Festival I Giardini della Filarmonica: estate 2019 tra musica dal mondo e stupore - Roma

Festival I Giardini della Filarmonica: estate 2019 tra musica dal mondo e stupore

Musica Roma Venerdì 21 giugno 2019

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Roma - Il cancello dei Giardini della Filarmonica quest’estate si apre nuovamente per ospitare l’edizione 2019 del Festival estivo dell’Accademia Filarmonica Romana. Quest’anno il Festival, che ha inizio il 26 giugno per terminare il 6 luglio, è dedicato a una delle sensazioni sempre più rare, ovvero lo Stupore. Come sottolinea Andrea Lucchesini, direttore artistico della Filarmonica Romana, nulla più ci sorprende, e proprio per invertire questo processo, Stupore vuole essere un invito a riflette e a non dare nulla per scontato. Un’occasione per condividere diverse culture e generi musicali.

Già i Giardini della Filarmonica di per sé sono una sorpresa: nel cuore della città un’oasi verde, completamente protetta dal vicinissimo caos di via Flaminia e piazza del Popolo. Poi di notte questo verdeggiante giardino diventa una tra le più suggestive scenografie a cielo aperto della città.

11 giorni intensi tra concerti, incontri e mostre, grazie anche alla stretta collaborazione con le ambasciate e gli istituti di cultura che quest’anno si arricchiscono della partecipazione di Columbia, Irlanda e Usa.

In questo fitto programma tra i motivi di stupore troviamo i giovani talenti musicali che negli ultimi anni raggiungono altissimi livelli a età sorprendenti, come Teo Gertler, 11 anni da poco, enfant prodige slovacco che con il suo violino apre il festival il 26 giugno. A lui si affianca un’altra giovane promessa, il ventiduenne pianista italiano Antonio Gomena e la giovane formazione Jihye Lee Jazz Quartet (ore 21.30), che intreccia note jazz con armonie coreane.

Tra i giovanissimi prodigi di questa edizione de I Giardini della Filarmonica si potrà ascoltare (2 luglio, ore 20) la pianista siciliana Carlotta Maestrini, classe 2005, e il duo formato dalla violoncellista quindicenne Maria Salvatori e dalla pianista sedicenne Rosamaria Macaluso (4 luglio, ore 20).

Lo spazio dedicato ai Giovani Prodigi vede tra gli ospiti la JuniOrchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Simone Genuini. Il 27 giugno è dedicato alla cultura persiana e all’Iran, paese ospite ormai da molti anni. La serata inizia con la poetessa Forough Farrokhzād, che presenta la raccolta di poesie È solo la voce che resta. Durante l’incontro verranno lette alcune poesie della Farrokhzād, in italiano, dall’attrice Magali Steindler e in persiano da Parisa Nazari, accompagnate dal musicista Ali Ghassemieh.

Alle 20 salgono sul palco la cantante Mahsa Marashi e i fratelli Mohsenipour, impegnati in musica tradizionale persiana. L’esibizione della cantante Mahsa Marashi è un momento particolarmente emozionante non solo per la sua incantevole voce, ma soprattutto per il fatto che in Iran le donne non possono esibirsi in pubblico. Termina la serata il concerto Echi dell’antica Persia, dove l’antichissima musica Lori viene suonata con strumenti del IV secolo ac.

Il 28 giugno è la volta del concerto multimediale One voice, two lands, progetto dell’Università di Tor Vergata in collaborazione con il dipartimento di Danza e Performing Arts dell’Università di Irvine (California). Un concerto multimediale che lega tecnologie definite all’avanguardia con lavori proposti da diverse università statunitensi, come sottolinea il responsabile del progetto Riccardo Santoboni. Stiamo di fronte a una rilettura di alcuni stilemi della tradizione statunitense rivisti con gli occhi di oggi. Uno spettacolo dove lo stupore sarà il file rouge principale, dato anche i danzatori verranno ripresi dal live video in tempo reale con un’interessante rielaborazione dell’immagine modificata dal suono e viceversa.

