Piazza Trilussa e piazza Belli: a Trastevere le piazze della movida - Roma

Cultura Roma Martedì 22 ottobre 2019

Piazza Trilussa e piazza Belli: a Trastevere le piazze della movida

© Michela Micheli

Roma - Storia e leggende, magia e libertà. È questa l'atmosfera che regna a Roma, nel rione di Trastevere. A fare da cornice a Trastevere, denominato core de Roma, sono le due leggendarie piazze dedicate a Gioachino Belli e a Carlo Alberto Salustri - che assume Trilussa come nome d'arte -, poeti immortali.

Oggi piazza Belli e piazza Trilussa sono veri e propri punti di ritrovo dei giovani: la movida romana vede il suo cuore a Trastevere: di sera i giovani romani si ritrovano in piazza Trilussa e pizza Belli per un aperitivo e poi per fare serata nel quartiere.

Occorre attraversare Ponte Garibaldi per arrivare alla piazza che deve il nome al poeta dialettale di Roma Giuseppe Gioachino Belli. Immersa nel verde, tra fiori e piante, piazza Belli diventa tale nel 1910, quando Ferdinando Martini, Domenico Gnoli e  Leone Caetani propongono al sindaco Ernesto Nathan di erigere una piazza dedicata al grande poeta. Cilindro, cappello e bastone in ferro: la statua di Gioachino Belli, accanto alla scritta Al suo poeta G. G. Belli il popolo di Roma MCMXIII, campeggia sull'imponente monumento in marmo edificato dallo scultore Michele Tripisciano e inaugurato il 4 maggio 1913. Da notare i rilievi: in basso è raffigurato il fiume Tevere, con la lupa e i gemelli, mentre sulla facciata posteriore un gruppo di popolani intorno alla caratteristica statua di Pasquino. Ai lati del monumento, infine, vi sono due piccole fontane gemelle, formate da una vasca in marmo.

Una statua bronzea realizzata da Lorenzo Ferri affiancata dalla poesia All'ombra: è così caratterizzato il monumento commemorativo del poeta romanesco Trilussa, situato nell'omonima piazza di Trastevere. Piazza Trilussa sorge di fronte a Ponte Sisto, fra Lungotevere della Farnesina e Lungotevere Raffaello Sanzio, e racchiude in sé un prezioso gioiello: l'affascinante fontana commissionata da papa Paolo V Borghese, in marmo travertino e cortina in laterizio. Costituita da una nicchia a botte, due colonne ioniche, l'epigrafe Paulus V pont max aquam munificentia sua in summmun ianiculum perductam citra tiberim usui deducendam anno domini MDCXIII pontificatus octavo, e in cima lo stemma di Paolo V Borghese, la fontana, ubicata in via Giulia, fu costruita nel 1613 dal fiammingo Giovanni Vasanzio con l’aiuto di Giovanni Fontana.

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