Food Roma Venerdì 19 luglio 2019

Grattachecca: da Sora Maria a Sora Mirella. Dove mangiarla a Roma

La grattachecca di Sora Maria
© facebook.com/LaSoraMariaDal1933/photos

Roma - Il caldo sta mettendo a dura prova romani e turisti. Ma a Roma l'estate e la calura hanno un nome preciso e questo è la Grattachecca.

Prima di ogni gelato, prima di ogni granita a Roma c’è la Grattachecca. Sicuramente dai primi decenni del Novecento la Grattachecca iniziò ad alleviare le calde serate romane, caldo che a quel tempo era allietato dal Ponentino, il tipico vento che da ponente rinfrescava dal tardo pomeriggio i vicoli e le periferie di Roma. Infatti chi è un po’ avanti con l’età non può non ricordare le signore anziane che, dopo una certa ora, prendevano le sedie e si mettevano fuori dai portoni a parlottare con gli immancabili ventagli in mano.

Fino a poco tempo fa le trovavi in via dei Coronari, via Giulia, nel Ghetto e forse lì qualcuna la trovi ancora, a Trastevere, ma anche al Pigneto, al Quadraro, a San Giovanni, al Tufello, nelle parti più popolari di Monteverde, alla Garbatella, nei cortili del Flaminio, di Testaccio, San Saba, San Lorenzo, a Prati, insomma era una scena unica che faceva parte di quella Romanità - e scusate se lo scrivo con la maiuscola - che oramai è difficile trovare. Quella Romanità che aveva i suoi sapori, odori, suoni e colori che hanno fatto parte della vita di molti romani, quasi uno stemma che è difficile spiegare. Ogni città ha il suo, Roma aveva questa teatralità corale che era una vera poesia.

La Grattachecca non è la granita, è molto di più; è una poesia, appunto, che viene fuori da un cubo di ghiaccio grattato a mano con l’apposito attrezzo chiamato piallino, e che in un bicchiere fino a poco tempo fa di vetro a forma di boccale - ora è di plastica, più o meno grande - viene condito con cascate di sciroppo e spesso abbellito con pezzi di cocco o frutta varia.

Ogni quartiere aveva il suo grattacheccaro: a Ponte Milvio c’era Rocco er Grattacheccaro, a quanto pare conosciuto in tutta Roma per le sue insuperabili grattachecche dove, tra sciroppi di mandarino, menta, amarena, sambuco, spuntava anche il maraschino e pezzi generosi di cocco e limone: una delizia da assaporare sui parapetti di Ponte Milvio per i pischelli dell’epoca, o sul ciglio della strada comodamente seduti sulle seggiole pieghevoli portate lì per l’occasione. Mi dicono che Rocco er Grattacheccaro aveva er chioschetto proprio dopo il ponte e poi, negli anni '60, venne spostato dall’altra parte della strada adiacente a piazza di Ponte Milvio, e a quel punto iniziò a vendere anche fette di cocomero, altra caratteristica dell’estate romana.

Poi, negli anni ’70, cambiò gestione e ora Rocco er Grattacheccaro non c’è più. Lo vedo però nelle parole di queste persone a cui, quando parlano di Rocco, brillano gli occhi mentre descrivono e mi fanno assaporare quelle prelibatezze che forse ho assaggiato da piccolissima, ma che non riesco proprio a ricordare.

Invece ancora adesso assaporo con delizia le grattachecche di Sora Maria, all’inizio di via Trionfale (aperto dalle ore 21 circa), proprio al confine con il quartiere Prati. Sora Maria ha un chioschetto piccolo vicino al Mercato dei Fiori, che è lì dal 1933, tramandato di generazione in generazione. Una via defilata, un po’ dietro tutto, ma che nei mesi estivi si anima di giovani  - e non solo - disposti a fare un bel po’ di fila prima di arrivare a scegliere la propria grattachecca, poggiarsi su una macchina e fare quattro chiacchiere con gli amici mentre spesso lo sciroppo cola, macchiando inevitabilmente i vestiti.

Sora Maria è la tipica tappa della notte prima degli esami, prima della maturità o degli esami estivi all’università. Sono quei cinque minuti di ghiaccio sciroppato che riempiono il palato e gelano le tempie. È la risata di Sora Maria che, tra uno sciroppo e l’altro, ha anche il tempo di fare battute ai suoi nipoti intenti a grattare il ghiaccio o a mescere sciroppi e ai pischelli di oggi, un po’ imbranati, che stentano a scegliere un gusto con prontezza. Al chioschetto della Sora Maria i gusti non sono molti, dato che sono quelli che si tramandano dal 1933: pochi, ma buoni.

La Grattachecca è la risata spensierata che spezza l'afa estiva. È quel momento goliardico che ritroviamo da Sora Mirella, sul lungotevere degli Anguillara, angolo Ponte Cestio, dove i turisti scoprono una delle prelibatezze romane. È il ghiaccio che si scioglie tra le dita, che viene colorato dagli sciroppi impreziositi dalla frutta fresca, perché fresca deve essere, altrimenti non è la vera Grattachecca. È quella frazione di secondo in cui ti senti dire: a morè, che gusto ce voi dentro? È un ricordo, una malinconia dolce che ha il sapore amaro di una Roma pasoliniana che ogni tanto fa capolino qua e là, negli angoli di una città che sta perdendo purtroppo la sua preziosa identità.

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