La serata del 29 giugno è dedicata al Bel Canto con un viaggio in alcuni delle celebri pagine operistiche del Settecento e primo Ottocento, fra arie e duetti, ne saranno protagonisti il soprano Eleonora Contucci e il baritono Umberto Chiummo, accompagnati al pianoforte da Antonio Di Marco. La serata termina (ore 21.30) con l’emozione dei tamburi giapponesi di Munedaiko, giovane formazione nata nel 2014 per volontà del percussionista Mugen Yahiro.

Per la prima volta ospite dei Giardini della Filarmonica è l’Irlanda, con la poliedrica violoncellista Naomi Berrill, che canta e suona melodie folk irlandesi (30 giugno, ore 20). A seguire, nella stessa serata, Frammenti con Extradiction, nuova realtà musicale ideata dal compositore e chitarrista Marco Sinopoli. Un progetto di sintesi tra l’improvvisazione jazz e la musica composta.

Il primo luglio un altro nuovo Paese ospite, la Colombia, con  l’Orquesta Filarmónica de Medellín (Filarmed), una tra le più importanti del paese, che presenta un programma per gran parte di musica dei principali compositori colombiani attivi nel Novecento che hanno attinto nelle loro musiche al ricco patrimonio folklorico colombiano.

Una serata omaggio a Michele dall’Ongaro è quella del 3 luglio, con la direzione di Erasmo Gaudiomonte. In questo omaggio dall’Ongaro rivisita una delle più celebri opere verdiane, con Gilda, mia Gilda (per non dire Il Rigoletto), melologo del 2001 per voce recitante – Alfonso Veneroso - e quintetto d’archi - Quartetto Henao con Antonio Sciancalepore contrabbasso, su testo di Vittorio Sermonti.

Il 4 luglio, alle 21.30, torna l’India nell’ambito del SummerMela Festival con Hindustani Trio, che presenta un variegato repertorio di stili dal classico khayal, per passare al tarana, thumri e bhajan.

Altro nuovo paese presente ai Giardini della Filarmonica è la Bulgaria con il pianista Ivan Donchev, che farà conoscere uno dei maggiori compositori bulgari Pancho Vladigerov di cui si festeggiano i 120 anni dalla nascita. La giornata prosegue con un omaggio agli Stati Uniti d’America e un approfondimento sui diritti civili con una performance che prende il nome I diritti degli altri, riprendendo una frase di Pier Paolo Pasoli I diritti civili sono in sostanza i diritti degli altri. Le letture sono affidate all’attore David Riondino, che si alterna alle trame musicali del duo formato dal clarinettista Gabriele Mirabassi e il giovane pianista Enrico Zanisi.

La serata del 6 luglio inizia con il trio Tupa Ruja, che presenta il nuovo disco In questo viaggio. Il trio, composto da Martina Lupi al canto, flauti e organetti indiani, Alessandro Gwis al pianoforte ed elettronica e Fabio Gagliardi al didgeridoo e percussioni, nasce nel 2006 muovendosi nel panorama della musica etnico-sperimentale. Chiude il festival la voce di Raffaella Misiti con il concerto ‘s Wonferful.

Con Pino Perris al pianoforte, Alessandro Tomei ai fiati, Aldo Perris al contrabbasso e Francesco De Rubeis alla batteria, Raffaella Misiti riprende il problema della migrazione e con essa la migrazione della musica che dal vecchio continente circa un secolo fa ha attraversato le Americhe. Un concerto che racconta con musica e narrazione la meraviglia e lo stupore dell’incontro tra quei nuovi sguardi e quelle nuove sonorità.

Sulla scia della meraviglia e dello stupore che genera l’incontro di nuove culture e realtà è stato scelto l’angolo ristoro che quest’anno è affidato a Hummustown. Un’iniziativa nata da due sorelle siriane con l’intento preciso di far conoscere il cibo e la cultura siriana nel mondo aiutando i rifugiati a Roma ad ottenere una propria indipendenza economica offrendo loro un’opportunità lavorativa dignitosa e gratificante.

Una 11 giorni in cui ci si augura che lo stupore possa prendere la forma dell’incanto.

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