto ridere a crepapelle quando ne avevamo bisogno, che rendeva poetico ogni vaffa detto con garbo e con quella romanità che tanto ci manca.

Ma alle ore 12, mentre anche io cercavo un varco, alzando gli occhi ho visto le lancette dell’orologio di via del Babuino incontrarsi e abbracciarsi; in quel momento dalla Chiesa degli artisti le campane hanno suonato il loro sciagurato rintocco e le persone, una a una, si sono fermate, per rendere il loro ultimo saluto. Uno sguardo, una lacrima che correva veloce tra gli occhiali e la mascherina, un sospiro, un segno della croce e un applauso.

Era tutto un brulicare di persone che dallo smartphone seguivano in diretta la cerimonia funebre, e questo mi ha strappato un sorriso, perché sembrava di rivivere gli anni della Febbre da cavallo, quando la domenica si stava con l’orecchio appiccicato alle radioline passeggiando per il Pincio.

Oggi, per quelle vie del centro di Roma, l’atmosfera rarefatta e confusa emozionava chi si trovava a passare di lì e non sapeva che quella piazza era chiusa per i funerali di Gigi Proietti.
Ma la cosa più commovente era che tutti, in macchina, in motorino, in bicicletta o a piedi, passando per piazzale Flaminio si voltavano verso piazza del Popolo e, appena il feretro è uscito dalla chiesa, i clacson hanno iniziato a suonare all'unisono, gli applausi a riempire la piazza e le vie limitrofe e i passanti, come se fossero stati diretti da un invisibile direttore d’orchestra, a un certo punto hanno salutato il maestro con un Ciao Gigi.

Roma salutato Gigi Proietti a modo suo, ha rispettato per quanto ha potuto le regole anti Covid, ma il suo abbraccio era un abbraccio de core e chi era lì e ha percorso quelle vie l’ha sentito tutto.

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