Outdoor Roma Venerdì 14 giugno 2019

Visita al quartiere Coppedè di Roma: dai Beatles a Dario Argento

© Michela Micheli
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Roma - Nel cuore di Roma nord, a pochi passi da Villa Borghese, sorge un luogo senza tempo: il quartiere Coppedè. Progettato e costruito dal genio dell’architettura Gino Coppedè, l’omonimo quartiere, con i suoi 18 palazzi e 27 villini, non smette di affascinare.

L'architetto, scultore e decoratore Gino Coppedè realizza, nel periodo che va dal 1918 al 1926, un posto incantato, quasi fiabesco, unico nel suo genere, in cui arte, architettura e cinema si fondono, diventando una cosa sola.

Quando domandi ai romani che strada bisogna fare per arrivare al quartiere Coppedè, rispondono tutti  inevitabilmente con lo stesso entusiasmante sorriso. Già, perché è questo che lo stravagante quartiere romano in stile liberty, art decò, barocco, gotico e medievale suscita: felicità.

Situato nel quartiere Trieste, (Nomentana), il quartiere Coppedè è un insieme di edifici che si estendono da piazza Buenos Aires a via Tagliamento. È il grande arco monumentale che unisce i palazzi degli ambasciatori, sito in via Dora, ad accogliere i turisti curiosi, che in ogni periodo dell’anno popolano il quartiere.

Nella facciata esterna dell'arco con il mascherone al centro c’è la Madonna con il Bambino e sulla destra una fontana, un tempo piena di pesci rossi. Sotto l’arco, incastrato nel soffitto, fa capolino un enorme lampadario in ferro battuto. Una volta superato l’imponente arco si arriva in piazza Mincio, cuore pulsante del quartiere. Al centro della piazza sorge la celeberrima fontana delle rane, in cemento, ornata da otto simpatiche rane in procinto di saltare.

È proprio in questa fontana che i Beatles fecero il bagno dopo essersi esibiti al Piper, discoteca romana che si trova no lontano da lì. Nella stessa piazza, tra silenzio e tranquillità, emergono i due maestosi edifici simbolo del quartiere: il Villino delle fate e il Palazzo del ragno. I tre edifici che compongono il Villino delle fate, in terracotta, laterizio, vetro, legno, travertino, marmo e ferro battuto, rendono omaggio alle città di Roma, Venezia e Firenze.

Le rispettive pareti sono decorate con il Leone di San Marco, la Lupa, Romolo e Remo, Dante, Petrarca e la scritta Fiorenza sei bella. Il Palazzo del ragno, che Gino Coppedè costruì nel 1920 ispirandosi alla scenografia del film muto Cabiria, prende il nome dal grande ragno che è personificazione dell’operosità e che è posizionato sul portone d’ingresso del palazzo. Nella loggia del balcone del Palazzo del ragno, vi è un dipinto raffigurante un cavaliere tra due grifoni e la scritta Labor.

Il quartiere Coppedè è anche sede di alcune importanti ambasciate, come quella russa, posizionata all’interno di un villino dal fregio decorato con immagini della Grecia antica, l’ambasciata del Sudafrica, del Marocco e della Bolivia. Perla architettonica capitolina, il quartiere Coppedè profuma di cinema: il regista Dario Argento lo scelse per girare alcune scene dei suoi film colossal: L’uccello dalle piume di Cristallo e Inferno.

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